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Ramelli, Brasili e tutti gli altri (2)

17 ottobre 2026

La remigrazione di una mitizzazione fascista dal lungolago alla passerella

Nel precedente post eravamo arrivati alla fine di settembre con la presa di posizione della giunta comunale (prima silente) e delle liste pseudo civiche che dichiaravano la piena condivisione dell’operato del sindaco, sostenendo che non si può pensare che la piazza decida, che “la memoria delle vittime non ha colore” e che l’intento è quello di condannare la violenza politica da qualunque parte arrivi.

“L’intitolazione del lungolago a Sergio Ramelli è una scelta ponderata, condivisa da tutta la maggioranza e fondata su un principio che non intendiamo mettere in discussione: la condanna di ogni violenza politica, senza eccezioni.”

La prima smentita arriva dai camerati di CasaPound: lo striscione notturno chiarisce che quello che per loro conta e si intende onorare con la intestazione a Ramelli sono le sue idee fasciste.

Nel buio della notte quatti quatti / Son comparsi quattro ratti
Il lor striscion han dispiegato / Il drappel di corsa è poi scappato

Ancora più esplicito il Gruppo Cultura e Tradizione che riprende un truce post di Il Tridente VCO, veri ispiratori della intestazione: lo scopo è di dedicare il lungolago a “un martire del fascismo”.

Riporto il commento di Claudio Zanotti:

«Finalmente senza reticenze e ambiguità, Cultura & Tradizione esplicita l’unica e sola ragione che ha mosso prima l’associazione a ispirare e poi la Giunta a ratificare l’intitolazione a Ramelli: imporre il riconoscimento pubblico ai “Martiri del Fascismo”, contrastando su questo terreno la “mafia antifascista”. … La patria fondata sulla costituzione repubblicana, che è l’antitesi valoriale e giuridica del fascismo, non può quindi consentire che il profilo politicamente esemplare consegnato alla memoria mediante una pubblica intitolazione sia quello di un “martire del fascismo” o di un fascista o neofascista tout court. E questo “per la contradizion che nol consente”.»

Il dibattito nel frattempo prosegue (EcoRisveglio del 1° ottobre) col segretario Verbanese di allora del Fronte della Gioventù che ripropone retorica e mitizzazione sul giovane studente assassinato e ricorda la sessantina di città che hanno intestato un luogo a Ramelli ma che “in nessun luogo si è arrivati al parossismo di Verbania” (alla buonora direi) affiancato da un bell’intervento di una cittadina originaria di Milano di cui ricostruisce clima e vicende dell’epoca e che da oltre vent’anni si è trasferita a Verbania. Della Milano di quegli anni, oltre all’omicidio di Ramelli, ricorda le violenze fasciste nel centro della città (la Piazza nera di San Babila) dove è stata colpita anche una sua compagna di studi, Fiammetta col suo ragazzo, e l’uccisione di Alberto Brasili accoltellato con la fidanzata.

Colpo di scena teatrale del sindaco (in effetti siamo a teatro)

Durante l’annuale incontro del direttore de La Stampa il sindaco intervistato da un giornalista del quotidiano e introdotto da una vignetta “lungolago, memoria corta”, dichiara che il giorno successivo modificherà la delibera del 3 agosto trasferendo la intitolazione a Ramelli sulla passerella ciclopedonale sul San Bernardino che unisce il parco del teatro con Intra. Una parziale marcia indietro che smentisce se stesso e soprattutto le liste di maggioranza che lo appoggiano, frutto della grande mobilitazione e probabilmente anche di qualche intervento esterno (la Prefettura?). Il giorno successivo nella riunione di giunta, con qualche faccia non proprio raggiante, viene ufficializzata la modifica di location sostenendo che “non si tratta di una marcia indietro” e che questa rappresenta il risultato positivo di una mediazione. Mediazione con chi? viene da domandarsi visto che non vi è stato nessun incontro con i promotori della mobilitazione contro la intestazione a Ramelli.

Con alcune stranezze. La passerella[I] era stata progettata dalla precedente amministrazione e quando è stata ultimata e aperta il sindaco non ha voluto inaugurarla evidentemente non volendo riconoscere un’opera utile e intelligente non sua, mentre ora diventa “un ponte che unisce”.

Inoltre in Comune dall’agosto 2025 giace una lettera delle Associazioni ex Allievi e ex insegnati dell’Istituto Cobianchi che richiama la proposta a suo tempo prospettata in un convegno di intestare la passerella al defunto Preside e amministratore Giulio Cesare Rattazzi. Lettera a cui il sindaco non si è degnato di rispondere.

Riporto un passo del commento su FaceBook di Chiara Fornara (7.10.26):

“Un rammarico. Sulla nuova passerella ciclopedonabile, che unisce la città e che ha davvero cambiato la fruizione sia del lungolago di Intra sia del bellissimo parco di Villa Maioni, giace da tempo al protocollo comunale una richiesta di amici e docenti dell’Istituto Tecnico Cobianchi per intitolare proprio quel ponte a Giulio Cesare Rattazzi, illustre verbanese anche fuori dalla città, illuminato dirigente scolastico, appassionato amministratore. Se lo meritava, ma ognuno sceglie il Pantheon di riferimento che vuole.

Legittime le scelte, legittimi i rammarichi.“

I partiti del Centro-sinistra sottolineano che “La decisione del sindaco Albertella di rinunciare all’intitolazione del lungolago di Intra a Sergio Ramelli rappresenta una chiara e inequivocabile marcia indietro politica imposta dalla forza della mobilitazione democratica” smentendo dopo pochi giorni le dichiarazioni perentorie delle liste che lo appoggiano. Ribadiscono inoltre che continueranno “a vigilare e a contrastare ogni deriva culturale e politica che metta in discussione i valori costituzionali e la storia della nostra comunità”. (7 ottobre)

Nel comunicato emanato dall’Anpi di Verbania si afferma:

“Il sindaco di Verbania ha deciso di modificare il luogo previsto per l’intitolazione a Sergio Ramelli …. Si tratta di un cambiamento rispetto alla proposta originaria, che tuttavia e pur segnando un passo avanti, a nostro avviso, non risolve le questioni che avevamo sollevato. Come ANPI abbiamo espresso con chiarezza la nostra contrarietà all’intitolazione a Sergio Ramelli, ritenendo che una scelta di questo tipo non possa essere separata dal significato politico e storico che quella figura, malgrado la pietas del caso, continua ad assumere il carattere divisivo nel nostro Paese”.

Dopo aver elencato tutte le questioni che comunque rimangono aperte, l’ANPI conclude:

“l’ANPI continuerà a sostenere la propria posizione nella ferma convinzione che la memoria pubblica non può essere affidata a decisioni unilaterali: deve essere costruita attraverso il confronto, la conoscenza della storia e il rispetto delle diverse memorie che compongono la nostra comunità.”

L’8 ottobre presso la sede dell’Anpi si è riunito il Comitato unitario che ha così preso atto della nuova situazione:


“Lo spostamento dell’intitolazione non modifica la valutazione condivisa circa l’inopportunità di dedicare un luogo pubblico a Ramelli come presunto strumento di pacificazione rispetto alle tragedie degli anni di piombo. La sua figura è stata infatti assunta dalle destre come simbolo politico del martirio fascista, anche attraverso rituali e manifestazioni che alimentano contrapposizioni ideologiche. Per questo motivo, il suo nome viene considerato divisivo e inadatto a rappresentare un percorso di pacificazione collettiva.”

Vengono valutate le modalità di azione da intraprendere nella mutata situazione e così conclude:

“I presenti concordano sulla necessità di proseguire l’azione intrapresa, affiancando alle iniziative istituzionali ulteriori interventi politici, culturali e divulgativi, con l’obiettivo di promuovere una memoria storica condivisa, contrastare ogni strumentalizzazione della vicenda e sostenere una soluzione rispettosa della storia e dei valori antifascisti della città di Verbania.”

Il confronto pubblico sui media locali continua con più interventi come quello della ex sindaca Marchionini che ripropone l’intitolazione della passerella a Rattazzi o quello della segreteria provinciale della CGIL che in particolare ricorda l’azione delle squadre fasciste che hanno assaltato la sede nazionale della CGIL e che qui compaiono con uno striscione notturno provocatorio.

“Il fascismo di oggi non è la copia di quello di cento anni fa. Agisce in forme più subdole: attraverso la provocazione, la propaganda, la delegittimazione degli avversari e la normalizzazione di simboli e linguaggi che alimentano intolleranza e violenza.”

Idea Socialista di Verbania prendendo alla lettere la dichiarata volontà del sindaco di volere un percorso di riappacificazione e di condanna condivisa della violenza politica, sottolinea come ciò possa essere realizzato solo attraverso “una discussione pubblica e aperta sul significato di una proposta e l’individuazione di un luogo della città da intitolare alle vittime degli Anni di piombo. E va poi realizzata una ampia campagna di informazione su quel triste periodo della nostra storia in tutte le scuole di Verbania”.

Il sindaco sembra comunque refrattario a qualsiasi autentico confronto pubblico e a una possibile ragionevole mediazione come riportato sull’EcoRisveglio del 15 ottobre: “Su questa vicenda si è detto anche troppo. Non cambio più idea, assolutamente”.

Transeat.

Alcune riflessioni

Avevo già sottolineato nella lettera aperta che ho riportato nel post precedente l’ampiezza della mobilitazione democratica verbanese che si è manifestata su questa questione che è da collegare alla nostra identità cittadina e al valore simbolico che il lungolago di Intra ha per tutti noi e che richiama immediatamente il lugubre corteo fatto sfilare lungolago dietro un cartello che li definiva “banditi”. Non a caso è in quel lungolago che si celebra ufficialmente la Liberazione dal fascismo il 25 aprile.

Vi è un ulteriore elemento su cui vorrei soffermarmi: la modalità comunicativa e propagandistica delle nuove destre più o meno esplicitamente nostalgiche e l’incertezza e difficoltà di una risposta da parte democratica.

Il loro metodo sia per il passato che nella politica odierna ha sempre le stesse caratteristiche. Si isola un caso dal suo contesto non per approfondirlo ma per mitizzarlo secondo una precisa retorica semplificatrice e gli si costruisce intorno una simbologia precisa e narrazioni in gran parte immaginarie. Mitizzazioni che veicolano un preciso messaggio: il terrorismo e la violenza politica erano rossi, vedi Ramelli. Per venire ai nostri giorni: le sinistre vogliono distruggere “la famiglia” vedi Bibbiano e successivamente la Casa e famiglia nel Bosco, ecc. ecc.

Quando l’allora segretario verbanese del Fronte della Gioventù ricorda che in nessun caso nella sessantina di città che hanno intitolato a Ramelli vie o altri luoghi “si è arrivati al parossismo di Verbania” coglie un elemento importante: a Verbania la mitizzazione del giovane studente ammazzato per aver scritto un tema contro le Brigate rosse non ha funzionato. Non so se è la prima volta, ma è un elemento importante. Non a caso sui social livore e sconcerto delle destre si è espresso con insulti ai partecipanti: banditi, mafia dell’ANPI, feccia comunista ecc.

Bene ha fatto il segretario provinciale dell’Anpi a ricordare il caso di Norma Cossetto, una analoga mitizzazione diventata icona della violenza rossa comunista e partigiana su cui si è costruita una narrazione in gran parte infondata prescindendo dall’intero dramma dei confini orientali. E quando lo storico Eric Gobetti ne ha ricostruito con rigore la storia contro di lui sono scattate minacce, condanne e censure. Anche a Verbania gli amici di CasaPound che si intestano quali portavoce del cosiddetto “Giorno del Ricordo” hanno agito mobilitando un assessore regionale loro amico per censurarlo. Ebbene quando all’ingresso della biblioteca civica è stata affissa una targa dedicata alla Cossetto le forze democratiche tra ignavia, imbarazzo e inconsapevolezza sono state silenti. Ora i soliti amici di CasaPound vogliono dedicare alla Cossetto anche le panchine rosse contro la violenza sulle donne e i femminicidi.

Ma dove nasce la difficoltà delle forze democratiche e antifasciste?


Nella nostra tradizione non ci soffermiamo su un nome ma, penso al muro di Fondotoce con 1300 nomi, vogliamo ricordarli tutti e inciderli sulla pietra. Che tra l’altro è anche una tradizione ebraica. Quando ancora riuscivo ad accompagnare le scolaresche al parco della Pace di Fondotoce dicevo che come Casa della Resistenza ci siamo assunti una “missione impossibile”: ricostruire il percorso di vita di ognuno di quei 1300 nomi. Storie diverse, ognuna delle quali ci rende consapevoli della ricchezza e pluralità di convinzioni e aspirazioni di chi in quei diciannove mesi ha lasciato la vita. E ogni antifascista dovrebbe farsi portavoce vivente di almeno una di quelle storie e anche di quelle dei molti partigiani e civili che hanno vissuto la gioia della Liberazione e che in grandissima parte ci hanno ormai lasciati. Tra l’altro internet e le banche dati facilitano la raccolta di queste storie e la relativa documentazione.

Naturalmente questo non basta in tempi di revanscismo storico in cui i valori fondanti della democrazia e della costituzione vengono tranquillamente rovesciati. Servono momenti pubblici di confronto e dibattito plurale che vanno organizzati con cura.

Serve, e mi fermo qui, anche una riflessione pubblica sul significato storico dei luoghi della nostra città e del nostro territorio di cui intitolazioni e commemorazioni hanno bisogno di essere ripensate e innovate tenendo conto dello spirito del tempo.

E penso che non guasti un poco di ironia e soprattutto serva quella che Calvino definiva “leggerezza” ovvero capacità di “sottrazione di peso” ai nostri discorsi e alle nostre narrazioni.


Documentazione (Link e foto)

1 – Lettera dell’allora Segretario verbanese del Fonte della Gioventù e Risposta di Bobo Bolognesi (MillEventi 26.09.2026 e 29.09.2026)

2 – Dichiarazione delle liste civiche (MillEventi 29.09.26)

3 – Conferma della intitolazione sul lungolago (La Stampa 30.09.26)

4 – Striscione notturno di CasaPound (Vco news 01.10.26)

5 – Articolo sulla manifestazione del 27 settembre e dibattito (EcoRisveglio 01.10.26)


6 – Intervento di Claudio Zanotti sul suo blog (Verbaniasettanta 03.10.26)

7 – Il Sindaco ha fatto dietrofront (VCO Azzurra TV 06.10.26)

8 – L’intervento a teatro del Sindaco (06.10.26, video)

9 – L’annuncio del Sindaco Albertella (La Stampa 07.10.26)


10 – Ufficializzata la intitolazione sulla passerella (MillEventi 07.10.09.26)

11 – Centrosinistra: Albertella costretto alla marcia indietro (MillEventi 07.10.09.26)

12 – La marcia indietro di Albertella (EcoRisveglio 08.10.26)


13 – Comunicato ANPI sul cambio di intitolazione (08.10.26) (Foto e anche > qui < )


14 – L’ANPI per una intitolazione a tutte le vittime (La Stampa 10.10.26)


15 – Report riunione Comitato Unitario presso sede ANPI di Intra (08.10.26 PDF)

16 – Lettera Cobianchi al Sindaco per intestazione passerella a Rattazzi (13.08.2025)


17 – Marchionini per intitolare passerella a Rattazzi (La Stampa 11.10.26)

18 – La CGIL torna sul caso Ramelli (Vco news 13.10.26)

19 – Idea Socialista di Verbania chiede un confronto pubblico (Vco news 13.10.26; anche > qui < )

20 – Anpi: non solo a Ramelli. Sindaco: non si cambia (EcoRisveglio 15.10.26)

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[I] Se la memoria non mi inganna era stato il sottoscritto a suggerire la progettazione di una passerella tra il teatro in costruzione (allora CEM) nell’incontro pubblico di presentazione dell’opera del gennaio 2015 intervenendo a nome della Associazione Verbania 2020. Mi era stato allora detto che la proposta era irrealizzabile! Non dico da chi.

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