La stupidità della remigrazione e dei suoi accoliti
Della stupidità
“Investigare, conoscere e quindi possibilmente neutralizzare una delle più potenti e oscure forze che impediscono la crescita del benessere e della felicità umana.”
Utilizzata impropriamente come insulto la stupidità è invece una categoria storica economica e sociale ben precisa e talora, ahimè, anche politica. Dobbiamo al prestigioso storico dell’economia Carlo Cipolla[i] una sua precisa disamina ne Le leggi fondamentali della stupidità umana scritto inizialmente in lingua inglese e successivamente pubblicato in versione italiana con un altro breve saggio in Allegro ma non troppo per l’editore Il Mulino. Testo conosciutissimo e ristampato innumerevoli volte per cui non sto a riprenderlo passo a passo ma ne richiamo quanto qui ci interessa per il nostro discorso.
Il numero di stupidi è generalmente sottovalutato (Prima legge) e la loro presenza è percentualmente egualmente distribuita in ogni genere e categoria umana (Seconda legge) si tratti di bidelli, studenti, professori o generali.
Si arriva così alla Terza legge “aurea” che permette di definire ed individuare la categoria degli stupidi. Partendo dalla definizione di Aristotele dell’uomo come animale sociale e che pertanto intrattiene relazioni con i suoi simili, Cipolla distribuisce le tipologie di comportamento umano in quattro categorie sulla base dei costi e dei benefici per sé e per gli altri di queste relazioni (sia economiche che di altro tipo):
- Sprovveduto: produce un danno per sé a vantaggio di altri
- Intelligente: agisce in modo vantaggioso sia per sé che per gli altri
- Bandito: agisce in modo criminale acquisendo vantaggio a danno degli altri
- Stupido: produce danno agli altri senza alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita
Se nelle prime tre situazioni il comportamento è razionalmente comprensibile e collegabile ad elementi valoriali (generosità, altruismo / perspicacia / assenza di scrupoli) nel caso della stupidità “nessuno sa, capisce o può spiegare perché quella assurda creatura fa quello che fa. Infatti non c’è spiegazione – o meglio – c’è una sola spiegazione: la persona in questione è stupida.”
Nelle relazioni individuali è bene “non sottovalutare il potenziale nocivo delle persone stupide” (Quarta legge) evitando l’errore “di associarsi con individui stupidi” acquisendo la consapevolezza che “la persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esiste” (Quinta legge).
Tale pericolosità aumenta con evidenza quanto più il soggetto stupido detiene una posizione di potere: in questi casi il danno non ricade solo sui vicini con cui entra in contatto, ma si riverbera sull’intera società.
“Il fattore che determina il potenziale di una persona stupida deriva dalla posizione di potere e di autorità che occupa nella società. Tra burocrati, generali, politici, capi di stato e uomini di Chiesa, si ritrova l’aurea percentuale σ di individui fondamentalmente stupidi la cui capacità di danneggiare il prossimo fu (o è) pericolosamente accresciuta dalla posizione di potere che occuparono (od occupano).”[ii]
Mentre nelle società in crescita economica e civile la costante σ di persone stupide è tenuta “sotto controllo”, in quelle in declino l’influenza di tale costante σ è invece preponderante e “il potere distruttivo della frazione σ degli stupidi porta il paese alla rovina”.
Della Remigrazione, con annessi orripilanti neologismi
Limitandoci a etimologie e guai del nostro Bel Paese[iii], dal punto puramente linguistico la parola deriva dal verbo remigrare attestata già nel ‘500[iv] con il significato “ritornare al proprio luogo d’origine”. Analoga e più legata ai flussi migratori è la parola, meno diffusa, di reimmigrazione: il ritorno nel proprio paese di chi era migrato per l’esaurirsi – o talora il fallimento – del proprio progetto migratorio.
Evidentemente la Remigrazione di cui oggi si parla e che i suoi fans sventolano come bandiera è altro. Può esser così definita:
Espulsione forzata di persone immigrate, di prima o successiva generazione, obbligate a rientrare nel loro paese d’origine, espulsione che deve riguardare non solo i “clandestini” o i richiedenti asilo ma tutti coloro che per cultura, abitudini, lingua, religione ecc. mostrano di non volere o potersi integrare.
Se il remigrante era colui che sua sponte rientrava nel proprio paese, in seguito al significato oggi assunto da Remigrazione diventano necessari due nuovi termini:
- Remigratore: colui che auspica o direttamente esegue la remigrazione
- Remigrato: colui che è costretto al rientro nel paese d’origine
L’Accademia della Crusca che tra le sue attività di conoscenza e valorizzazione della lingua italiana effettua il monitoraggio costante dei neologismi[v], ha collocato nel 2017 la prima “attestazione” italiana di Remigrazione. Riporto per intero:
“Un gruppo di manifestanti ha fatto irruzione, poco dopo le 15, sul palco del cinema Lux di Borgosesia dove era in corso la conferenza «L’Italia sono anch’io», promossa dall’associazione culturale islamica di Borgosesia. Un convegno pensato per raccontare la vita quotidiana e l’integrazione dei ragazzi di origine musulmana nati in provincia di Vercelli. In quel momento erano appena finiti i saluti di rito e stavano parlando i dirigenti dell’associazione. I manifestanti – una decina in tutto – hanno sventolato uno striscione con la scritta a caratteri cubitali «Remigrazione contro l’islamizzazione»”. (Giuseppe Orrù, Conferenza Islam, blitz dei manifestanti sul palco di Borgosesia, “La Stampa”, 14/1/2017).
Non so se questa è davvero la “prima attestazione” ma l’episodio mi sembra chiarire, forse più di una definizione, il significato della parola e gli auspici dei “remigratori”.
Delle critiche – perlopiù inefficaci – alla remigrazione
La critica più diffusa ed immediata sul piano linguistico è quella di essere un Eufemismo teso a nascondere ed alleggerirne il vero significato: quello più crudo, violento ed esplicito di deportazione e che nella memoria collettiva rimanda alla seconda guerra mondiale e al nazismo. “Non sia mai!” Alla obiezione in tal senso posta dalla giornalista Marianna Aprile nella puntata del 17 luglio della trasmissione In Onda il generale (ex?) dei remigratori[vi] obietta candidamente che i “deportati” non venivano certo riportati a casa loro come avverrebbe con la remigrazione.
L’altra diffusa obiezione riguarda la Sostenibilità economica di una operazione di arresto, concentramento, trasporto non di decine, né di centinaia o migliaia ma di qualche centinaia di migliaia di remigrati a forza. Un costo che graverebbe su tutto il Paese (pardon Nazione) ma che non spaventa i teorici italici e d’oltralpe della remigrazione prospettando Piani dettagliati e strutture apposite quali un “Alto commissariato e/o un Ministero per la Remigrazione”.
Una critica più specifica è quella di credere alla leggenda complottista della Sostituzione etnica, ovvero ad un presunto complotto[vii] delle élites economico dominanti, presumibilmente giudaico-massoniche, atto a incentivare immigrazioni non europee per sostituire le popolazioni bianche con un meticciato più facilmente asservibile all’economia globale. La risposta è che non serve ipotizzare un complotto, ma osservare quello che sta avvenendo: ci stanno invadendo e la remigrazione è la giusta controffensiva atta a salvare l’identità bianca oggi in pericolo.
Non mi dilungo sulle critiche che richiamano i valori umanitari (Lasciamole ai preti e al loro capo di Roma) o sui diritti civili (I soliti buonisti!).
Peggio ancora per quelle di tipo più esplicitamente politico come quella di sostenere esplicitamente posizioni razziste: “Razzisti sono quelli che non difendono la ‘razza’ bianca”.
Se poi si afferma che di fatto si tratta di una concezione fascista, lo prendono per un complimento.
In conclusione le critiche più diffuse alla remigrazione non sembrano scalfire in alcun modo i suoi accoliti né, d’altronde, servono più di tanto per tutti coloro che per motivi religiosi, morali, civili e politici ne sono già spontaneamente avversi.
Provo allora un’altra strada: prendere sul serio l’idea (l’ipotesi) della Remigrazione cercando di valutarne le possibili conseguenze per il nostro Paese (pardon, sulla nostra Nazione).
Quanti sono gli stranieri in Italia?[viii]
All’interno di una popolazione complessiva nel 2025 e 2026[ix] di 58 milioni e 900mila abitanti (in calo di un milione e trecento mila negli ultimi dieci anni: erano 60,2 milioni nel 2016) nel gennaio 2025 gli stranieri sono 5 milioni e 898mila, quasi il 10% cioè uno straniero ogni 10 abitanti. Gli stranieri residenti risultano 5 milioni e 371mila (il 9,1 della popolazione) a cui si aggiungono 188mila non residenti e circa 339mila non regolari.
La seguente tabella ci informa sulla loro provenienza:
Difficile quantificare i cittadini italiani appartenenti alla cosiddetta “seconda generazione”, cioè figli di immigrati che secondo i “remigratori” dovrebbero essere inclusi nel progetto remigratorio. Possiamo partire da un dato minimo certo, ovvero i minori di vent’anni che hanno acquisito la cittadinanza italiana negli ultimi dieci anni: sono 622mila giovani; se ipotizziamo che gli italiani di seconda generazione superiori ai vent’anni siano almeno altrettanti possiamo pensare che gli italiani “di seconda generazione” siano almeno un milione e 200mila. La “platea” dei possibili remigrati salirebbe così a circa 7 milioni.
Secondo alcune affermazioni dei fans della remigrazione l’elemento “religione” rappresenterebbe un fattore discrimine importante o comunque prioritario per la remigrazione. Questa tabella illustra la distribuzione dei culti religiosi degli stranieri in Italia.
La religione musulmana prevale (31%) e considerando le altre religioni non cristiane (buddista, indù, ecc.) arriviamo al 40%. Il secondo gruppo è costituito dagli ortodossi (28,6%) che in genere sono anche europei e che potrebbero essere depennati. Vi sono anche il 16,6% di cattolici ma che dal punto di vista dei remigratori, espresso in molteplici commenti ad eventi sportivi, concorsi di bellezza ecc., hanno perlopiù un grave difetto: la loro carnagione non è particolarmente chiara e offenderebbe il prototipo ideale italico.
Tenendo conto di tutto ciò possiamo valutare che il progetto di remigrazione in Italia riguarderebbe una popolazione tra i quattro e i sette milioni tra stranieri e cittadini di seconda generazione. Quale impatto comporterebbe una sua eventuale realizzazione sul nostro Paese (pardon Nazione)?
Della manifesta stupidità della Remigrazione
Data per scontata l’identificazione dei remigratori con i destini della nazione italica che manifestano a più riprese issando il vessillo tricolore – anche se in più occasioni accompagnandolo con meno colorati e non sempre italici contrassegni –, richiamando la nozione di stupidità ben definita dal citato Carlo M. Cipolla (procurare danno ad altri non ottenendone alcun vantaggio e talora anche a proprio danno) potrei limitarmi alla seguente considerazione:
La remigrazione qualora attuata oltre a produrre un evidente e grave danno agli stranieri di prima e seconda generazione rimpatriati a forza e contro la loro volontà nel loro paese d’origine, produrrebbe un danno ancora maggiore al nostro paese già in forte declino demografico e a corto di mano d’opera in molteplici settori con il facilmente prevedibile collasso demografico ed economico. Altro che difesa della patria italica! Una prospettiva decisamente controproducente e pertanto stupida!
Siccome potrei esser accusato di pregiudizio negativo porto qualche, seppur sintetico, elemento che avvalora quanto sopra.
La seguente tabella dell’ISTAT illustra lo sviluppo attuale della popolazione mettendo in relazione il tasso di crescita naturale (n su 1000 residenti) con quello migratorio e quello globale. La situazione è di sostanziale pareggio, con differenze fra le diverse aree del paese, grazie appunto al tasso migratorio positivo (in numero di immigrazioni che supera le emigrazioni). Senza di questo afflusso con il solo tasso di crescita naturale (negativo) avremmo una diminuzione della popolazione di circa 300mila abitanti in un solo anno.
Il calo demografico (tasso negativo di crescita naturale) dipende principalmente da quello che viene da tempo individuato come il problema principale del nostro paese: la denatalità. Nel 2025 con 355mila nascite abbiamo un calo del 3,9% rispetto ai 370mila dell’anno precedente, una diminuzione che dura da tempo. Per avere una popolazione stabile il numero medio di figli per donna dovrebbe essere di 2,1; la seguente tabella ci dice che oggi è al minimo storico del 1,14 con un ulteriore calo dall’anno precedente quando era del 1,18. A questo calo del numero medio di figli per donna si accompagna un costante aumento dell’età media al parto che nel 2025 è salita a 32,7 anni.
Sempre nel 2025 il numero di decessi è di 652mila con un calo dello 0,2% rispetto all’anno precedente. Nel frattempo la speranza di vita continua a crescere: tre mesi per gli uomini e quasi due per le donne.
Quali i motivi di questa sempre più preoccupante denatalità? In primo luogo vi sono gli aspetti economico- sociali e l’assenza di politiche adeguate a contrastarla. Come ricorda Chiara Saraceno
«Da tempo demografi e sociologi sostengono che il modo più efficace di sostenere le scelte positive di fecondità non è qualche bonus una tantum, ma un ecosistema complessivo: occupazione stabile e adeguatamente remunerata, sia per gli uomini che per le donne; riequilibrio nelle responsabilità del lavoro di cura tra uomini e donne e orari amichevoli; servizi per la prima infanzia e scuole a tempo pieno di qualità e accessibili; abitazioni adeguate, economicamente sostenibili, e in contesti percepiti come sicuri e vivibili.»[x]
Altro fattore che incide sulla denatalità è il declino della fertilità, in particolare maschile, solo in parte contrastato dal ricorso alla procreazione medicalmente assistita. Argomento tabù e relegato alla iniziativa privata (ed economica) delle coppie. Eppure, sulla base degli ultimi dati noti, nel 2024 su 370mila nascite ben 17.660 sono potute avvenire grazie alle tecniche della procreazione assistita, ossia il 4,8%, quasi una su venti. L’AIFE – Associazione Italiana Fertilità in un recente manifesto[xi] propone di rendere pubblico il problema con una apposita Legge Quadro su Fertilità e Natalità per promuovere informazione, formazione e accesso alla procreazione assistita che superi i vincoli legislativi attuali. Ma (Stupidità nella stupidità?) gli aspiranti remigratori e i loro amici politici più intimi ne sono fermamente avversi.
Quale allora il destino demografico del nostro paese? Senza addentrarmi in analisi statistiche sofisticate il seguente grafico mi pare eloquente.
Il declino demografico ha modificato la struttura della popolazione con un’età media che oggi è di 47,1 anni con un aumento di due mesi e mezzo rispetto al 2025. In dieci anni i più giovani, fino a 14 anni sono diminuiti del 16,7% mentre i più anziani, oltre i 65 anni sono aumentati dell’11,3% da 13,3 milioni a 14,8 milioni con un incremento particolarmente significativo degli over 90 cresciuti in un decennio del 34,6%. Tutto questo nonostante l’afflusso migratorio.
Cosa avverrebbe con la remigrazione ovvero con l’espulsione tra i 4 e i 7 milioni di “stranieri” di prima e seconda generazione? Secondo i dati più recenti (ISTAT 2023) l’età media degli stranieri in Italia è tra i 36 e 37 anni con una forte presenza di giovani adulti e famiglie giovani. La loro “remigrazione” farebbe impennare la curva degli over 65 e declinare drasticamente quella degli under 14, portare l’età media oltre i 50 anni con un invecchiamento senza precedenti.
Un disastro demografico – con conseguenze sociali ed economiche inimmaginabili – per la Nazione dei remigratori e ahimè anche nostro Bel Paese.
In conclusione difficile ipotizzare e agognare un’operazione più stupida della remigrazione.
Una dissertazione inutile?
Quanto sopra argomentato servirà a qualcosa? Se con questo vogliamo intendere un cambiamento di posizione e un abbandono del progetto remigratorio da parte dei suoi accoliti, evidentemente no. Per tanti motivi. Innanzitutto perché non è molto probabile che incappino in questo testo e soprattutto si addentrino a leggerlo e capirlo.
In secondo luogo soprattutto perché, come ben sottolinea il nostro Carlo M. Cipolla «lo stupido non sa di essere stupido» e certamente non ammetterebbe mai di esserlo.
«Ciò contribuisce potentemente a dare maggior forza, incidenza ed efficacia alla sua azione devastatrice. Lo stupido non è inibito da quel sentimento che gli anglosassoni chiamano self-consciousness. Col sorriso sulle labbra, come se compisse la cosa più naturale del mondo Io stupido comparirà improvvisamente a .., distruggere la tua pace …e tutto questo senza malizia, senza rimorso, e senza ragione. Stupidamente.»[xii]
E, ricorda ancora Cipolla che è proprio nei paesi in declino che la loro influenza è preponderante e “il potere distruttivo degli stupidi porta il paese alla rovina”.
A vedere come gran parte della attuale politica, abbagliata dai sondaggi, da un lato rincorra le tematiche dei remigratori e dall’altra parte (il cosiddetto campo largo) auspichi che la presenza del nuovo partito dei remigratori indebolisca il campo avverso.
Pochi prendono di petto il pericolo che l’influsso di quelle stupide posizioni possono produrre al nostro paese accelerandone il declino, denunciandone stupidità (o follia come qualche voce isolata afferma) attrezzandosi non solo a denunciare ma ad elaborare risposte intelligenti al declino demografico e ai problemi migratori.
Mi tocca concludere citando Gianfranco Fini che con il suo “Remigrazione, Basta slogan da Caserma”[xiii] affronta di petto in particolare quella che privilegerebbe tale azione contro gli islamici osando ricordare la differenza fra islam e islamismo ed auspicando un cambio di prospettiva da parte della “destra di governo”. Immagino voce inascoltata per lo scarso credito che ardisce attribuire ai sondaggi.
Note sintetiche a margine
- Da tempo penso che Verbania e la nostra provincia senza nome anticipino le dinamiche demografiche, sociali ed economiche nazionali. Sull’invecchiamento della popolazione rimando ai lontani anni scolastici 1981-83 e alla Ricerca sulla popolazione anziana di Verbania effettuata dai corsi sperimentali di Scienze Umane Sociali ed Elettronico dell’Istituto Cobianchi.
- Ci siamo occupati dell’Italia, ma calo demografico, declino fertilità e invecchiamento della popolazione sono un fenomeno globale monitorato e fonte di preoccupazione dalle stesse Nazioni Unite che tra l’altro osservano come «i tassi di fertilità complessivi del mondo sono in calo: le donne hanno in media un figlio in meno rispetto al 1990»[xiv]. Il numero di paesi in cui la popolazione è in crescita o stabile si sta riducendo a poche unità. Un articolo del Fiancial Times ripreso da Internazionale (12.06.26) parla di crollo demografico, di una transizione demografica[xv] globale e tra suoi fattori sembra preponderante la diffusione pervasiva della tecnologia cellulare.
- Sulle politiche per contrastare la denatalità rimando all’articolo sopra citato di Chiara Saraceno e al manifesto dell’AIFE. Sarebbe logico pensare a iniziative unitarie cosiddette bipartisan, non sottoposte alle logiche contrapposte della campagna elettorale permanente. Persino negli Stati Uniti di Trump il Senato, proprio per contrastare la denatalità, ha approvato (in modo quasi clandestino) una legge a larghissima maggioranza (89%) per facilitare l’acquisto di abitazioni per le giovani coppie.[xvi]
- È possibile una politica migratoria che non sia di furibondo accanimento e nemmeno solo di un po’ sprovveduta generosità? Penso e spero di sì. Si potrebbe pensare ad un progetto complessivo che a partire dalla formazione professionale nei paesi di origine, o in appositi centri, semplifichi e accompagni i migranti nell’inserimento lavorativo e in quello sociale superando i limiti e alcuni vincoli della attuale normativa. Nelle pieghe del DL Cutro (poi legge 2023/50) sono già previsti Corsi di formazione professionale e civico-linguistica all’estero con possibile ingresso “fuori quota”[xvii]. Le attuali procedure di ingresso e assunzione[xviii] non sono particolarmente facilitanti e soprattutto nulla si prevede per l’inserimento sociale (accoglienza, disbrigo pratiche, abitazione ecc.). In sintesi immagino un progetto di raccordo fra domanda e offerta di lavoro che dovrebbe naturalmente prevedere il coinvolgimento di enti pubblici e privati (enti locali, camere di commercio, associazioni imprenditoriali, sindacati, associazioni di volontariato ecc.).
- Ho un sogno. Veder trasformato cosiddetto Centro per il rimpatrio (Cpr) in Albania e la sua assurdità attuale[xix] non in un centro per l’espulsione ma per l’accoglienza e la formazione professionale e linguistica di migranti provenienti da paesi dove questi centri non sono presenti e poter così dire «FUN-ZIO-NA!» declinato al presente e non al futuro!
[i] Nei suoi testi il nome è indicato come Carlo M. Cipolla, ma quella emme puntata non è l’iniziale di un secondo nome (es. Mario o Maria) ma probabilmente un segno distintivo per non essere confuso con l’omonimo storico docente all’Università di Torino e Firenze (1854-1916). Per altri solo una ironica invenzione per “riempire la casella middle name compilando i moduli dell’università di Berkeley dove si trasferì negli anni 50”. Cfr. > qui <
[ii] Carlo M. Cipolla, Allegro ma non troppo, Il Mulino, Bologna 1988, p. 65.
[iii] Per l’etimologia e l’utilizzo nei paesi di lingua inglese, tedesca o francesi si possono consultare Wikipedia, La Treccani, RSI Cultura o il sito anti-bufale Facta. Non è che cambiando lingua ci si guadagni molto in informazioni o originalità.
[iv] In Giordano Bruno, Spaccio della bestia trionfante, Londra 1584.
[v] Precisando che con questo non intende promuovere né ufficializzare “le parole trattate, ma fornire strumenti di comprensione e approfondimento”.
[vi] Per intenderci, quello che infantilmente si atteggia a sanguinolento Imperatore Romano.
[vii] Definito anche Piano Kalergi (cfr.).
[viii] I dati e le tabelle riportate in questo paragrafo e nel successivo sono tratti dal Rapporto Istat 2026 – La situazione del Paese e dalla Info Data de Il Sole 24 Ore del 19 marzo 2026.
[ix] Stabile negli ultimi due anni grazie al saldo positivo migratorio.
[x] Natalità e lavoro, un posto stabile vale più di un bonus su La Stampa, 11.07.2026.
[xii] Allegro ma non troppo, cit. p. 69.
[xiii] Su La Stampa del 21 luglio 2026; consultabile > qui <.
[xiv] Cfr. Nazioni Unite. Agenda 2030. Crescita o contrazione?.
[xv] Transizione demografica: passaggio da una popolazione che ha tassi di natalità e mortalità elevati a una popolazione con tassi di natalità e mortalità bassi (da Wikipedia).
[xvi] La legge è stata scritta da Elizabeth Warren, la senatrice progressista del Massachusetts cara alla corrente di sinistra del Partito Democratico, e da Tim Scott, senatore conservatore del South Carolina, l’unico afroamericano potente del giro di Trump. Cfr. Il Post Da Costa a Costa. La legge che nessuno ha visto passare.
[xvii] I corsi approvati sono attualmente presenti in 31 paesi esteri per un totale di circa 10.800 corsisti comprensivi di oltre 1200 che hanno già ultimato il corso. Strano che questa esperienza non venga rivendicata pubblicamente dal governo. Probabilmente non si vuole incappare negli strali dei remigratori!
[xix] “«Il paradosso di questa vicenda – aggiunge l’esperto di ActionAid – è che le persone che sono attualmente trattenute in Albania sono state prese dai Cpr italiani e portate in Albania e se devono essere rimpatriate devono comunque essere riportate in Italia». L’eventuale rimpatrio infatti deve avvenire dall’Italia perché non c’è nessun accordo con l’Albania e i Paesi terzi per il rimpatrio.” (da Avvenire del 27.02.2026).







