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Un articolo inedito riemerso dopo 11 lustri

7 Maggio 2026

Per festeggiare i suoi 55 anni il quotidiano il manifesto ha pubblicato il 28 aprile scorso, nel formato originale doppio rispetto all’attuale, il numero zero di prova che ha preceduto l’uscita in edicola. Quale aderente al Gruppo de il manifesto di Verbania ero stato designato a inviare le corrispondenza a partire appunto dal numero di prova. Non avevamo letto quella pagina ma solo ricevuto un telegramma di apprezzamento dalla redazione firmato da Luciana Castellina. Leggere dopo tanti anni quella corrispondenza è stata un’imprevista emozione; tra l’altro l’articolo arricchisce quanto sto raccogliendo e pubblicando sulle lotte della Rhodiatoce di quegli anni.

Questa, in calce alla pubblicazione inedita, la notazione della redazione:

16 aprile 1971. La prima pagina del numero zero, dodici giorni in anticipo rispetto al debutto: un giornale “vero” fatto con le notizie del giorno ma mai andato in edicola. Un manifesto che mai nessuno (al di fuori della redazione di allora) ha letto.



Citato anche nella testata, in basso a sinistra al di sotto dell’editoriale di Rossana Rossanda[1], l’articolo inviato che di seguito trascrivo

VERBANIA. Iniziative di lotta per il processo ai 48 operai

Verbania, Novara. Nelle fabbriche Rhodia, e soprattutto a Verbania, la pace sociale è ben lungi dall’essere restaurata nonostante denunzie e provocazioni. Anzi la tensione aumenta a mano a mano che si avvicina la data del 20 aprile, quando inizierà il pro­cesso contro i 48 operai e sindacalisti rei di essere stati protagonisti della fase acuta di lotta tra il 18 settembre e il 6 ottobre del 1970.

Come già nell’autunno del 1970, vicen­da giudiziaria e vertenza rivendicativa continuano a intrecciarsi. Oggi a Milano avrà luogo l’incontro tra le rappresentanze del sindacato e del pa­dronato sul premio di produzione nelle quattro grandi fabbriche del grup­po Verbania, Casoria, Villadossola e Novara. Questa trattativa si trascina dalla fine dell’autunno del 1970 e avviene in una situazione caratterizza­ta dal permanere della serrata nello stabilimento di Casoria e dalla sospen­sione di 1000 lavoratori in quello di Verbania. Sempre oggi, alle 10,30 un altro incontro tra sindacati e direzio­ne aziendale avrà luogo presso la Pretura di Verbania; l’incontro fa segui­to alla denunzia, da parte dei sinda­cati, della direzione aziendale Rhodia accusata di aver sospeso gli operai in violazione dello Statuto dei Diritti dei lavoratori.

Per il 20 aprile, giorno di inizio del processo, i sindacati intanto hanno proclamato uno sciopero nazionale del settore delle fibre sintetiche e artificiali. Mentre a Novara i sindacati pro­vinciali stanno discutendo dell’oppor­tunità di proclamare uno sciopero ge­nerale provinciale per il giorno del processo, la prima assemblea degli operai della Rhodia, tenutasi ieri, ha deciso per martedì due ore di sciopero e una manifestazione davanti al Tribunale. Gli studenti delle scuole medie e superiori di Verbania, che hanno partecipato con continuità alle lotte della Rhodia, hanno deciso di scioperare e manifestare per tutta la giornata dì martedì 20 aprile.


Passata la sorpresa ho inviato alla redazione de il manifesto la seguente lettera di ringraziamento[2]:

Un articolo di 55 anni fa

Ho ritrovato l’articolo che inviai al manifesto nel 1971: «Processo contro 48 operai e sindacalisti a Verbania». Leggere dopo 55 anni la mia corrispondenza sulla prima pagina inedita del numero zero del 6 aprile 1971, da voi pubblicata nel giorno del compleanno, è stata una piacevole sorpresa. Il processo sarebbe iniziato quattro giorni dopo. Tra gli imputati, operai, universitari, sindacalisti, sei erano stati colpiti da mandato di cattura. L’inaspettata sentenza sarà di assoluzione per «la convinzione di aver esercitato un diritto». Sul numero uno del manifesto del 28 aprile, Valentino Parlato ne racconterà esito e clima di un’aula affollata, tensione ed esplosione di entusiasmo dopo la lettura della sentenza, con tanto di internazionale e pugni alzati anche dalle toghe nere dei compagni avvocati. E poi il ritrovarsi nel ristorante del Nibbio per festeggiare e ragionare sulla prosecuzione della lotta.

Un percorso iniziato nel 1968 con un «Comitato operai studenti» che aveva poi affiancato il ciclo di lotte della Rhodiatoce davanti ai cancelli della fabbrica. Con la repressione è cresciuta la consapevolezza che lotte e spinte operaie non trovano autonomo sbocco senza una sponda politica. Così è nato il gruppo verbanese del manifesto che sotto la guida di Gino Vermicelli ha saputo riunire più generazioni: l’esperienza partigiana di Gino, Nino Chiovini e Giuseppe Perozzi, la volontà di lotta delle avanguardie operaie, lo spirito di ribellione degli universitari e la volontà di protagonismo di studenti medi e cittadini. Ero stato designato a inoltrare (con appuntamento telefonico) le corrispondenze frutto del lavoro collettivo e il quotidiano ha seguito regolarmente l’intero ciclo delle lotte operaie del Verbano sino al progressivo smantellamento del tessuto industriale che da noi ha precorso i tempi.

Contrastare l’oblio di una stagione di crescita politica collettiva mi pare doveroso. Un ringraziamento alla redazione.

Gianmaria Ottolini Verbania


[1] “La Cina sulla scena mondiale” un articolo attualissimo per i nostri giorni che così inizia: «Di che colore è la pallina di ping-pong che cinesi e americani si scambiano, facendo crollare in ventiquattrore l’immagine dell’isolamento cinese sulla scena del mondo? È una domanda lecita. Il valore politico dell’invito ai campioni americani è stato sottolineato da tutte le parti …».

[2] Pubblicata il 5 maggio, curiosamente a fianco di un’altra anch’essa di un verbanese. Infatti Francesco Leone è medico dell’ASL di Biella, ma è nativo di Verbania e conosciuto anche perché fratello di una nota compagna psichiatra Verbanese. Ne trascrivo il testo di strettissima attualità.

Il «problema» Askatasuna. Ho partecipato con la mia famiglia a Torino al corteo per la festa dei lavoratori, che dopo aver raggiunto piazza Castello è proseguito, con uno spezzone di centinaia di persone, verso corso Regina Margherita. Nessuna delle persone accanto a noi aveva un atteggiamento aggressivo, perlopiù erano ragazze e ragazzi e gli slogan del corteo erano rivolti oltre che alla difesa dei lavoratori, contro il genocidio di Gaza e a favore del ritorno in attività del centro sociale Askatasuna. Ho sentito interventi a favore dell’ecologia, del diritto alla casa e allo studio che, credo, siano i bisogni della nostra società contemporanea. Mi sono posizionato volutamente alla testa del corteo per capire cosa poteva succedere dall’incontro di una manifestazione nonviolenta ed uno schieramento di polizia in assetto antisommossa. Il dettaglio dello scontro che è seguito si vede in molte foto e video. Il bilancio personale è di qualche contusione, ma le riflessioni e le domande che restano sono tante. Il «problema» Askatasuna dura da mesi ma i fatti li vedono e li commentano, rischiando in prima persona, soltanto giornalisti e fotografi. Chi sono questi fantomatici «autonomi» o «facinorosi»? Sono i ragazzi e le ragazze che chiedono un luogo cittadino dove incontrarsi e fare politica. Quali sono gli «episodi da condannare» ai quali si riferiscono le autorità locali di entrambi gli schieramenti politici? La mia impressione è che se non inizierà un vero dialogo con la popolazione, corso Regina Margherita sarà teatro di molte altre tensioni. Francesco Leone Biella.


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