Ramelli, Brasili e tutti gli altri
Il 3 agosto scorso il Sindaco di Verbania, forse pensando che nel periodo agostano potesse passar sotto silenzio, ha emanato una delibera per intitolare il Lungolago di Intra a Sergio Ramelli. Luogo già dedicato ai Marinai d’Italia e nella memoria cittadina ricordato per il corteo dei 43 partigiani costretti a sfilare prima di esser trucidati a Fondotoce.
Ne è subito seguita un’ampia mobilitazione, un dibattito riportato dalla stampa locale, una raccolta di firme contrarie alla nuova intitolazione e molteplici iniziative coordinate dall’ANPI[1] e sfociate nella grande manifestazione del 27 settembre.
Quello che segue è il mio contributo di riflessioni e ricordi pubblicato il 10 settembre sul settimanale EcoRisveglio. Visto che la vicenda ha travalicato l’ambito locale, lo ripubblico qui con allegata una documentazione, di necessità parziale, degli articoli, prese di posizione ed iniziative.
Lettera aperta ai cittadini verbanesi *
Provo a sintetizzare alcune considerazioni sulla Intitolazione del Lungolago di Intra tenendo conto del dibattito ampio e della mobilitazione che danno il segno di una vitalità democratica verbanese che su altre tematiche pur cruciali (es. ospedale) non si era manifestata con questa intensità. Mi pare che il nervo che è venuto allo scoperto abbia a che fare con la nostra identità cittadina. Chi siamo, come ci vediamo e, soprattutto, come vorremmo ci vedano gli altri. Significativo che l’iniziativa contestata sia partita da un sindaco non originario di Verbania.
L’introduzione della violenza come metodo sistematico di lotta politica ha una origine storica precisa: squadrismo e fascismo, nati in Italia e dilagati nel secolo scorso in Europa e nel resto del mondo sia nel metodo (aggressioni sistematiche ad avversari singoli) e nelle forme (una divisa incentrata soprattutto sul colore della camicia: nera, bruna ma anche verde in Egitto, blu in Cina, arancione in Sud Africa, oro in Messico ecc. …). L’aggressione vigliacca di una “squadra” contro un singolo avversario politico.
Terrorismo, Anni di piombo, anni di sangue, ecc. La dizione giusta è ricordata in due belle lettere di Bobo Bolognesi all’attuale sindaco e all’ex sindaco Zacchera richiamando la legge n. 56 del 4 maggio 2007. All’art. 1 recita: “La Repubblica riconosce il 9 maggio, anniversario dell’uccisione di Aldo Moro, quale «Giorno della memoria», al fine di ricordare tutte le vittime del terrorismo, interno e internazionale, e delle stragi di tale matrice.” Di quel maggio 1978 ricordo la scelta degli studenti del Cobianchi, di sinistra e non, di aderire alla manifestazione di cordoglio che ha percorso silenziosa le vie della città. Una città unita poi nella intitolazione ad Aldo Moro di quella che tutti chiamavamo Piazza delle Banche.
Quando inizia la stagione del terrorismo? A Brescia vi è un “Memoriale vittime del terrorismo” che porta con percorso pedonale dal Castello sovrastante sino a Piazza della Loggia con incisi su pietra calpestabile episodi e nomi: la prima a ridosso del Castello è dedicata a Portella della Ginestra (1° maggio 1947). Si può anche ricordare lo studente Paolo Rossi, giovane militante socialista aggredito negli scontri all’Università di Roma e morto precipitando dalle scale il 27 aprile 1966. I più comunque ne individuano il tragico inizio con la bomba di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969. Quindici anni che si concluderebbero con la seconda bomba a San Benedetto Val di Sambro sul Rapido 904 del 23 dicembre 1984 (la prima, sull’Italicus, il 3-4 agosto 1974).
Ramelli e gli altri. Tra i tantissimi testi dedicati a quegli anni di sangue faccio riferimento a Il rosso e il nero. Repertorio ragionato del terrorismo italiano. Al periodo 1969-1984 dedica un capitolo di 128 pagine (143-270) in cu riporta in modo asettico, senza commenti tutti gli episodi di sangue di quegli anni. Alla aggressione a Sergio Ramelli (13 marzo 1975) sono dedicate quattro righe a pag. 187. Nella pagina successiva alla data 16 aprile in sette righe vengono ricordati Claudio Varalli ucciso dal neofascista Braggion e Giannino Zibecchi travolto e ucciso da una camionetta dei Carabinieri. Ancora una pagina e, rimanendo a Milano, in data 25 maggio due righe sono dedicate ad Alberto Brasili “circondato, accoltellato e ucciso da un gruppo di neofascisti.” E mi fermo qui.
Una deriva tragica. Ho frequentato la Statale di Milano, borsista all’Istituto di Filosofia, sino al 1973/74 e ho osservato con preoccupazione il costituirsi, rafforzarsi, sino a diventare veri e propri corpi separati, dei “servizi d’ordine” nati come strumenti temporanei di difesa nelle manifestazioni. Dalla Casa dello Studente del Politecnico, militarmente occupata da Lotta Comunista, ai servizi d’ordine del Movimento studentesco della Statale (i Katanga), Marxisti leninisti vari, Lotta Continua a quello, appunto di Avanguardia operaia. Corpi separati militarizzati che ricalcavano modalità squadriste, spesso partecipi di scontri anche fra loro. Avanguardia Operaia non era gruppo terrorista, semmai operaista, ma la deriva del suo servizio d’ordine, oltre all’omicidio di Ramelli, portò alcuni suoi aderenti (come per gruppi analoghi) a confluire nel terrorismo, nello specifico in Prima Linea. Nel 1977 la direzione di Ao sciolse definitivamente il proprio servizio d’ordine.
Perché Ramelli? La vicenda è nota come gli eventi successivi alla sua aggressione e la sua morte dopo 47 giorni. Fu il periodo di più acceso scontro a Milano ed ebbe ampio risalto mediatico. Dodici anni dopo il processo ai responsabili dell’aggressione e della morte. Sergio Ramelli era militante del Fronte della Gioventù organizzazione collegata al MSI di Almirante ma spesso con posizioni critiche e più radicali rispetto al partito. Sergio vi militava, partecipava alle affissioni abusive di propaganda e ne era referente presso la sua scuola (l’Itis Molinari) ove preponderanti erano i movimenti di sinistra; non risulta abbia partecipato ad azioni violente ma il Fronte non era affatto estraneo al clima di violenza a Milano di quegli anni. Certe zone erano presidiate militarmente dall’estrema destra e chiunque fosse di sinistra, o apparisse tale, doveva stare alla larga da Piazza San Babila. Qui mi pare il significato della mitizzazione di Ramelli: un esponente esplicitamente di estrema destra vittima della violenza della sinistra come icona atta a sdoganare fascismo e neofascismo più estremi. Da qui la corsa alle intestazioni e ai ricorrenti cerimoniali nostalgici dedicati al Camerata Ramelli.
Alberto Brasili. Bene ha fatto Bruno Lo Duca a ricordare questa vicenda. Studente lavoratore di 19 anni, il 25 maggio passeggiava in Via Mascagni, non lontano da S. Babila, con la fidanzata Lucia Corna. Non era esponente di nessuna organizzazione né si occupava direttamente di politica, le sue preoccupazioni erano altre: completare gli studi e sposarsi con Lucia cui era legato da tre anni. Di sera vengono aggrediti con coltelli alle spalle da una squadra fascista di cinque elementi. Lui muore: uno dei fendenti ha raggiunto il cuore. Lei, nonostante le molte ferite, riesce a sopravvivere e a contribuire all’arresto dei responsabili. Il capo squadra Antonio Bega e la sua spalla Pietro Croce sono noti esponenti del Fronte della Gioventù, la stessa organizzazione del Camerata Ramelli. Gli altri tre neofascisti un esponente della Milano bene, un aspirante paracadutista e un minorenne che dopo un anno al Beccaria riuscì a darsi alla latitanza. Su questa vicenda Carlo Lizzani nel 1976 ha realizzato il film San Babila ore 20. Un delitto inutile. Dopodiché vicenda dimenticata. Eppure se proprio si vuol ricordare il clima di violenza a Milano, Brasili meriterebbe certo di più di qualsiasi altro.
Che bisogno c’era? Il segretario dell’Anpi di Verbania in una riflessione diffusa sui social si chiede: “Che bisogno c’era di tirare in ballo una vicenda avvenuta cinquant’anni fa, lontana dalla storia della nostra città, che forse molti cittadini nemmeno conoscono?” Certo la decisione del sindaco (Giunta silente) pare di per sé senza senso e lui stesso appare in evidente difficoltà a giustificarla, tal che in suo aiuto è dovuto intervenire a più riprese l’ex sindaco Zacchera. Ma, come i testi, anche i fatti prendono luce dal contesto come ben evidenziano le due lettere aperte di Bobo Bolognesi e Michael Immovilli. La ricerca di sostegno politico nelle forze politiche più esplicitamente di destra da parte di un sindaco che, nato civico, oramai cerca sostegno, e magari prospettiva di carriera, nell’area politica che oggi pare vincente. Immovilli fa riferimento a Fratelli d’Italia; personalmente non escludo, visti i plausi sfegatati di due noti esponenti locali, l’emergente Futuro nazionale. Chi vivrà vedrà.
Gianmaria Ottolini (Verbania)
* Pubblicata col titolo “Nervo scoperto che ha a che fare con l’identità”
Documentazione
1 – Andrea Galli (Corriere della Sera) sulla uccisione di Alberto Brasili riproposto da Bruno Lo Duca
2 – Comunicato ANPI di Verbania del 6 agosto 2026
3 – Risposta del Sindaco all’ANPI di Verbania (11 agosto)
4 – Petizione al Sindaco di Verbania (promossa dal verbanese Riccardo Riccardi)
5 – Dopo l’Assemblea della Sezione:
Convocazione Assemblea pubblica alla Casa del Popolo di Trobaso
6 – Comunicato sull’esito della Assemblea pubblica di Trobaso sulla Intitolazione del lungolago
7 – Che bisogno c’era? Contributo social di Flavio Maglio (Segretario ANPI Intra)
8 – Lettera aperta di tre ex sindaci verbanesi (1° settembre)
9 – Banchetti a Intra con raccolta firme (5, 12, 19, 26 settembre)
10 – Banchetti a Pallanza (11 e 18 settembre)
11 – EcoRisveglio del 3 settembre: Lettere di Bobo Bolognesi e di Michael Immovilli
12 – EcoRisveglio del 10 settembre: articolo del giornalista Roberto Bioglio
13 – EcoRisveglio del 10 settembre: lettere ex sindaco Marco Zacchera e Gianmaria Ottolini
14 – Stefano Catone: Il sindaco di Verbania intitola a Ramelli il lungolago dove sfilarono i partigiani condannati a morte (Rivista O2 Ossigeno, ed. People, Busto Arsizio settembre 2026)
15 – Manifestazione del 27 settembre: manifesto e foto
16 – Articoli da La Stampa – VCO del 22, 28 e 29 settembre
17 – Le liste di maggioranza e la giunta, sino al giorno prima silente (qualcuno in privato diceva di non saperne niente), il 29 settembre rispondono picche.
… … …
Mi fermo qui alla fine di settembre 2026. Naturalmente il dibattito e le prese di posizione continuano e la vicenda non si chiude certo con la presa tardiva di posizione della Giunta comunale.
Con un interrogativo. Se la delibera non venisse abrogata o in qualche modo rinviata sine die dovremo, noi verbanesi e l’intera comunità provinciale, celebrare il prossimo 25 aprile sul lungolago di Intra intitolato al camerata Ramelli?
Chi vivrà vedrà.
[1] Componenti Comitato No Intitolazione Lungolago Intra a Ramelli
ANPI – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – Comitato Prov.le VCO e sez. Augusta Pavesi Verbania; ARCI – Associazione Ricreativa Culturale Italiana – Comitato Provinciale Verbania; LIBERA – VCO; IEEM – Istituto Ecclesiastico Evangelico Metodista Verbania; AUSER Insieme Verbania; Idea Socialista; Presidio Permanente per la Palestina Verbania; Giovani Democratici del VCO; Movimento Cinque Stelle; CGIL – Confederazione Generale Italiana del Lavoro Novara e VCO; Italia Viva; Casa Riformista; Partito della Rifondazione Comunista; Alleanza Verdi Sinistra; Partito Democratico; VOLT Europa; Associazione Alleanza Civica Verbania; Verbania senza Censura; Montagna Libertaria.

























