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Hedy Lamarr diva dimenticata scienziata ignorata

1 gennaio 2025

Dedico il 150° articolo di Fractaliaspei ad un tema più “leggero” del solito. Almeno apparentemente, perché ovunque si scavi si possono ritrovare questioni degne di riflessioni. Quale lettore di fumetti e di graphic novel mi sono imbattuto in una “biografia a fumetti” sull’attrice Hedy Lamarr dei francesi William Roy e Sylvail Dorange[1] e pubblicato in italiano dalle Edizioni BD[2]. Non conoscevo l’attrice né tantomeno la sua storia. Sono così risalito al documentario “Bombshell”[3] che ne ricostruisce con attenzione la vita e utilizza per la prima volta una lunga intervista all’attrice curata dal giornalista e scrittore Fleming Meeks di “Forbes Magazine”, importante periodico economico con costanti approfondimenti anche in campo scientifico e tecnologico.

In realtà il nome originario della Lamarr era Hedwig Eva Maria Kiesler; il diminutivo Hedy era già utilizzato nelle sue iniziali esperienze di attrice in Austria, mentre il cognome d’arte Lamarr le è stato assegnato dal produttore Louis Burt Mayer, il capo indiscusso della Metro Goldwyn Mayer. Erano sul transatlantico Normandie dove Hedy, che aveva già rifiutato un contratto poco vantaggioso con la MGM, sfoggia ad arte la sua bellezza ed eleganza nel ballo di bordo convincendo il produttore ad un contratto di 550 dollari settimanali per sette anni. Siamo nel 1937 e un nome tedesco non era opportuno per il lancio di una nuova star e Mayer, dietro consiglio della moglie che ne aveva colto la somiglianza con una attrice del muto, Barbara La Marr, le assegnò il nome che la contrassegnerà nel resto dei suoi giorni: Hedy Lamarr.

Ma andiamo con ordine.

Cenni biografici: una vita al massimo

Hedy nasce a Vienna nel 1914 in una famiglia dell’alta borghesia ebraica assimilata e non praticante; il padre era direttore di banca di origini polacche e la madre pianista ungherese convertitasi al cattolicesimo.

La giovane amava Vienna e i suoi dintorni che esplorava con il padre; dopo una vita e una carriera passata negli Stati Uniti, per sua volontà le ceneri saranno disperse nel 2000 nella Selva Viennese.

Il rapporto particolarmente intenso con il padre le trasmise la sua passione per le scienze e la tecnologia, più freddo il rapporto con la madre che non faceva mistero che avrebbe preferito un figlio maschio.

Enfant terrible”, come lei stessa si definirà, preferirà non ancora sedicenne abbandonare una prestigiosa scuola privata viennese per accedere agli studi cinematografici della Sascha Film svolgendo sia ruoli di comparsa che di secondo piano e nel frattempo seguire i corsi di recitazione del noto attore Ernst Arndt.

Precoce anche la sua intensa vita sentimentale: uno dei suoi primi amanti fu il giovane attore Wolf Albach-Retty, futuro padre dell’attrice Romy Schneider. Difficile e non certo breve enumerarne tutti i successivi; tra i più noti Erich Maria Remarque nel suo breve periodo in Svizzera (1936-37) e negli USA l’imprenditore, regista, produttore nonché aviatore Howard Hughes con cui ebbe più un sodalizio tecnico-scientifico mentre come amante Hedy non lo considerava un granché, tra i tanti attori  Spencer Tracy con cui ha recitato in tre film della MGM e Charlie Chaplin; non ultimo, il giovane John Fitzgerald Kennedy che bazzicava gli Studios con il suo amico Frank Sinatra e che in ricordo dei loro incontri periodicamente le inviava una cassetta di arance. Agli inizi degli anni ’50, quando era in Italia, è anche girata la voce di un suo “fidanzamento” con Gianni Agnelli.

La pellicola che ha dato notorietà a Hedy e che ha segnato nel bene e nel male tutta la sua carriera è Estasi (1933) del regista ceco Gustav Machatý; girato in Boemia il film all’epoca diede scandalo sia per alcune immagini di nudo che per la prima simulazione cinematografica di un orgasmo.

Di ritorno a Vienna, forse anche per mettere a tacere lo “scandalo” di Estasi, ottenne il ruolo teatrale dell’Imperatrice d’Austria Sissi al Theater an der Wien.

Durante queste rappresentazioni la sua bellezza e portamento fecero colpo sul ricco produttore e commerciante di armi Fritz Mandl che divenne il suo primo marito. Il matrimonio con un uomo più maturo (un ebreo convertito, tremendamente geloso e che soprattutto se ne serviva quale donna immagine al suo fianco nei pranzi di gala con i suoi possibili acquirenti, in particolare nazisti e fascisti) era diventato per lei una prigione, seppur dorata. Un primo tentativo di fuga a Budapest per riprendere l’attività di attrice fu stroncata dal marito che la fece rientrare a forza a Vienna. Il secondo tentativo (1937) andò a buon fine – aveva indossato i panni di una sua cameriera – raggiungendo prima la Svizzera poi  Londra con l’obiettivo ben chiaro di ottenere un contratto con la MGM che le consentisse di emigrare quale attrice negli Stati Uniti.

Hedy con John Loder

Non occorre entrare nel dettaglio degli altri suoi cinque matrimoni: il produttore e sceneggiatore Gene Markey (1939-40), l’attore inglese John Loder (1945-47) da cui ebbe due figli (Denise e Antony), il poliedrico (musicista, attore, albergatore …) Ernst Heinrich “Teddy” Stauffer (1951-52) trasferendosi ad Acapulco dove il marito gestiva un noto night, il petroliere texano Howard Lee (1953-1958) che finanzierà i suoi tentativi di produzione filmica indipendente, ed infine l’avvocato Lewis Bojes Jr. (1963-65) conclusosi con una tribolata causa di divorzio.

Il giudizio complessivo di Hedy sui suoi matrimoni sarà molto netto:

 In sostanza, affermerà, “i periodi più felici della mia vita sono stati quelli fra un matrimonio e l’altro”.

Problematico anche il rapporto con il denaro e i tentativi di attività imprenditoriale e di produttrice cinematografica. A parte il finanziamento di un ristorante (Il Rue) gestito da un georgiano nel cuore di New York e alcune co-produzioni, le due “imprese” principali si sono rivelate un vero e proprio fallimento. Dopo il notevole successo di “Sansone e Dalila(1949) pensò di produrre e interpretare un colossal storico sul tema del rapporto fra bellezza femminile e potere incentrato sugli amori delle donne più famose fra mito e storia. Un progetto faraonico che si ridimensionò a tre episodi: Elena e Paride, Genoveffa di Brabante[4] e Sigfrido, Giuseppina e Napoleone. Girato in Italia (1952-53) con divergenze durante le riprese che la convinsero a passare la regia da Edgar G. Ulmer con cui aveva già collaborato, al francese Marc Allégret. Anche ridimensionato il film fu un fallimento sia artistico che soprattutto economico. Non trovò negli USA un distributore e perse tutti i soldi investiti. Il film uscì poi spezzettato nei diversi episodi con scarsissimo successo. In Italia uscì col titolo L’amante di Paride (1954).

Accantonata l’attività artistica, con il quinto marito, il petroliere texano Howard Lee, si era trasferita a Houston in Texas nel 1954. Durante le vacanze invernali col marito ad Aspen in Colorado si innamorò del posto e, anche stanca del ruolo di moglie da esibire, convinse Howard ad acquistare un terreno con l’obiettivo di costruirvi un resort sciistico.

Vi dedicò molte energie negli anni successivi ricostruendo un ambiente di stile austriaco. Quando i rapporti con il marito, sempre più spesso dedito all’alcool, si incrinarono, negli accordi per il divorzio avrebbe dovuto tenere il resort di Aspen.

Hedy con Sylvia Hollis

In quei giorni il figlio undicenne Tony mentre era in bicicletta venne investito da un’auto pirata subendo gravissime lesioni agli arti e alla testa e lei, sotto shock, non si presentò all’udienza, mandando al suo posto la sua controfigura ed amica Sylvia Hollis. Il giudice si infuriò e decurtò gran parte di quanto le spettava, Aspen compresa, e così il progetto “andò in malora”.

D’altronde lei stessa ammetterà di esser stata “una pessima donna d’affari”, non aveva il senso del rapporto costi-benefici, si tuffava in imprese più per passione che per calcolo economico. Il senso del risparmio proprio non le apparteneva e ne aveva fatto una sorta di edonistica filosofia di vita.

Decisamente più positivo il giudizio che Hedy si è data sul suo ruolo di madre. Quando nel ’47 si concludono le pratiche di divorzio con l’attore John Loder, la figlia Denise aveva due anni e Tony pochi mesi. Il padre se ne disinteressò. Li volle crescere lei stessa sino al loro raggiungimento della indipendenza: “Ero una ragazza madre di quarant’anni.” Per i due figli ha anche inventato un apposito giubbotto salvagente.

Nelle interviste i figli Tony e Denise ricordano come Hedy li avesse educati in particolare ad apprezzare la bellezza della natura, della musica che lei teneva viva suonando di frequente il pianoforte e della pittura, una delle passioni costanti nella vita dell’attrice: lei stessa dipingeva e diceva che non solo le dava soddisfazione ma che era un modo efficace per rilassarsi dallo stress del lavoro; inoltre comprava spesso dei quadri con cui riempiva la sua abitazione. Dall’altro lato la sua educazione era severa, “molto austriaca”, più volta a far acquisire le regole della vita che ad effusioni e smancerie.

La Diva

Ottobre 1937. Arrivo a Hollywood

Quando nel settembre 1937 Hedy scende dal Normandie, viene presentata dalla MGM come la nuova star venuta dall’Europa. Non viene impegnata subito in nuove realizzazioni filmiche ma deve sottoporsi ad una rigida dieta per assottigliarsi secondo i parametri di bellezza allora in auge oltreoceano, imparare l’inglese con una pronuncia accettabile e forse anche per decantare il ricordo dello “scandalo” di Estasi.  Non sopportando troppo a lungo l’inattività, con l’aiuto dell’attore Reginald Gardiner con cui aveva intrecciato una breve relazione e dello stesso protagonista Charles Boyer, riesce a farsi assegnare dal regista John Cromwell il ruolo della bella e misteriosa Gaby in Un’americana nella Casbah (Algiers, 1938). Il ladro francese di gioielli Pepe lo Moko si nasconde nella Casbah di Algeri e rimane affascinato dalla misteriosa e ingioiellata americana:

  • (Pepe) Cosa facevi prima?
  • (Gaby) Prima di cosa?
  • Dei gioielli
  • Li desideravo …

Il film era un remake del film francese Pépé le Moko interpretato da Jean Gabin, decisamente inferiore per trama e recitazione all’originale, anche per le rigidissime regole del Production Code statunitense che costrinsero il regista a modificare in più punti la sceneggiatura; ha comunque inaugurato uno stile artistico (un B/N con scuri contrastati) e di ambientazione tipico di molte pellicole noir a partire da Casablanca (1942)[5].

Ma soprattutto il film consacrò la Lamarr quale la diva per eccellenza del cinema statunitense tra la fine degli anni ’30 e la prima metà del decennio successivo. Una elegante dark lady in grado di sedurre qualsiasi uomo. Non è chiaro quando cominciò a girare l’appellativo “La donna più bella del mondo” ma dopo il film era comunque citato da chiunque parlasse della diva di origine austriaca.

Una bellezza incentrata soprattutto sul volto estremamente regolare che la scriminatura centrale dei capelli neri corvini esaltava al massimo e contrastava con la carnagione di un bianco eburneo. Non mi era inizialmente chiaro quale fosse il colore degli occhi: paiono particolarmente chiari in contrasto con la nerissima capigliatura ondulata. Nelle foto a colori dell’epoca non si capisce anche perché sbiadite: passano dal celeste al verde chiarissimo. Occhi cangianti mi verrebbe da dire. Ho interrogato l’intelligenza artificiale e oltre a banalità risapute sull’attrice mi ha dato una risposta che mi ha lasciato perplesso: “Hedy Lamarr aveva occhi di un colore marrone scuro. … I suoi occhi scuri, intensi e magnetici erano una delle sue caratteristiche distintive, che catturavano l’attenzione in molti dei suoi film.”

Il sito FilmTv nella rubrica “I suoi occhi” riportava questa immagine da “Estasi”.

L’intensità dello sguardo OK, ma in B/N difficile capire. Comunque la successiva visione di molte foto ed anche alcuni ritratti, mi hanno fatto propendere per un verde acqua marina chiarissimo.

Colore scuro e scriminatura centrale dei capelli vennero imitati da altre attrici quali Joan Bennett, Mirna Loy e soprattutto Vivien Leigh, la protagonista di Via col vento. La Disney che stava lavorando a Biancaneve e che aveva pensato inizialmente a una giovane principessa bionda, si affrettò a passare al nero con tanto di “riga” nel mezzo. Soprattutto la figura di Hedy ispirò il personaggio comics della misteriosa ladra di gioielli Catwoman, l’antagonista femminile di Batman.

Il successo d’immagine della nuova diva spinse la MGM a farlo sfruttare al massimo; fino al 1945, anno in cui la Lamarr riuscì a scindere il contratto con la Casa di produzione di Louis Burt Mayer, sono quattordici i suoi successivi film. In particolare si può ricordare La febbre del petrolio (1940) a cui lei stessa volle partecipare nel ruolo non principale della indipendente e spregiudicata Karen, una delle sue migliori interpretazioni. Il successo del film rinforzò la sua immagine e la quantità di lungometraggi in cui venne impegnata.

Un altro personaggio che Hedy tenne a interpretare sarà quello della bella Marvin Myles in uno dei film più riusciti di King Vidor, Il molto onorevole Mr. Pulham (1941): una donna autonoma ed emancipata, ingaggiata come creativa in una società pubblicitaria che rinuncia al matrimonio con la persona amata per non rinchiudersi nel ruolo della moglie altolocata.

Il produttore Mayer voleva invece sfruttare la sua attrattiva erotica (Bombshell) e, per aggirare le ipocrite linee guida del codice Hays le cui ferree regole morali e razziste erano particolarmente rigorose per le donne di “razza” bianca, le impose in più casi ruoli esotici, meticci, sudamericani e addirittura africani a partire dal film successivo a Un’americana nella Casbah: La signora dei tropici (1939) in cui Hedy interpreta il ruolo di Manon, una bellissima meticcia indocinese.

Il punto più basso sarà nel 1942 con La sirena del Congo in cui Lamarr interpreta una giovane ninfomane africana, Tondelayo, che si esibisce in inverosimili danze erotiche africane: filmaccio destinato alla soddisfazione delle truppe in guerra. Il commento sconsolato della coreografa Maria Solveg-Matray: “Hedy avrebbe di certo preferito danzare valzer viennesi”.

Liberatasi finalmente dal vincolo con la MGM intraprende una attività, di attrice e di compartecipazione alla produzione, scegliendosi i ruoli che più ritiene idonei al suo personaggio. Il primo film, del 1946 è Venere peccatrice con un suo ruolo decisamente dark. Le prime sequenze ci mostrano Jenny bambina, monellaccia, figlia dell’alcolizzato del paese, che mette ai suoi piedi tutti i ragazzini della sua età, in particolare Ephraim, figlio dell’uomo più ricco del paese. Il personaggio è delineato: anni dopo sedurrà in successione Ephraim e ne sposerà il padre Isaiah Poster.

Dopo aver portato alla morte il padre alcolizzato e i due Poster ereditandone la fortuna, abbindolerà il bel John portandolo all’altare nonostante fosse già fidanzato con la sua “amica del cuore” Meg. Il film, anche grazie ad una forte campagna pubblicitaria, ebbe un notevole successo nonostante il regista Egdar Ulmer, anch’egli esule ebreo dall’Austria, avesse sino ad allora girato B-movie a basso costo. I due film successivi, un giallo (Disonorata, 1947) e una commedia (È tempo di vivere, 1948) non ebbero fortuna e portarono anche alla chiusura della breve attività di co-produttrice della Lamarr.

Hedy capisce che la sua carriera ha bisogno di un rilancio e l’occasione arriva con la notizia che il famoso regista e produttore Cecil B. DeMille (denominato familiarmente CB negli Studios) sta selezionando attrici per il ruolo di Dalila in una nuova realizzazione, un colossal del genere biblico che lo ha reso famoso: sabbia, sangue e sesso.

Lamarr riesce a imporsi nonostante per quel ruolo concorressero più attrici, non poche di fama[6]; sembra che DeMille si sia deciso dopo aver visionato Venere peccatrice.

Per Hedy Sansone e Dalila sarà anche il primo film a colori e durante la realizzazione non pochi saranno i contrasti con il regista; in particolare riuscirà ad imporre le proprie scelte per i suoi costumi facendo affiancare alla costumista ufficiale anche quello di Elois Jenssen. CB tenderà poi a ridimensionare gli screzi con l’attrice:

Abbiamo discusso un poco, certo, ma ho sempre rispettato Hedy … Lei era combattiva, però faceva tutto ciò che ci si aspettava che facesse. Quando io ero sul punto di scoppiare, lei rimaneva calma. Aveva molto rispetto per se stessa. Tenendo conto della sua fama e della sua bellezza, è una delle persone meno snob che io conosca.

Il film ebbe un enorme successo di pubblico, il primo per incassi nell’anno di uscita (1949) e secondo tra gli anni ’30 e l’inizio dei ‘50, superato solo da Via col vento (1939).

Nonostante la notorietà riconfermata i film successivi non brillano né per qualità né per riscontro di pubblico: abbiamo un noir (L’amante, 1950), una incursione nel western (Le frontiere dell’odio, 1950) e una commedia con Bob Hope (L’avventuriera di Tangeri, 1951).

Nel tentativo di replicare il successo di Sansone e Dalila si imbarca in un metaprogetto di colossal storici (L’amante di Paride, 1954) del cui fallimento ho già parlato.

Dopo una partecipazione secondaria, nel ruolo di Giovanna d’Arco, al film parodistico L’inferno ci accusa di Irwin Allen, interpreta quello che sarà il suo ultimo film: L’animale femmina (1958) diretto da Harry Keller. La sceneggiatura si ispira indirettamente a Viale del tramonto di Billy Wilder.

Vanessa, una famosa attrice oramai alla fine della sua carriera, si innamora e seduce una giovane comparsa del film entrando in conflitto con la figlia adottiva che del giovane era amante. Vanessa capisce che deve farsi da parte e tenta il suicidio. Il film non regge al confronto con quello di Wilder, ma l’interpretazione di Hedy nel ruolo di Vanessa è seducente e convincente. Un addio consapevole alle scene: ha quarantaquattro anni e non si può restare una Diva, La donna più bella del mondo, per tutta la vita.

Scienziata e inventrice

La passione per le scienze e in particolare la tecnologia è stata certo frutto del suo intenso rapporto col padre che la accompagnava per Vienna e dintorni per mostrarle le più recenti innovazioni, dai tram alle centrali elettriche. Era lei stessa particolarmente predisposta a intuire logica e struttura delle apparecchiature tecniche; sin da bambina smontava i suoi giocattoli per poi ricomporli. Più volte citato l’episodio di un carillon che lei, prima ancora dei cinque anni, smontò e rimontò alla perfezione per poi provare a realizzarne alcuni lei stessa.

A scuola la sua materia preferita era la chimica, in particolare per le attività di laboratorio. Dopo il diploma si era iscritta a ingegneria ma non portò avanti gli studi universitari perché ormai l’attività cinematografica aveva preso il sopravvento.

Durante le cene organizzate dal primo marito Fritz Mandl per instaurare rapporti con i possibili importanti acquirenti di armamenti, perlopiù nazisti e fascisti, anche se in apparenza aveva solo un ruolo di contorno (la bella moglie dell’importante industriale) Hedy ebbe la possibilità di ascoltare molto sulla produzione e innovazione bellica capendo molto di più di quanto consorte e commensali potessero immaginare. Il marito però non le permise mai di entrare in fabbrica, non tanto per motivi di sicurezza, ma per la sua ossessiva gelosia: non avrebbe in alcun modo sopportato sguardi maschili di ammirazione per la moglie da parte di suoi operai.

Questa passione scientifica e tecnologica di Hedy si svilupperà in pieno dopo la sua emigrazione negli Stati Uniti; il suo non era solo un interesse teorico ma soprattutto era un approccio operativo e creativo. Scienza e tecnologia servono a migliorare la vita, risolvere problemi e soddisfare esigenze grandi e piccole.

Hedy dormiva pochissimo. Se non recitava (o non era in intimità con mariti o amanti) si esercitava costantemente in un suo attrezzato laboratorio domestico consultando per i suoi esperimenti la propria biblioteca tecnico scientifica ricca ed aggiornata.

L’imprenditore, aviatore ed attore Howard Hughes con cui Hedy ebbe una relazione (cfr. sopra) la accompagnava nelle sua aziende di produzione aeronautica, ammirato per la capacità di Hedy di entrare nel merito dei problemi tecnici e dandole l’autorizzazione a consultare in qualsiasi momento, per le sue ricerche e progetti, gli scienziati e i tecnici alle proprie dipendenze. Tra i regali che il ricco Howard fece all’attrice il più apprezzato fu quello di un laboratorio in miniatura che Hedy poteva utilizzare nel suo camerino tra una ripresa e l’altra. Venuta a sapere che Howard stava lavorando sulla potenza dei reattori per produrre aerei capaci di maggior velocità, Hedy comprese che anche l’aerodinamica poteva avere un ruolo importante. Si dedicò ad uno studio comparato sui pesci e gli uccelli più veloci confrontando in particolare pinne ed ali: la conclusione fu che un aereo per poter incrementare la velocità non doveva più avere le ali approssimativamente rettangolari e perpendicolari rispetto alla fusoliera sino allora in uso, ma triangolari e arretrate rispetto alla direzione di volo. Hughes stesso ricorda nella sua biografia il nuovo progetto di ala fornitogli dalla Lamarr definendola un genio che ha precorso la modellistica aerea dei Concorde.

Quando qualche notizia sulla sua attività scientifica trapelò sulla stampa la MGM fece di tutto per far passare sotto silenzio questo aspetto non noto della Diva nella convinzione che avrebbe nociuto alla sua immagine. La frase più spesso citata della Lamarr recita così:

Consapevole che nella mentalità dell’epoca Bella e intelligente, Diva e scienziata non potevano andare d’accordo, accettò di lasciare sottotraccia questo importante aspetto della sua personalità. Naturalmente non senza amarezza come commenterà molti anni dopo nella sua intervista al Forbes Magazine consapevole che, salvo rare eccezioni, gli uomini non sono mai andati oltre al suo viso e alla sua immagine.

Le sue invenzioni non erano solo rivolte a problemi di alta tecnologia ma anche atte a risolvere e migliorare semplici aspetti della vita quotidiana. Ho già parlato del giubbotto salvagente ideato per i suoi figli. Fra le tante altre il sistema a vite per estrarre e riporre il rossetto senza sporcarsi le dita, un sistema per entrare e uscire dalla vasca da bagno senza pericolo di scivolare, un inserimento a ventaglio di fazzoletti usa e getta di modo che, estraendone uno, esca dalla confezione l’inizio del successivo come oggi perlopiù si usa con le veline per il trucco, una tinta per capelli “Colore Hedy Lamarr” ceduto alla nascente azienda di cosmetici Max Factor che lo commercializzò con un buon successo.  Alcune anche stravaganti come un collare fosforescente per cani o un nuovo tipo avveniristico di semaforo; altre non riuscite come una compressa, destinata a operai e soldati, che avrebbe permesso di ottenere con un bicchiere d’acqua una bevanda simile alla Coca Cola senza dover trasportare le ingombranti bottigliette; funzionava però solo con una certa durezza dell’acqua e non nella maggior parte dei casi.

Ma veniamo alla sua invenzione più importante, il “salto di frequenza” brevettato insieme al musicista George Antheil nell’agosto del 1942. George era nato nel 1900 a Trenton nel New Jersey da genitori prussiani. Bambino prodigio al pianoforte studia musica e ventunenne si reca in Europa dove diventa noto come compositore particolarmente innovativo e frequenta l’intellettualità europea d’avanguardia fra le due guerre. Oltre trecento le sue composizioni che esaltano e riproducono il mondo delle macchine e che presenta in concerti provocatori in cui più volte scoppiano risse nel pubblico fra estimatori e detrattori.

Musicalmente, l’opera considerata il suo capolavoro è il Ballet Mécanique, un balletto animato da sedici pianoforti meccanici sincronizzati suonati dallo stesso compositore. L’opera, nata in collaborazione con il pittore Fernand Léger, nel 1924 diventa anche un film firmato da Antheil, Léger e Man Ray”.[7]

Ritornato negli USA negli anni ’30 entrò in contatto con il mondo del cinema componendo colonne sonore. Tra i suoi molteplici interessi vi era anche la medicina e in particolare gli studi sul sistema endocrino e gli ormoni. Hedy che era spesso angustiata dal produttore Mayer per il suo seno poco prosperoso, sapendo che Antheil avrebbe partecipato ad una cena comune gli fa recapitare un messaggio che è interessata a conoscerlo. George pensa ad uno scherzo ma quando, in ritardo, arriva alla cena vede che il suo posto è proprio davanti alla Diva.

«Mi sedetti e rivolsi lo sguardo a Hedy Lamarr. I miei occhi bruciavano, ma non riuscivo a distoglierli dai suoi. Ecco la donna più bella del mondo, mi dissi. La maggior parte delle regine del cinema non sono un granché quando le vedi in carne e ossa, ma lei sembrava infinitamente più bella che sullo schermo[8]

Siamo nell’estate del 1940; l’attrice non era interessata al musicista ma all’endocrinologo. George le suggerisce una sostanza di attivazione mammaria che però non raggiungerà l’esito sperato. È nata comunque un’amicizia e una stima reciproca rinforzata dai comuni interessi scientifici e dalla preoccupazione di entrambi per lo sviluppo della guerra che vede la Germania di Hitler sempre più forte e aggressiva con l’invasione della Francia e gli attacchi con sottomarini alle navi britanniche in uno dei quali (alla SS City of Benares) erano deceduti dei bambini.

Mentre i siluri tedeschi arrivano a segno quelli britannici erano intercettati dalla marina germanica con un sistema che individuava la frequenza radio utilizzata per guidare i siluri e provocava interferenze atte a deviarli.

Il problema era allora quello dar vita ad un “sistema di comunicazione segreto”, non intercettabile. Mettono insieme le conoscenze di Hedy sui sistemi d’arma che risalivano al periodo del primo matrimonio, lo studio in comune delle modalità di funzionamento di un primo rudimentale telecomando (il Philco Magic del 1939) che permetteva di cambiare a distanza le frequenze di una radio, l’esperienza di George sulle bande perforate che utilizzava per sincronizzare le pianole meccaniche, l’idea di allargare la banda di comunicazione a 88 frequenze (tante quante i tasti di un pianoforte) con salti continui da una all’altra secondo modalità e tempi comuni a emittente e ricevente.

Nasce così il “Sistema di comunicazione segreto” basato sul “salto di frequenza” (oggi tecnicamente definito Frequency-hopping spread spectrum ovvero Spettro diffuso per salti di frequenza) che viene presentato all’ufficio brevetti il 10 giugno 1941 e approvato l’11 agosto 1942 con il numero 2.292.387.[9]

Nel frattempo, dopo l’attacco di Pearl Harbor del 7 dicembre 1942 gli Stati Uniti erano entrati in guerra e i due autori dell’invenzione presentano e mettono a disposizione della Marina il brevetto. La risposta è negativa, formalmente l’obiezione è che è troppo ingombrante per collocalo sui siluri ma non nascondono un certo sarcasmo per la proposta di un musicista eccentrico e una nota Stella del cinema che poco avevano a che fare con l’ambiente militare.

«Credo di conoscere il motivo della loro diffidenza – scrive Antheil in una lettera piena di rabbia e di sarcasmo -. Nel nostro bre­vetto, nell’intento di spiegare nel modo più chiaro possibile il nostro congegno, Hedy e io abbiamo scritto che in un certo senso funziona in modo simile al meccanismo fondamentale del piano meccanico. Apriti cielo! Il reverendissimo e togatissimo signore di Washington che ha valutato il progetto non è andato oltre la lettura delle parole “piano meccanico”. Mi sembra di vederlo: “Mio Dio – deve aver pensato – com’è possibile stipare un piano meccanico in un siluro!”».[10]

Alla Lamarr arriva invece l’invito ad utilizzare il suo fascino per promuovere l’acquisto delle obbligazioni di guerra; invece di mandarli a quel paese come avrebbero meritato, Hedy si impegna in una intensa campagna pubblica organizzata dall’esercito (con tanto di baci alla “donna più bella del mondo” sorteggiati fra i maschi acquirenti) per la vendita dei bond di guerra. Hedy riuscì così a raccogliere ben 25 milioni di dollari dell’epoca (oggi corrispondenti ad almeno 350 milioni) a sostegno delle spese militari. La sua volontà di contribuire comunque alla sconfitta del nazismo le ha fatto mettere da parte l’umiliazione subita. Tanto più che la Marina, pur non utilizzandolo, si è appropriata del brevetto secretandolo in quanto opera di Ennemy Alien (nemica straniera) avendo ancora Hedy la cittadinanza austriaca. Cittadina del Terzo Reich per il brevetto ma patriota americana per la raccolta dei bond di guerra!

Il brevetto come vedremo sarà utilizzato dalla Marina statunitense vent’anni dopo dalle navi da guerra partecipanti al blocco navale durante la Crisi dei missili di Cuba (1962). Non è risaputo se il presidente dell’epoca fosse a conoscenza che le sue navi stessero utilizzando il brevetto della sua giovanile fiamma; comunque in quella occasione non le ha mandato una cassetta di arance.

Il triste declino di una diva

Nel 1957 Hedy aveva partecipato anche a due episodi di serie TV (Shower of Stars e I racconti del West) e dopo L’animale femmina (1958) compare più volte nei salotti televisivi; ma gli anni passano e si rende conto che la sua immagine iconica, la sua bellezza incomparabile, stanno tramontando. Tenta di provvedervi con interventi di chirurgia plastica, allora agli esordi, che in più casi non migliorano, anzi peggiorano, la situazione, specie quelli al viso. A questo si aggiunge un equilibrio psichico instabile con periodi di vera e propria depressione già nel 1958, successivamente al divorzio con il petroliere Howard Lee dopo cinque anni di matrimonio[11] e l’esito disastroso della causa di divorzio con la perdita di Aspen a cui teneva moltissimo.

Solo anni dopo riuscì a capire che le sue crisi ricorrenti e il suo carattere instabile erano dovute ad una dipendenza da anfetamine iniziata negli anni ’50 quando con la MGM cominciò a collaborare il famoso dott. Max Jacobson denominato Dottor Feelgood che appunto faceva “star bene” i suoi pazienti con una siringa di 40 mg. di un suo miracoloso preparato che in realtà era a base di anfetamine. Quando le attrici erano stanche o non troppo in forma sia Louis B. Mayer che Cecil D. Ce Mille chiamavano il Dr. Feelgood per dar loro una “sveglia” con il suo “concentrato di vitamine”.

Il 1966 è l’anno in cui l’immagine pubblica della Lamarr precipita.

Nel gennaio viene arrestata all’uscita dei Grandi Magazzini May di Los Angeles per il possesso di merce non pagata (cosmetici, vestiario intimo …) per 86 dollari. Quando, dopo due ore di carcere, viene rilasciata su cauzione giornalisti e TV sono fuori ad attenderla e la notizia e le sue immagini fanno il giro del mondo. Per qualche giorno è l’argomento di prima pagina della stampa statunitense. Il produttore e regista Bert Gordon che l’aveva contattata per un ruolo nel film La bambola di pezza la rimpiazza con Zsa Zsa Gábor. Nel processo (aprile-maggio), seguito anch’esso con clamore dalla stampa, Hedy verrà assolta ma ne uscirà un’immagine di persona con problemi psichiatrici e forse affetta da cleptomania.

 Negli stessi giorni dell’assoluzione esce alle stampe Ecstasy and me: my life as a woman[12] di cui lei appare quale autrice, mentre era in realtà frutto di due ghostwriter, come concordato dal contratto di Hedy con l’editore newyorkese Bartholomew House. Cy Rise aveva registrato cinquanta ore di intervista con l’attrice mentre Leo Guild aveva redatto il testo.  Quando Hedy legge il libro dato alle stampe si rende conto che è un’opera scandalistica incentrata sulle sue avventure sessuali con uomini e in alcuni casi anche con donne. Se una decina di ore dei suoi colloqui con Rise erano incentrate anche sulla sua vita sentimentale, delle oltre quaranta ore in cui gli altri aspetti della sua vita erano stati affrontati, compresa l’attività scientifica, praticamente nel libro non c’è traccia. I due erano anche riusciti ad acquisire le registrazioni dei colloqui con lo psicanalista Irving Taylor che seguiva Hedy. Nella causa intentata contro l’editore per tentare di impedire l’uscita del libro, il tribunale pur riconoscendo che il testo era “sporco, nauseante e progettato per sfruttare i peggiori istinti del pubblico” ritiene che non si possa impedirne l’uscita a seguito del contratto che era stato firmato con l’editore.

Da quel momento l’attività principale della Lamarr sembra esser quella giudiziaria; con i suoi avvocati intenta numerose cause per danni economici: l’editore di L’estasi ed io, il regista Bert Gordon e un’azienda cosmetica che avevano interrotto i rapporti con lei dopo lo scandalo del taccheggio; il dottor Taylor che aveva consegnato ai due ghostwriter i nastri con le sue sedute psicanalitiche verso cui era giustamente furibonda, ma il caso verrà archiviato nel 1972. Successivamente denuncia un tecnico, riparatore di fotocopiatrici, di averla stuprata sotto minaccia di una rivoltella; il tribunale, nonostante la figura ambigua e morbosa del querelato, non dà credito all’attrice che a sua volta è costretta a risarcire l’accusato. Anni dopo una vicenda simile avrà analogo esito.

Lo stesso ambiente del cinema e culturale statunitense non è tenero con lei. Dopo la perfida battuta di Groucho Marx relativa a Sansone e Dalida (È l’unico film che ho visto dove le tette del protagonista sono più grandi di quelle della star), in uno dei suoi ruoli comico-satirici l’attrice Lucille Ball prende di mira la Lamarr/Tondelayo de La sirena del Congo (White Cargo Parody, 1965), subito dopo l’episodio dell’arresto per taccheggio Andy Warhol nella scuola di cinema della sua Silver Factory propone agli allievi  la sceneggiatura su una taccheggiatrice: “Hedy, or the 14 years old girl”.  Nel 1974 Mel Brooks, storpiandole il nome, chiamerà Hedley Lamarr lo speculatore senza scrupoli del suo Mezzogiorno e mezzo di fuoco. E sono solo alcuni esempi.

Hedy nel 1968 lascerà Los Angeles per New York allontanandosi definitivamente dal mondo del cinema. La sua salute peggiora con problemi alla vista che le operazioni di cataratta risolvono solo temporaneamente e tende sempre più ad isolarsi. Oramai è un’icona negativa e la stampa non la dimentica come quando pubblicano una foto di lei ormai anziana con questo commento “È vecchia e brutta. Non la riconoscereste.”

Gli ultimi anni, dal 1987 li passerà in Florida, prima a Miami Beach e poi in una un residence per anziani a Altamonte Springs.

Nel 1991 si ripete quasi identico l’episodio del gennaio 1966: ad Orlando all’uscita del drugstore Casselberry fa suonare l’allarme per prodotti non pagati: un collirio e un lassativo per 21 dollari e 48 cent. Arrestata e rapidamente rilasciata dopo l’intervento del suo avvocato, Hedy torna a far parlare di sé la stampa non solo statunitense. Sembra il finale triste, molto triste, di quella che era stata “la donna più bella del mondo”.

Gli sviluppi del Salto di frequenza e il tardivo riconoscimento

Il brevetto 2.292.387 Lamarr-Antheil avrebbe dovuto scadere nel 1959 ma già nel 1955 la Marina lo fornisce ad un ingegnere, Romuald Irenus ‘Scibor-Marchocki della Hoffman Laboratories, che lo utilizza per il suo sistema di monitoraggio sonar atto a individuare la presenza di sommergibili; è il sistema Sonobuoy basato su boe cilindriche scaricate in mare da un aereo che vola a bassa quota: sono dotate di sonar sottomarini in grado di comunicare con l’aereo l’eventuale presenza di sottomarini. La comunicazione criptata fra le boe e l’aereo avviene infatti con il sistema del salto di frequenza. Irenus e i suoi collaboratori non sapevano che Lamarr ne fosse l’ideatrice in quanto la firma sul brevetto era “Hedwig Kiesler Markey” e il nome di George Antheil non era particolarmente noto. Pensava fossero due ingegneri della US Navy.

Solo anni dopo verrà a saperlo e pubblicherà un “Pubblico Tributo a Hedy Lamarr”. Il suo sistema non utilizzava le bande perforate ma rulli metallici dentati che appunto producevano salti di frequenza pseudo casuali non intercettabili.

Il sistema viene poi perfezionato nel 1957, sempre su commissione della Marina, dall’azienda Sylvania Electronics di Buffalo utilizzando non più i sistemi elettro-meccanici delle bande perforate o dei rulli, ma i transistor dando vita al sistema di comunicazione criptato Blades[13] utilizzabile non solo per le Sonoboe ma più in generale per le comunicazioni militari. Il suo impiego verrà reso pubblico solo dopo il 1962, l’anno della Crisi dei missili di Cuba, quando lo utilizzano i mezzi militari della Marina impegnati nel Blocco navale dell’isola. Oramai il brevetto Lamarr-Antheil era scaduto! Ai due autori nessun riconoscimento né economico né morale.

Sempre negli anni della guerra fredda in ambito militare si sviluppa Internet per connettere fra loro i centri di ricerca a lungo termine, anche per reagire al sorpasso tecnologico dell’Unione Sovietica che nel 1957 aveva lanciato lo Sputnik. Con il progressivo passaggio di Internet da tecnologia a esclusivo impiego militare e universitario al suo utilizzo pubblico, commerciale e privato, l’interesse per le connessioni wireless diventa centrale.

E qui incontriamo un personaggio essenziale sia per le innovazioni nell’uso di questa tecnologia che per la storia di Hedy Lamarr: il Colonnello David Ralph Hughes nato nel 1928 a Englewood nel Colorado, pluridecorato eroe di guerra in Corea e nel Vietnam che, lasciato l’esercito nel 1973, diventa un tecnico della comunicazione e un militante per il superamento del digital divide a favore delle comunità isolate negli USA e nel mondo (Colorado, Montana, Alaska, Tibet, Galles …) noto per l’appellativo di “broadband cowboy” (cowboy della banda larga). Morirà nel 2021 e sepolto nel cimitero di Colorado Springs; sul sito Find a Grave la scheda a lui dedicata, dopo aver ripercorso la sua carriera militare, scrive:

Si ritirò dall’esercito nel 1973 per perseguire una carriera di servizio altrettanto impegnativa sulle frontiere del cambiamento elettronico. Nel 1982 insegnava un corso universitario online, molto prima che la maggior parte degli americani fosse a conoscenza di Internet. Altruisticamente e senza riguardo per il riconoscimento personale, portò le comunicazioni a banda larga nella San Luis Valley del Colorado e contribuì a rivitalizzare quella che era stata un’economia comunitaria in declino. Ha viaggiato in aree remote per dimostrare che la tecnologia wireless può essere utilizzata in modo efficace ed efficiente.

Scrive Segantini nella sua biografia di Hedy Lamarr:

“Hughes …malgrado la lunga e prestigiosa carriera nell’esercito, è culturalmente e politicamente un progressista, impegnato a favore delle popolazioni più svantaggiate.

David Hughes è tra i primi a capire che, grazie ai costi mino­ri e alla maggior semplicità infrastrutturale, il wireless cambierà le regole del gioco. Ed eliminerà distanze geografiche e sociali un tempo incolmabili, rendendo accessibile ciò che prima era remoto. Con la sua piccola società, si lancia a capofitto nelle comunicazioni wireless e offre collegamenti Internet alle aziende, alle scuole e agli uffici pubblici.

Il «cow-boy tecnologico», come lo chiamano i giornali, utiliz­za un sistema frequency hopping spread spectrum molto simile, nei principi, a quello ideato da Hedy Lamarr e George Antheil, e apparecchiature della Aironet (che oggi fa parte della Cisco) molto costose e appena uscite sul mercato. …

Hughes si batte per eliminare, o almeno ridurre, il divario tra cittadini di serie A e cittadini di serie B. Il suo impegno contro il digital divide, il divario digitale, gli vale lo stesso premio assegnato dalla Electronic Frontier Foundation a Vinton Cerf …”[14]

Lo sviluppo della comunicazione digitale dagli anni ’80 è stato inarrestabile e l’invenzione del salto di frequenza pensato da Lamarr e Antheil per guidare a distanza in modo sicuro i siluri contro le navi naziste è alla base sia dello sviluppo della rete internet che della telefonia mobile attraverso il Wi-Fi che connette reti informatiche locali senza fili, tramite onde radio, il Bluetooth che permette di collegare dati personali senza fili (Wireless) a breve distanza (es. il cellulare con gli auricolari), il Sistema Globale di Comunicazione GSM con le sua successive evoluzioni (3G, 4G), sino al Sistema di Posizionamento Globale (GPS) che attraverso una rete apposita di satelliti permette di trasmettere ad appositi ricevitori (es. i  navigatori e i cellulari più recenti) coordinate geografiche precise. In sostanza tutta la nostra infosfera ha tra i suoi precursori una bellissima diva di Hollywood e un bizzarro musicista sperimentale.

Ma torniamo al colonnello e cowboy digitale del Colorado. Nel 1996 è impegnato in un progetto scientifico ambientale commissionato dall’agenzia scientifica governativa (NSF) per collegare sensori biologici.

Proprio durante la preparazione del progetto per la Nsf, Hughes ha l’occasione di studiare in dettaglio le comunicazioni wireless, lo spread spectrum e la sua storia. E s’imbatte nel brevetto di George Antheil e Hedy Lamarr, che lui ha ammirato, da giovane soldato, come stella del cinema.

Contemporaneamente la Electronic Frontier Foundation avvia l’istruttoria per decidere i nomi dei vincitori del Pioneer Award edizione 1997. Hughes lancia la candidatura di Lamarr e Antheil. … «Promuovere la candidatura di Lamarr-Antheil – racconta Hu­ghes – non è stata impresa facile, perché alcuni, all’interno dell’Eff, non la trovavano coerente con gli scopi istituzionali della fondazio­ne, che si occupa prevalentemente di privacy, diritti e democrazia elettronica». Ma la tenacia del colonnello-tecnologo alla fine riesce ad avere la meglio. La notizia del premio ha una grande risonanza in tutto il mondo.”[15]

Hughes non è il primo ad essersi reso conto del ruolo importante di Lamarr quale scienziata e inventrice. Abbiamo accennato all’inizio alla lunga intervista telefonica che il giornalista e scrittore Fleming Meeks aveva effettuato per il “Forbes Magazine”, importante periodico economico con costanti approfondimenti anche in campo scientifico e tecnologico. Era il 1990 e Hedy aveva 76 anni. Altri periodici con interesse scientifico riprendono l’interesse per la diva inventrice. Nel febbraio 1977 poco prima dell’annuncio del premio della EFF, sul The Wall Street Journal, l’ingegnere ed imprenditore italo-americano Andrew Viterbi, uno dei padri della telefonia mobile, indica nello spread spectrum di Lamarr e Antheil quale concetto alla base dello sviluppo della comunicazione cellulare.

Ma è solo dopo il premio EFF Pioneer Award del 1997, ben cinquantasei anni dopo la presentazione dell’invenzione all’Ufficio Brevetti (1941), che la notorietà dell’altra vita quale scienziata e inventrice di una Diva perlopiù dimenticata diventa di dominio pubblico. Quando le arriva la notizia del premio era consapevole che l’interesse per il suo ruolo di inventrice stava riemergendo. La sua battuta “Era ora!” fece il giro del mondo. Non andò a ritirale il premio – della bellezza della diva non c’era più traccia e non amava farsi vedere in pubblico – e mandò il figlio Tony.

Da quel momento i riconoscimenti si susseguono negli ultimi tre anni della sua vita[16]; sempre nel 1997 è la prima donna a ricevere il BULBIE Gnass Spirit of Achievement Award della Invention Convention, noto come “l’Oscar dell’invenzione” e il premio Milstar della Lockheed Corporation.

Il suo paese d’origine, L’Austria, la riscopre e nel 1998 le conferisce la medaglia Viktor Kaplan[17] dell’Associazione austriaca dei detentori di brevetti e degli inventori (anche in questo caso sarà il figlio Tony a ritirarla) mentre l’anno successivo il Kunsthalle di Vienna organizza un progetto multimediale in suo onore. La Municipalità di Vienna le intitolerà una strada e un premio annuale per giovani scienziate austriache che lavorano nell’ambito dell’informatica.

Riconoscimenti tutti tardivi, molto tardivi di cui l’anziana attrice era consapevole (Era ora!), comunque convinta che i suoi contributi tecnico-scientifici abbiano avuto importanti sviluppi. Conclude la sua ultima video intervista con alcune citazioni fra cui questa con cui esprime con ritrovata saggezza il senso di una vita che lei stessa aveva definito “semplicemente complicata”:

L’inventore Carmelo Amarena, che l’aveva incontrata nel 1997 successivamente affermò:

“Avevamo discusso come due ingegneri di un progetto che ci appassionava. Non avevo mai avuto l’impressione di parlare con una anziana star del cinema, ma con una collega inventrice”. 

Dopo la sua morte gli omaggi si sono susseguiti a più riprese anche recentemente; ne ricordo qualcuno. In Svizzera[19], Austria e Germania, il 9 novembre, data della sua nascita, è dedicato alla Giornata dell’inventore. Nel 2013, l’istituto di ricerca IQOQI ha installato un telescopio quantistico sul tetto dell’Università di Vienna e lo ha intitolato all’attrice nel 2014. Nello stesso anno la National Inventors Hall of Fame di North Canton inserisce nella sua “galleria d’onore” i nomi della Lamarr e di Antheil.  

Per celebrare il 101° anniversario dalla nascita di Hedy Lamarr, il 9 Novembre 2015 Google dedica ah Hedy un doodle con un video animato che ricorda la vita dell’attrice.

Nel 2019 in suo onore un asteroide viene denominato 32730 Lamarr.

Il 27 agosto dello stesso anno la 76° Mostra internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia dedica la sua giornata di apertura alla proiezione della versione restaurata di Exstase (Estasi) del regista ceco Gustav Machatý già proiettato nel 1934 alla seconda edizione della Mostra del cinema con la presenza della giovanissima interprete, allora ancora con il nome di Hedy Kiesler. Non mancano inoltre utilizzi commerciali del nome dell’attrice come il Grande Magazzino del Lusso inaugurato nel centro di Vienna nel 2024. Fra le curiosità possiamo citare una nave passeggeri con bandiera cipriota costruita nel 2010, tutt’ora operativa e … le Astronavi di Star Trek: dal 2023 la nuova USS Voyager-A è di Classe Lamarr[20].

Postille e considerazioni

Estasi: quale scandalo? Rivisto oggi il film di Gustav Machatý non ha niente di scandaloso, le immagini brevissime di nudo sono quasi impercettibili e la scena dell’amplesso con orgasmo (simulato in modo tale da sembrare più una smorfia) sono nel complesso incredibilmente castigate rispetto agli standard attuali. L’erotismo è più che altro accennato simbolicamente (l’ape sul fiore, la collana che si spezza …). Semmai l’aspetto più trasgressivo è un altro: la giovane sposa che abbandona il marito sfidando la contrarietà paterna e successivamente abbandonerà l’amante allontanandosi di nascosto, scegliendo la propria indipendenza e gestendo con dolce affetto la maternità derivatane. La volontà del regista era quella di reagire alla pratica allora diffusa “di sfornare operette e commedie” con un film sperimentale sia come tematica che come montaggio e come colonna sonora. Un film di buon livello, non solo per l’epoca. Una domanda che semmai oggi possiamo porci è quanto il personaggio di Eva abbia precorso e magari influito sulla vita successiva della sua interprete.

L’ebraismo celato. Hedy dopo l’arrivo in America ha sempre taciuto sulle sue origini ebraiche. Come mai?  La risposta più frequente è riferita alla imposizione del produttore Luis Mayer ai “propri” attori di non far emergere contenuti religiosi, e nello specifico ebraici: i suoi film dovevano essere totalmente espressione e diffusione dello Spirito americano; nel privato però Mayer frequentava la Sinagoga.  Hedy invece ha sempre taciuto, non ne ha parlato nemmeno con i suoi figli.

Molti ebrei “laici” e assimilati per i quali la propria origine era considerata indifferente, sostanzialmente accidentale, di fronte alla tragedia della Shoah vissuta direttamente o indirettamente vi hanno reagito riscoprendo il loro ebraismo per alcuni in versione religiosa, laica per altri[21]. Lamarr ha invece reagito in modo opposto.

Pannello del Museo ebraico di Vienna

La morte del padre Emil nel 1936 quando, tre anni dopo l’ascesa si Hitler, l’influenza dell’antisemitismo nazista in Austria si fa più minacciosa; l’aver voluto a tutti i costi che la madre Geltrud, rifugiata in Gran Bretagna, riparasse negli Stati Uniti non tanto per averla vicina, ma per la paura che a guerra inoltrata la Germania nazista potesse invadere il Regno Unito. Il fatto che il primo episodio reso pubblico di taccheggio con relativo arresto (gennaio 1966) sia avvenuto il giorno dopo aver assistito alla proiezione de L’uomo del banco dei pegni incentrato sulla vita traumatica di un sopravvissuto, visione che l’ha impressionata e sconvolta e che per molti ha condizionato il confuso comportamento del giorno successivo. Tutto ciò mi fa pensare che per la Lamarr l’origine ebraica costituisse una sorta di angosciosa minaccia che, magari inconsapevolmente, ha voluto rimuovere.

Ciò non le ha assolutamente impedito di esercitare il suo impegno civile dapprima volendo a tutti i costi contribuire alla sconfitta di Hitler (i tre brevetti messi a disposizione dell’esercito, la raccolta dei bond di guerra) poi nell’immediato dopoguerra a concorrere, anche se dall’estero, alla rinascita civile e culturale del suo paese natale: con altri artisti di origine austriaca e politicamente schierati a sinistra dà vita presso l’Actor’s Laboratory di Los Angeles ad un gruppo volto alla creazione di un “Teatro austriaco democratico”; l’attore Paul Henreid ne era il Presidente e lei Vice-Presidente insieme a Peter Lorre.

Nel 2019 il Museo ebraico di Vienna ha voluto restituirle pubblicamente le sue origini con la Mostra Lady Bluetoon. Hedy Lamarr (27.11.2019 – 10.05.2020).

Il sistema di produzione hollywoodiano. Il magnate della MGM, Louis Burt Mayer nella sua vita aveva due chiari obiettivi.

Ebreo bielorusso nato nel 1882 a Minsk, emigrato a tre anni con la famiglia prima in Canada e poi individualmente diciannovenne negli States a Boston,voleva essere americano al 100% anglicizzando tra l’altro a tal fine il nome originario (Eliezer o Lazar Meir) e attribuendosi come giorno di nascita il 4 luglio, Giorno dell’Indipendenza. L’altro obiettivo quello di guadagnare sempre di più reinvestendo i guadagni e allargando la propria attività senza porsi scrupoli: dal commercio di rottami ferrosi alla gestione di una sala cinematografica, poi di un’intera catena di Cinema per poi passare alla distribuzione. In questa veste realizza un grosso affare ottenendo dal regista Wark Griffith l’esclusiva per il New England del suo film, il colossal (180’) Nascita di una nazione(1915) dalla regia decisamente innovativa ma apertamente misogino,  razzista e di esaltazione del Ku Klux Klan; un investimento di 50mila dollari che in poco tempo diventarono 500mila. Nel 1918 si trasferisce a Hollywood, sobborgo di Los Angeles dove l’industria cinematografica aveva iniziato a svilupparsi. Diventa produttore e nel 1924 unendosi ad altre società dà vita alla Metro Goldwyn Mayer di cui sarà indiscusso padre padrone. Quando Hedy lo incontra nel 1937 a Londra Mayer è nel paese britannico per offrire per pochi soldi contratti capestro ad attori e soprattutto attrici in fuga dal continente dove la Germania di Hitler aveva già iniziato ad espandersi[22]. Hedy, a quanto risulta, è stata l’unica a rifiutare un ingaggio a basso costo per poi ottenerne uno economicamente ben più vantaggioso sul ponte del Normandie, con regole comunque capestro imposte da Mayer. Con il Magnate della MGM ebbe molti scontri relativi ai film e alle parti che le venivano imposte ma accettava senza obiettare ritmi e modalità di lavoro richiesti: sei giorni alla settimana dalla mattina presto per il trucco sino a notte per le riprese, pillole eccitanti, e successivamente iniezioni, per reggere l’orario di lavoro e sonnifero per dormire in un camerino o una roulotte per poche ore. La figlia Denise dirà: “È stata sfruttata come un cavallo da corsa. Doveva sempre correre.

Bette Davis madrina della figlia Denise di Hedy

La sua amica Bette Davis, che faceva parte della “scuderia” Warner Bross, la major parallela e concorrente della MGM che utilizzava lo stesso tipo di contratti e metodi di lavoro, era un’attrice più combattiva e in un processo da lei intentato (che perse) contro la casa di produzione ebbe a definirne le caratteristiche come un vero e proprio “sistema schiavistico”.

Bellezza e genialità possono convivere? Evidentemente per il sentir comune, non solo dell’epoca, assolutamente no.

Diva e inventrice erano considerate incongrue e non solo i generali della Marina non credettero possibile che “la donna più bella del mondo” fosse in grado di inventare un sistema di comunicazione innovativo, ma anche nell’ambiente giornalistico e scientifico si è poi ipotizzato che in realtà documenti relativi al sistema li avesse trafugati al primo marito o comunque ne abbia appreso i dettagli durante le cene con i rappresentanti militari e politici di alto livello della Germania nazista. Il giornalista e scrittore austriaco Hans Janitschek che la conobbe negli anni ’50 quando era corrispondente dagli Usa per il quotidiano Kronen Zeitung sostenne questa tesi ipotizzando persino che la sua fuga da Vienna fosse concordata con i sevizi segreti britannici. Al massimo una Diva può essere anche una spia, una novella Mata Hari, ma Diva, scienziata e inventrice proprio no! E l’appellativo di “Spia” lo si ritrova ancor oggi a lei attribuito in molti articoli e biografie presenti nel Web. Una fakenew ante litteram.

A proposito di bellezza si può anche ricordare come i suoi canoni prevalenti varino, anche rapidamente e che negli States alla europea Lamarr quale successiva Bombshell ne subentrò una decisamente americana, bionda e prosperosa di nome Marilyn; nemmeno questa sfuggi alle attenzioni di JFK a cui la nuova icona dedicò un indimenticabile Happy Birthday, Mr. President. Era il 19 maggio del 1962 e pochi mesi dopo navi e sottomarini del Presidente che attuavano il blocco navale di Cuba si erano dotati della tecnologia dello spread spectrum della dimenticata Hedy. Corsi e ricorsi, ma anche discrasie della storia e della vita.

Cosa è andato storto nella vita di Hedy? Quasi tutto verrebbe da dire. Una vita che cronologicamente possiamo dividere quasi a metà. I primi 44 anni sino all’ultimo film del 1958 e poi altri 42 sino alla dispersione delle sue ceneri sulle alture di Vienna.

Anni frenetici, una vita vissuta al massimo abbiam detto, sino agli anni ’50. Diva, decantata icona della bellezza in una cinematografia da poco uscita dal muto, ma nessun film realmente memorabile tranne forse quell’Estasi da cui ha dovuto difendersi rinnegandolo nell’ipocrita ambiente hollywoodiano. Film memorabili nella storia del cinema e nella memoria del pubblico le son più volte passati accanto. Il copione teatrale della Principessa Sissi, personaggio con cui ha incantato il pubblico viennese, è stato alla base della sceneggiatura dell’omonimo film che ha poi costituito la fortuna di Romy Schneider.

Dopo Un’americana nella Casbah la Warner Bross aveva ancora pensato a lei per Casablanca ma Mayer si rifiutò di concedere anche per questo secondo film la “sua” attrice a cui invece subentrò Ingrid Bergman.

Quando la contattarono per il ruolo di Rossella O’Hara dopo aver letto il copione disse che era un personaggio troppo piagnucoloso per lei; non a caso scelsero un’attrice che le assomigliava, Vivien Leigh, e Via col vento divenne il film a maggior incasso dell’epoca, tra i più famosi di sempre e ancor oggi replicato periodicamente sul piccolo schermo.

Anche Sansone e Dalila, da lei interpretato, ebbe all’epoca un grande successo che non ebbe però seguito.

E grande fu l’errore della Lamarr di tentare di realizzare un colossal nello stile di Cecil B. DeMille: solo “CB”, definito da Howard Hawksregista talmente pessimo da risultare quasi bravo”, era in grado di replicare se stesso così come fece con l’auto-remake de I dieci comandamenti (1923 e 1956), questi sì memorabili.

Del fallimento di tutti i suoi matrimoni abbiam già detto; nessuno dei suoi sei mariti è stato in grado di andar oltre all’immagine della Diva e accettare il suo spirito di indipendenza.

La sua attività scientifica e di inventrice e il suo più importante contributo allo sviluppo della tecnologia, il salto di frequenza, un po’ deliberatamente, un po’ casualmente rimasero ignorati.

Dagli anni ’60 (la seconda parte della sua vita) tra crisi depressive, presenze nei tribunali per denunce e cause intentate o subite dove gli avvocati sembrano aver sostituito produttori e registi (non a caso il suo ultimo disastroso e brevissimo matrimonio è con un noto avvocato) e interventi malriusciti di chirurgia plastica, inizia un declino che precipita nel 1966 con l’arresto e l’uscita della sconfessata autobiografia. Il tutto, aggravato da problemi alla vista, la porta ad un progressivo isolamento e “ritiro sociale” che nemmeno il tardivo riconoscimento per la sua più importante invenzione sostanzialmente scalfisce.

La figlia, intervistata dopo l’uscita del documentario Bombshell, ha detto che in fondo sua madre era una femminista, solo che ai suoi tempi quella parola non esisteva. Non solo non esisteva la parola ma il contesto etico-culturale non concepiva una donna che privilegiava la sua indipendenza nei rapporti personali e professionali ed inoltre praticava una sessualità libera da remore. Inconcepibile ai suoi tempi, precorritrice di molti anni dell’evoluzione del costume e dei ruoli femminili. Ante litteram. Anche le sue invenzioni, come il suo progetto di Ala ripreso anni dopo dal Concorde e soprattutto il salto di frequenza progettato con Antheil all’epoca delle valvole che dovrà attendere i transistor per trovare piena applicazione, erano decisamente ante litteram.

Una donna bella e geniale decisamente precorritrice: questo il suo grande merito ma anche la sua dannazione. Soprattutto dopo il documentario Bombshell i tributi in suo onore e la esaltazione della sua doppia figura di Diva e Inventrice si sono moltiplicati.

Bisognerebbe anche ricordare che la vita con lei fu tutt’altro che tenera.


Opere principali consultate

  • W. Roy – S. Dorange, Hedy Lamarr. La donna più straordinaria del mondo, Edizioni BD, Milano 2020.
  • E. Segantini, Hedy Lamarr, la donna gatto. Le sette vite di una diva scienziata, Rubettino 2^ed., Soveria Mannelli (CZ) 2011.
  • A. Barbaglia, L’invenzione di Eva. Vita scordata di Hedy Lamarr, la diva geniale (Romanzo), Mondadori, Milano 2024
  • Bombshell. La storia di Hedy Lamarr di Alexandra Dean, USA 2017, DVD ed. Italiana Feltrinelli Real Cinema 2018.
  • … e naturalmente tutti i link presenti nell’articolo.

Appendici scaricabili


[1] La plus belle femme du monde: The Incredible Life of Hedy Lamarr by Roy and Dorange, La Boîte à Bulles, 2019.

[2] Hedy Lamarr. La donna più straordinaria del mondo, Milano 2020.

[3] Bombshell. La storia di Hedy Lamarr di Alexandra Dean, USA 2017. “Bombshell” letteralmente bomba, esplosione; se riferita all’informazione “notizia esplosiva”, se riferito al gentil sesso suona più o meno come “bellezza esplosiva, bomba sexy, uno schianto …”.

[4] Nota anche come Santa Genoveffa.

[5] La Warner Bros aveva infatti pensato alla Lamarr quale interprete, ma la MGM non diede l’autorizzazione per cui il ruolo passò ad Ingrid Bergman: un ruolo che ne sancì la fortunata carriera.

[6] Tra le molte altre Lana Turner, Rita Hayworth e Ava Gardner.

[7] Edoardo Segantini, Hedy Lamarr, la donna gatto. Le sette vite di una diva scienziata, Rubettino 2^ed., Soveria Mannelli (CZ) 2011, p.113-114. Il film Ballet Mécanique è visionabile online > qui <.

[8] Ivi, p. 114-115, tratto dalla autobiografia (Bad boy of Music) di Antheil.

[9] Hedy e George presentarono anche altri due brevetti relativi a nuove armi. Uno permetteva ad un missile antiaereo di esplodere nelle vicinanze dell’obiettivo, pur mancandolo, provocando comunque danni rilevanti.

[10] Segantini cit., p. 128.

[11] Il più duraturo dei suoi sei matrimoni.

[12] Ed. italiana: L’estasi ed io: l’autobiografia di una donna, Sugar, Milano 1968.

[13] “Lame” in inglese; in realtà è l’acronimo di Buffalo Laboratories Application of Digitally Exact Spectra.

[14] Segantini cit. p. 230-231. Il premio assegnato a Vinton Cerf, pioniere dell’informatica e a David Hughes è l’EFF Pioneer Award che ogni anno la Electronic Frontier Foundation assegna a personalità distintesi nel settore della democrazia e dei diritti digitali.

[15] Ivi, p. 231-232.

[16] Hedy Lamarr lascerà la scena terrena il 19 gennaio 2000.

[17] Premio annuale dedicato appunto al noto inventore austriaco Viktor Kaplan, inventore in particolare della turbina che porta il suo nome.

[18] La citazione è in genere attribuita a John Fitzgerald Kennedy.

[19] In Svizzera viene anche ricordato che il Paese fu il suo primo rifugio dopo la fuga dal primo marito e come il suo quarto marito, Ernst “Teddy” Stauffer fosse cittadino elvetico.

[20] “La classe Lamarr è l’evoluzione della classe Intrepid. Si tratta di un vascello scientifico con 29 ponti e 800 membri dell’equipaggio. Il nome di questa classe è una dedica all’inventrice, scienziata e attrice Hedy Lamarr.” (da Wikipedia).

[21] Si può ricordare il Premio Nobel per la Letteratura Imre Kertész, nativo di Budapest e sopravvissuto giovanissimo ai lager; a lui ho dedicato un artico su questo blog.

[22] La Saar nel 1935 e la Renania nel 1936.



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