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La “Festa della Liberazione” a Stresa, 75 anni fa.
In occasione del 75° anniversario della Liberazione riporto integralmente la cronaca della Giornata della Liberazione a Stresa apparsa sul foglio “Valtoce”[1], organo dell’omonima divisione partigiana, in data 12 maggio 1945[2] e firmata dal “Commissario di Raggruppamento Giorgio [Buridan].
VERBANO EROICO *
È la festa dei patrioti, la festa della vittoria.
Tutti gli stresiani — miei concittadini — perché anch’io sono stresiano[3] e ci tengo a proclamarlo — sono scesi in piazza per assistere alla cerimonia.
Il lungo lago variopinto: ragazze dagli abiti azzurri, rossi, di tutti i colori, e bandiere tante bandiere alle finestre. Anche i balconi sono gremiti di gente che attende impaziente l’inizio della cerimonia.
Con il nostro azzurro camioncino dell’Ufficio Stampa ci appostiamo presso al Municipio e subito la folla ci circonda. S’inizia la distribuzione dell’ultimo numero del “Valtoce”.
— Finalmente arrivano!
Arrivano in colonne magnificamente inquadrate i ragazzi della “Valtoce”. In testa è la vecchia brigata “Steffanoni”[4] che porta il labaro della Divisione, seguita a poca distanza dalla brigata «Abrami». Vedo il Comandante di Brigata Renato Boeri ed in mezzo, inquadrata in divisa da Crocerossina, è la signorina Ottolini che molto ha collaborato con noi sia come staffetta ed informatrice, che prestandosi all’opera umanitaria di infermiera.
I Reparti si incolonnano davanti al Municipio mentre la folla applaude e lancia fiori. Le finestre sono pavesate di bandiere tricolori e delle Nazioni Unite. Le macchine fotografiche scattano. Ad un tratto si eleva il canto dell’inno partigiano “Fischia il vento e soffia la bufera” e, nelle nostalgiche note di questo inno, mi par di rivivere tutte le sofferenze passate dai ragazzi della “Valtoce”. Davanti a questo Municipio, sino a pochi giorni or sono in mano dei nostri nemici, oggi i nostri ragazzi eleganti nelle loro semplici divise e perfettamente inquadrati cantano al cielo azzurro la loro gioia per la riconquistata libertà.
Al balcone del Municipio si affacciano le Autorità locali. Distinguo il Sindaco Zanoni[5], il Vice-Sindaco[6] ed altri membri del Comitato di Liberazione. C’è anche Don Ricci[7] il nostro arciprete che tanto ha sofferto.
A nome del Comitato di Liberazione locale il Vice-Sindaco ci invia il suo saluto e ricorda le tradizioni partigiane di Stresa:
“A liberazione avvenuta il Comitato si è trovato sulle spalle il lavoro grave e la responsabilità dei partiti politici. Vi assicuro che avremmo fatto a meno di questo compito. Ci si accusa di essere troppo deboli, io v’accerto di essere assolutamente imparziale.
D’altra parte ritengo che il nostro attuale dovere non sia tanto quello di giudicare un passato ormai sepolto, bensì quello di preparare un avvenire migliore. Vi si rammentano a questo proposito due cose: voi potete liberamente presentarvi al Comitato, al Municipio, al Comando Militare, ed esporre i vostri desideri ed i vostri bisogni. Particolarmente lo deve fare chi ha subito ingiustizie nel passato. La seconda cosa è che il Comitato dovrà presto scomparire non appena il Governo sarà insediato e quando tutta l’Italia potrà provvedere alle elezioni generali.
Stresa infinite volte con voi ha trepidato quando c’erano i rastrellamenti infami. Stresa ha atteso con voi questo grande giorno. Questo grande giorno è venuto, e voi in collaborazione con le formazioni partigiane Garibaldine, voi ci avete portato la liberazione. Per questo non avete atteso l’arrivo delle Armate Alleate”.
L’oratore ricorda poi l’eroico gesto condotto dal Comandante Rino nell’ultima azione su Stresa[8], in cui, salito sul tetto del fortino in cemento costruito dai fascisti ha tentato di demolirlo con bombe a mano; invia un saluto a Giulio “Tom Mix”[9] il popolare Comandante della brigata “Abrami”, noto per il suo coraggio veramente d’eccezione, e per la caratteristica personalità fisica dell’uomo dei monti. Ricorda l’irruente Franz[10] che porta in tutte le sue azioni la vigoria del suo caldo sangue napoletano.
“Ma voi permettete — continua l’oratore — che una parola di simpatia particolare io la rivolga al vostro Comandante Renato. Renato che io ho incontrato più di un anno fa, nel febbraio del 1944, quando le condizioni di vita lo obbligavano a vivere ben nascosto in baite molto sporche. Renato che è stato l’anima della sua Brigata, della sua Divisione, che imprigionato e poi lasciato libero è rimasto al suo posto con i suoi ragazzi pur sapendo quale rischio correva, e che rappresenta cosi degnamente tutta una famiglia che tanto ha fatto per la liberazione d’Italia. Circa quattro mesi fa nella mia qualità di Vice-sindaco avevo espresso a Renato il desiderio di averlo al Municipio, ed ora propongo un rappresentante per i villeggianti quale Consigliere Municipale e chiedo che d’ora in avanti questo rappresentante sia Renato Boeri”.
Parla quindi dell’arciprete Don Ricci[11] che nel lontano settembre 1943 scontò molti mesi di carcere a San Vittore e fu poi inviato in Germania ed obbligato per lungo tempo all’esilio. Il Comitato di Liberazione offre a Don Ricci la tessera n. 1 di Membro onorario ed il discorso si conclude fra gli applausi al grido di “Viva l’Italia”.
Parla a sua volta il Sindaco esaltando l’opera fattiva dei patrioti. E ricorda agli eroici volontari della libertà la necessità di riprendere i loro posti di lavoro presso i rispettivi comuni di residenza, tratteggia l’aspra lotta condotta, elogia i capi ed i gregari, ed il suo discorso si conclude al grido di “Viva l’Italia del lavoro!”.
Invitato da tutto il popolo e dai Membri del Comitato di Liberazione parla Renato Boeri Comandante della Brigata “Steffanoni”:
“È con commozione che noi vi salutiamo, è con la commozione di chi ha vissuto per tanto tempo in montagna aspettando queste ore. Stresa è sempre stata la nostra meta, il nostro premio. Oggi finalmente questa meta e questo premio sono stati raggiunti.
Siamo commossi perché sentiamo dell’amicizia, della simpatia, quale forse neppure potevamo prevedere. Siamo commossi perché questa simpatia l’abbiamo sentita anche se per forza di cose nascosti ed anche quando, noi eravamo in alto e voi qua. Perché anche tra voi ci sono stati dei combattenti, come noi sulle montagne, noi con le armi in mano, voi forse con altri mezzi, ma tutti abbiamo egualmente sofferto, tutti abbiamo ugualmente combattuto. Oggi tra di noi c’è della fratellanza, siamo tutti fratelli in questa ora e così come siamo stati patrioti dobbiamo essere sempre soprattutto italiani.
Fra giorni lasceremo le nostre divise, lasceremo le nostre armi. Torneremo, torneremo ad essere dei cittadini, torneremo ai nostri compiti e ci uniremo a voi, con voi. Sempre pronti a far del bene all’Italia quando questo sia necessario. È per questo che accetto con commozione l’onore che il Comitato mi fa. Mi sembra strano ricostruire una casa ma io voglio tanto bene a Stresa perché a Stresa ho vissuto da anni, perché a Stresa ho sentito ed ho provalo mille sensazioni che mai si dimenticano ed io per Stresa farò sempre tutto il possibile.
È appunto in segno di affetto per Stresa che ho scelto queste montagne perché qui volevo difendere la mia libertà e la libertà di tutti i ragazzi che sono stati con me.
Oggi vi ringrazio, vi ringrazio per quanto avete fatto per tutti i miei ragazzi, per quanto avete fatto per tutti gli altri patrioti delle altre formazioni. Oggi ringrazio soprattutto i rappresentanti del Comitato di Liberazione che sono un po’ l’emblema di tutti voi con cui ho vissuto a contatto; già da mesi, e da mesi hanno combattuto con noi.
Mi unisco al saluto fatto a Don Angelo Ricci che per primo ci indicò la via della montagna; fu lui che ci spinse a reagire, fu lui che ci dettò la via da seguire.
Oggi noi siamo stati un poco con voi qua a Stresa. Io credo che per quanto abituati alla vita delle brigate, alla vita della montagne tutti noi, qui con voi, ci siamo comportati nel migliore dei modi. Io credo che nessun incidente, se non qualche piccolo incidente comprensibile del resto dopo tante sofferenze, sia avvenuto.
A voi chiedo una cosa sola: che veniate da noi se avete qualche cosa da dire. Venite, noi ci sentiamo liberi, democratici, non siamo fascisti! Tutte le opinioni vanno rispettate, di qualsiasi tinta di qualsiasi colore siano.
Io vi ringrazio ancora una volta.
Ringrazio i miei ragazzi, ringrazio tutti quanti.
La Brigata “Steffanoni” considera come appartenenti alla sua formazione tutti i componenti del Comitato di Liberazione Nazionale e Don Angelo Ricci a cui consegno il tesserino di onore”.
Il discorso di Renato si conclude tra grandi applausi. Sono un po’ commosso. E mi par quasi impossibile di trovarmi qui e di udire le parole del mio vecchio compagno di lotta. Mi ritornano rapidamente alla mente, in un veloce succedersi di immagini e di impressioni, tutte le vicende e le avventure passate: il primo gruppo con la radio trasmittente, la missione “Salem”[12] che si trovava allora all’Alpe Formica, in una piccola scomoda baita sopra Sovazza. Ricordo l’attesa impaziente degli “aviolanci” che dovevano rifornirci di armi sufficienti per reclutare in zona i ragazzi che seguivano la via dei monti, i primi contatti con il povero Alfredo Di Dio che seguiva con simpatia questa nostra fatica, la prima “volante” di Tom Mix di scorta al gruppo radio e tante, tante avventure passate che ora sarebbe troppo lungo rievocare.
E — colmando una lacuna nel discorso di Renato — desidero ricordare alcuni nostri caduti.
Desidero soprattutto, ricordare Piero Carnevali[13] sergente maggiore degli Alpini, che volontariamente lasciò la moglie ed i bimbi per seguirci nell’arduo lavoro della radio e venne proditoriamente ucciso dai tedeschi,
desidero rievocare la memoria di “Gianni”[14] il 1° radiotelegrafista della missione «Salem» che con rara abilità sapeva captare e diffondere i preziosi messaggi, e tanti, tanti altri tra cui “Fachiro”[15] che conobbi lo scorso anno ai primi di Ottobre quando mi recai con il Comandante Di Dio in visita alla Brigata “Steffanoni”.
Tutti rivivono nel mio ricordo, tutti coloro che sono caduti da eroi, tutti coloro che con noi hanno attivamente collaborato e tra questi desidero ricordare la famiglia Boroni[16] che tanto ha saputo lottare per la causa. Il buon “Pedrin” che con poche ma sincere parole dialettali sa esprimere come nessun oratore ne è capace, tutto l’odio profondo verso i neo-fascisti, i collaborazionisti e le spie e che — abilmente insinuandosi negli ambienti fascistoidi stresiani — ha saputo fornirci utili e precise informazioni, la moglie Emilia che unisce ad un’esuberanza toscana un senso profondo di responsabilità e di astuzia, la figlia — benché giovanissima — abile staffetta che molto ha lavorato per noi ed il figlio Renato, lui pure partigiano nella “Steffanoni”. Desidero siano ricordati questi eroici compagni di lotta come pure il buon Padre Amministratore del Collegio Rosmini che fu attivissimo nel cogliere informazioni e che tanti aiuti in viveri fornì ai primi gruppi.
Desidero in questo giorno di festa ricordare tutte le staffette, e tutti coloro che con noi collaborarono per la libertà d’Italia e per la gloria partigiana di questa nostra cara Stresa.
Commissario di Raggruppamento
GIORGIO
* In quale giorno si è svolta la Festa della Liberazione di Stresa? L’articolo non lo precisa. I partigiani del Mottarone sono scesi nella cittadina lacustre il 24 aprile, ma si è dovuto aspettare il giorno successivo, dopo il passaggio della Colonna Stamm[17] partita da Baveno, per considerare pienamente liberata la zona.
Leggendo il Diario di Giorgio Buridan si evince come le formazioni della Valtoce dal 25 aprile, analogamente alle altre del Verbano Cusio Ossola, fossero confluite a Milano per liberare la città e qui stazionarono almeno sino al 29 di aprile[18]. Per cui, anche se normalmente si parla del “25 aprile”, la Festa della Vittoria a Stresa deve esser stata celebrata nei primi giorni di maggio. Anche la fotografia sopra riprodotta del discorso del Comandante Boeri dal Municipio, ripresa dal blog di Wilma Burba, porta la dicitura “Maggio 1945”.
Ringrazio Maria Silvia Caffari per avermi fatto pervenire, tempo fa, la copia di questo numero di “Valtoce”.
Le note, i link e le fotografie riportate sono naturalmente aggiunte redazionali del blog; delle foto nelle rispettive didascalie si indica la fonte sia provengano dal lascito di Giannina Ottolini che da siti web come indicato delle sigle esplicitate in nota[19].
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Sul lungolago di Stresa il 28 aprile 2019, per iniziativa del Comune e dell’Anpi Vergante, è stata posta una targa a ricordo del Comandante della Stefanoni, Renato Boeri: di seguito alcune foto della cerimonia a cui ha partecipato il figlio Tito.
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[1] L’intestazione completa è: “Valtoce” / 1a Divisione Raggruppamento Divisioni Patrioti Cisalpine “Alfredo Di Dio” / Volantino quotidiano per i patrioti del Raggruppamento.
[2] Anno 2 – N. 8.
Giorgio Buridan è nato a Stresa il 14 settembre 1921 dal padre Paolo e da Maria Teresa Cappa Legora. Sfollato nel 1943 da Torino, dove risiedeva, nella villa del nonno materno a Stresa, era già in contatto con i gruppi di Giustizia e Libertà da prima del 25 luglio. Una sua Biografia in “Giorgio Buridan. Breve biografia di un partigiano combattente” sul sito www.rosmini.it. Sul rapporto fra Buridan e i rosminiani e, in particolare, con Clemente Rebora cfr. Un avvenimento inedito della vita di Don Clemente Rebora.
[4] [Sic] Cfr. anche il Fondo Brigata Stefanoni sul Data base dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia. Ampia documentazione è reperibile sul sito del Museo Partigiano dell’Associazione raggruppamento Divisioni Patrioti Alfredo Di Dio.
[5] [Sic]: Giuseppe Zanone, Sindaco della Liberazione, socialista. In carica dal 25 aprile 1945 fino al 9 Aprile del 1946 quando, in seguito alle elezioni del 31 Marzo, venne istituito un Consiglio comunale e una giunta regolarmente eletti con Sindaco Sergio Stucchi. Cfr. I Sindaci di Stresa e 1946. Anno primo della Repubblica Italiana a Stresa dal blog Appunti Retrodatati di Wilma Burba.
[6] Arch. Emilio Fornasini. In qualità di Vicesindaco seguirà “in collaborazione coll’assessore Stucchi Geom. Sergio, i lavori comunali e in particolar modo a quelli inerenti alla viabilità, giardini e ufficio tecnico”. Cfr. nota 5.
[7] Don Angelo Ricci (1905 – 1907). Di lui dice Wilma Burba nel suo blog: “Don Angelo Ricci, nato a Novara il 2 luglio 1905 da Germano e Rosa Bruno, che prese possesso della parrocchia il 15 maggio 1938; subito rinnovò l’organo e la cantoria, procurò suppellettile sacra e ricchi paramenti, pose il tabernacolo di sicurezza. Essendo egli in aperto contrasto con il nazismo, anche per aver aperto una scuola popolare all’Oratorio nella quale venivano accolti i bambini ebrei, durante la seconda guerra mondiale venne arrestato il 19 ottobre 1943 ed incarcerato, prima in S. Vittore a Milano, poi inviato in Germania. Fatto rientrare in Italia per intervento del cardinale Ildefonso Schuster venne assegnato agli arresti domiciliari a Cesano Boscone e successivamente a Novara. Riprese in mano la parrocchia stresiana nel Natale del 1944.” Cfr. Cronistoria dei Parroci di Stresa.
Di don Ricci e del suo arresto parla anche Marco Nozza in Hotel Meina (Il Saggiatore, Milano 2005, p. 42-43): “non erano molti in quei tempi, ad avere coraggio. Uno di questi, e le testimonianze sono concordi, era Il parroco di Stresa: don Angelo Ricci. Parlava chiaro in piazza ed anche dal pulpito. Fin dal giorno che a Stresa arrivarono le SS. Durante la messa, all’omelia, disse di loro tutto quello che pensava. Ed era un tipo che non parlava soltanto. Agiva. Aiutava gli ebrei. Faceva di tutto per nasconderli. Prima dell’8 settembre, nell’oratorio di Stresa aveva organizzato dei corsi per studenti sfollati, cattolici e non cattolici, ebrei e non ebrei, non faceva nessuna distinzione. Gli insegnanti erano pure loro sfollati.
Fu uno di questi professori della sua scuola che, in buona fede, lo tradì, riportando avventatamente alcune dichiarazioni di don Ricci alla presenza di un personaggio infido, che fece la spia. Arrestato, il prete fu portato a Milano e rinchiuso nel carcere di San Vittore, dove fu denudato e torturato. Gli misero addosso l’abito a strisce del detenuto e lo obbligarono a fare i mestieri più miseri. Ma don Ricci, come addetto ai servizi di pulizia, ebbe la possibilità di circolare abbastanza liberamente nei vari raggi del carcere, riuscendo in tal modo a entrare in possesso di coperte, lenzuola, latte, frutta, pane, il tutto prelevato ingegnosamente dai magazzini del carcere sfruttando anche la venalità di certe guardie. Per lui, a San Vittore, fu coniata una strofetta: «Nel reparto paglionai / sono tutti molto gai / perché un prete ha dimostrato / che rubar non è peccato». Inviato a Mauthausen, ci stette solo tre giorni. … Il rimpatrio era dovuto al diretto interessamento del cardinale Schuster, che richiamò il comandante tedesco delle SS di Milano al rispetto di un impegno preso con l’autorità ecclesiastica di non far deportare preti, donne e bambini. Più avanti, i tedeschi non rispettarono più nessun impegno.”
[8] [ Nella “Relazione sull’attività svolta dal Comandante Rino Pachetti dal giorno 8 settembre 1943 fino alla Liberazione d’Italia” datata 22 maggio, questa azione viene così descritta: “Quindi il 14 aprile, dopo una ispezione a tutte le Brigate della divisione, trovandomi a Gignese presso il comando della Brigata “Stefanoni” venni a conoscenza dell’avvenuto attacco ad Arona da parte dei garibaldini. Immediatamente decisi di compiere atto di disturbo al presidio di Stresa nello intento di neutralizzare forze che avrebbero potuto convergere su Arona. Con 50 uomini piombai in città alle 11,40 e con azione rischiosissima riuscii unitamente al patriota Macario della “Stefanoni”, a raggiungere il tetto dell’albergo Italia, sede del presidio nemico, da dove, con lancio di due bombe ad alto esplosivo, smantellai e demolii in parte il fortino, che dominava la piazza. Per 3 ore tenni la città in mani patriote e fui costretto a ritirarmi soltanto per l’arrivo di preponderanti forze tedesche da Baveno. Anche per questa azione allegherò il bollettino compilato dal Comandante Renato Boeri, il quale, come sempre, si comportò da valoroso.”
[9] Giulio Lavarini “Tom Mix” (Armeno 1918 – 1976) di famiglia contadina, dalla primavera del ’44 comanda il gruppo partigiano “Falchi del Mottarone” che confluirà nella “Valtoce”. Dopo la morte di Franco Abrami il 20 giugno 1944, assume il comando della brigata “Abrami” che affianca la “Stefanoni” sul versante occidentale del Mottarone. Catturato nel dicembre ’44 e tradotto a San Vittore per essere deportato, riuscirà a fuggire durante il trasbordo nel lager e riprendere così il comando della “Brigata Abrami”. Cfr. Enrico Massara, Antologia dell’Antifascismo e della Resistenza novarese. Uomini ed episodi della Lotta di Liberazione, Novara 1984, p. 756-757.
[10] Franco Cassani “Franz”, nato a Laveno il 5.10.1914. Riconosciuto partigiano combattente per mesi 19. Sul suo ferimento e della operazione notturna per estrargli la pallottola da parte del giovane studente di medicina Pariani, cfr. Ginin crocerossina e partigiana.
[11] Cfr. sopra nota 7.
[12] Sulla missione Salem cfr. in particolare le tre puntate de I ribelli della Presa pubblicate sull’Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola.
[13] Pietro “Piero” Carnevali, nato a Stresa Carciano il 18.4.1911 e caduto ad Armeno il 28 luglio del ’44. Fa da subito parte del gruppo che affianca la missione Salem vigilando sulla sua sicurezza, tenendo i contatti con le staffette e curando gli approvvigionamenti. Di lui, nel Diario, Giorgio Buridan dice: “Il buon Piero è un po’ il factotum del gruppo e con la sua vasta esperienza di Alpino e il suo buonumore mantiene alto il morale di tutti.” Giorgio Buridan, …in cielo s’è sempre una stella per me … Diario di Guerra partigiana del Commissario del Raggruppamento Divisioni Partigiane “Cisalpine”, a cura di Maria Silvia Caffari e Margherita Zucchi, Tararà, Verbania 2014, p. 40; cfr. anche p. 55-56, 183 e 201.
[14] Giovanni Bono, “Gianni” torinese, radiotelegrafista paracadutato con Enzo Boeri sul Mottarone il 17 marzo 1944 (Missione radio “Salem”). Di lui Buridan nel diario ricorda il “carattere allegro e simpatico. In nota al Diario si riporta: “«In: P.Tompkins, L’altra resistenza, 1a ed. Rizzoli 1995: Boeri, ritenendo pericolosa la situazione per Gianni Bono e Aldo [Campanella], li mandò con un’altra radio “Locust” sulle montagne a nord di Bergamo. E a pag. 393: “Gianni Bono e Aldo Campanella, operatori di Locust, che da ventotto giorni trasmettevano da una grotta nelle Prealpi Bergamasche… furono sorpresi da brigatisti neri di Bergamo… Tentarono la fuga, feriti gravemente… Partati a valle, interrogali, torturali, dopo poche ore giustiziali. Nessuno dei due disse una parola”. Era il 15 Marzo 1945 a Valbondione.» Cfr. Giorgio Buridan, …in cielo s’è sempre una stella per me … cit. pp. 39, 162, 181-182, 245.
[15] Guido Tilche “Fachiro”, nato ad Alessandria (ET) il 6.7.1921. Nel sopra citato Diario di Buridan in nota si precisa: «…studente, nato in Egitto era tornato in Italia per il servizio militare, aderisce poi alla Resistenza diventando vice Comandante della Brigata Stefanoni. Muore in combattimento a Gignese il 29 novembre ’44. Renato Boeri scrive: “Mi morì accanto e la sua morte fu la mia salvezza. Fu questo l‘ultimo suo atto di generosità, perché generoso fu sempre”; una bella descrizione del ragazzo Fachiro si trova nel necrologio, pubblicato ne Il Fuorilegge, in Ricordi della Resistenza, Guida del Museo della Resistenza “Alfredo Di Dio” di Ornavasso, p. 64.» [Allego la riproduzione del necrologio, non firmato, di Boeri che, tra l’altro, spiega il suo particolare nome di battaglia].
I funerali di Tilche si svolsero a Gignese, con la partecipazione in massa di partigiani e popolazione, nella chiesetta di San Rocco.
[16] [Sic]: Pietro Borroni, residente a Stresa con la moglie Emilia. Entrambi i figli sono stati partigiani nella Brigata Stefanoni, con riconoscimento di effettivi 13 mesi. La figlia Fernanda “Nanda”, nata a Stresa il 1° aprile 1926 e il maggiore, Renato, nato a Gargallo il 1° gennaio 1919.
[17] Cfr. Raphael Rues, SS-Polizei. Ossola – Lago Maggiore 1943-1945, Insubrica Historica, Minusio 2018, pp. 40-43.
[18] Giorgio Buridan, …in cielo s’è sempre una stella per me … cit. pp. 164-179.
[19] Fotografie:
FR: fractaliaspei
GO: lascito Giannina Ottolini “Ginin”
MP: sito Museo Partigiano dell’Associazione Raggruppamento Divisioni Patrioti Alfredo Di Dio
RM: sito www.rosmini.it
WB: Wilma Burba dal blog Appunti retrodatati
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Una grande emozione ritrovare lo zio don Angelo in uno dei momenti più importanti della sua vita. In famiglia non ne parlava: abbiamo trovato un suo diario e abbiamo scoperto un momento particolare della sua storia nella Storia del nostro Paese.
Avevo consegnato la foto di mio zio don Angelo Ricci a don Gianluca Villa arciprete di Stresa: ne abbiamo conservata una copia in famiglia, perciò d’accordo con i miei fratelli abbiamo deciso che il posto giusto per quella foto era la parrocchia di Stresa. Naturalmente ma la gioia di vedere il suo sguardo profondo e attento in questo articolo che lo ricorda è indescrivibile!