Il contributo di seguito riportato compare sul n. 1/2019 di Nuova Resistenza Unita in uscita da fine gennaio 2019*. Fa parte degli inserti che dal n. 4 del 2016 pubblichiamo sul tema della Presenza ebraica nel Novarese nel periodo delle leggi razziali e della guerra. È il nono contributo dell’Équipe “Even 1943”**, gruppo di lavoro che, dopo la realizzazione dell’omonimo documentario costruito prevalentemente sulla base di fonti e testimonianze orali e sulla base della traccia tratta da testo di Aldo Toscano (L’Olocausto del Lago Maggiore), si è dedicato in particolare ad una ricerca bibliografica e alla costruzione di pacchetti didattici proposti alle scuole secondarie. Infine si è proseguito con la consultazione presso gli Archivi di Stato e Comunali in funzione dell’implementazione, periodicamente aggiornata, della banca dati del Centro di Documentazione e della diffusione dei risultati della ricerca – in più casi non solo arricchenti ma anche innovativi rispetto a quanto si conosceva precedentemente – con una apposita mostra e, appunto, con gli inserti di Nuova resistenza Unita.
In questo articolo si ricostruiscono le origini dell’istruttoria del Processo di Osnabrück che, come è noto, indagò e processò alcuni dei responsabili degli eccidi perpetrati in più località sul Lago Maggiore e paesi limitrofi da parte delle SS della Leibstandarte Adolf Hitler ***, nonché il contributo importante, e sinora disconosciuto, che il Comune di Baveno con il suo Sindaco Emiliano Bernasconi fornirono all’istruttoria e al processo.
L’istruttoria di Osnabrück
Nel numero VIII dell’inserto ci siamo occupati della stagione processuale in Italia e abbiamo osservato come, con il processo di Torino del 1955, l’unico fra gli eccidi del Lago Maggiore arrivato a procedimento e sentenza nel nostro paese fu quello relativo alla famiglia Ovazza a Intra.
Da parte tedesca, subito dopo gli eccidi e le notizie dei ritrovamenti di cadaveri riaffiorati dal lago, venne avviata una indagine interna alle SS per iniziativa del Generale (Brigadeführer) Theodor Wisch, comandante di divisione della Leibstandarte Adolf Hitler. Indagini poi interrotte e messe a tacere. Così Klinkhammer ricostruisce: “Wish, che si trovava a Salsomaggiore, fece fare delle indagini dopo le notizie sui ritrovamenti dei cadaveri nel lago. Già
nell’ottobre 1943, inviò due giudici militari della divisione, gli SS-Hauptsturmführer Jochum e Franz, sul lago Maggiore. Queste indagini condotte dai giudici militari finirono in ogni caso nel nulla, vale a dire che si interruppero in seguito a un ordine superiore.”[i]
Sempre secondo Klinkhammer anche il comandante del secondo reggimento Tenente Colonnello Hugo Kraas di stanza a Chivasso e il noto capitano Theo Saevecke, a capo dei servizi informativi della Polizia tedesca a Milano, vennero a conoscenza dei fatti e raccolsero informazioni. L’importante evidentemente era coprire tutto con un velo di silenzio dopo le che le notizie, seppur in modo impreciso, era giunte anche alla stampa straniera.
L’avvio di procedimenti per i crimini di guerra nazisti era già stato ipotizzato dagli alleati dal dicembre 1942 e si concretizzò, come è noto, con i processi di Norimberga sotto l’egida del Tribunale Militare Internazionale: quello principale (20 novembre 1945 – 1° ottobre 1946: 24 imputati con 19 condanne di cui 12 a morte) e i dodici cosiddetti “secondari” contro specifici gruppi (medici, giudici, ministri ecc.) dal 9 dicembre 1946 al 13 aprile 1949 (177 imputati con 142 condanne di cui 26 a morte). Successivamente furono circa duemila i processi che da parte delle nazioni vincitrici occupanti e successivamente dai tribunali delle due Germanie vennero celebrati per reati di guerra e razziali. Un’epoca processuale che non fu vista con favore da una parte della stampa della Germania Federale, letta come un rivangare inutile e controproducente. E non mancarono assoluzioni, amnistie e riabilitazioni.
L’atteggiamento della stampa e dell’opinione pubblica tedesca cambiarono significativamente nel 1958 in seguito alla vicenda di Bernhard Fischer-Schweder e al processo di Ulm (28 aprile – 29 agosto 1958; dieci gli imputati, tra cui Fischer-Schweder, tutti condannati a pene tra i 3 e i 15 anni) che mise alla luce lo sterminio di massa degli ebrei lituani, comprese donne e bambini, e il reinserimento nella vita civile dei criminali nazisti anche sotto falso nome. Il governo di Bonn, sotto pressione dell’opinione pubblica[ii], diede vita a partire dal 1° dicembre 1958 all’Ufficio centrale per l’accertamento dei crimini nazisti con sede a Ludwigsburg (Stoccarda) affidandone la direzione a Erwin Schüle, già pubblico ministero del processo di Ulm[iii]. Nel solo primo anno questo Ufficio avviò ben quattrocento indagini e la sua attività da allora non è mai cessata.
È proprio in questo primo anno di attività che, in seguito a denuncia anonima, l’Ufficio di Ludwigsburg iniziò a indagare sugli eccidi del Lago Maggiore; inizialmente le autorità militari si rifiutarono di indicare i reparti di stanza sul Lago che vennero individuati nel 1961 e i magistrati dell’Ufficio incominciarono gli interrogatori fra gli appartenenti alla Leibstandarte Adolf Hitler[iv]. Fra i nomi più ricorrenti emerse quello di Friedrich Bremer che era stato il comandante della quarta compagnia mitraglieri di stanza a Baveno e che verrà poi indicato come il principale imputato; era nativo di Dissen, paese rurale del distretto di Osnabrück e pertanto l’istruttoria venne demandata a questa Corte, in carico al Primo Procuratore Generale Dr. Bautz.
Nel 1963 venne inviato a Milano il dott. Gerhard Viedmann per raccogliere elementi utili per il procedimento, e in particolare le indagini interne condotte all’epoca dei fatti da Theo Saevecke, il cui incartamento però “era andato distrutto”[v].
Si svilupparono così la collaborazione, ampiamente nota e documentata, della Procura di Osnabrück con il Tribunale di Milano, nella persona del dottor Antonio Amati, e il contributo fondamentale del CDEC, con Eloisa Ravenna, per individuare e contattare i testimoni italiani. Non noto invece – anche per noi rappresentò una “scoperta” quando reperimmo l’incartamento presso l’archivio comunale[vi] – il ruolo assunto dal Comune di Baveno con il suo Sindaco Emiliano Bernasconi.
Il contributo del Comune di Baveno
Il rapporto tra il Comune di Baveno e il “Tribunale provinciale di Osnabrück” iniziò con una lettera[vii] del 20 dicembre 1965 in cui, a nome del Giudice Istruttore, dopo aver ricordato le indagini in corso “a carico di appartenenti di prima alla ‘Leibstandarte’ delle SS Adolf Hitler per omicidio di ebrei a
Baveno e Meina commesso nel mese di settembre 1943” si richiede al Sindaco la pianta dettagliata di Baveno con la collocazione degli alberghi (“Bella Vista, Bella Riva, Lido Palazzo, Sempione, Ripa etc.”) tentando di accertare la disposizione dei reparti e degli ufficiali delle SS e di segnalare “quali testimoni fossero in grado di fornire informazioni di fatti relativamente agli avvenimenti di allora”.
Il sindaco Bernasconi non si limitò a fornire una risposta puntuale alle richieste del tribunale tedesco ma, facendosene carico in modo estensivo, nominò e convocò in prima seduta il 29 gennaio successivo una apposita commissione da lui presieduta composta da Patroclo della Valle, Franco Martellosio, Cesare Mercandino (già membri del CLN di Baveno) e Giulio Lavarini (comandante della 1a Brigata «Abrami» della divisione «Valtoce»). Dai verbali della seduta risulta che:
- venne esaminata la richiesta del Giudice Istruttore di Osnabrück e si decise di convocare un primo gruppo di testimoni da interrogare in una seconda seduta fissata per il 26 febbraio;
- nel frattempo si raccolsero testimonianze sottoscritte e in particolare quella di Giancarlo Samaia, cugino dei Luzzatto residente a Milano, che oltre ad indicare con precisione i membri della famiglia prelevata dalle SS “assistette personalmente con un medico di Baveno di cui non ricorda il nome” alla esumazione di resto umani “sulla spiaggia prospiciente la villa ‘AL RUSCELLO’… ma esclude che questi resti fossero dei membri della famiglia Luzzato”; suggerì inoltre possibili testimoni;
- si informò il Tribunale di Osnabrück, con lettera del 7 febbraio, della istituzione della commissione e delle sue finalità.
Il 26 febbraio, come stabilito, si effettuò la seconda seduta della commissione; furono convocati sei testimoni ma solo tre si presentarono (Egidio Ferigato, Maria Pagani ed Elda Clerici vedova Pagani) e furono interrogati dal Sindaco alla presenza della commissione. Vennero poi individuati altri 18 testimoni da convocare e interrogare, se necessario anche fuori sede. Il Sindaco e l’architetto Mercandino furono inoltre delegati a “raccogliere a domicilio” le deposizioni di altri tre testi residenti a Milano.
Il 28 febbraio Il Tribunale di Osnabrück rispose al Sindaco ringraziando per «l’interesse attivo» e, al fine di «aiutare nel lavoro della commissione da Lei incaricata», allegò la rogatoria precedentemente inviata il 17 dicembre 1964 al Procuratore Generale della Corte di Appello di Milano (pp. 1-9) con il nome degli imputati e una prima ricostruzione degli eventi sotto indagine unitamente a dodici fotografie degli indagati scattate all’epoca dei fatti per permetterne l’identificazione. Invitò la commissione alla discrezione e a non trasmettere nulla a stampa, radio e televisione. Si chiese soprattutto l’individuazione dei responsabili diretti degli omicidi e quali fatti specifici i testimoni diretti potessero descrivere.
Gli allegati (le nove pagine della rogatoria e le fotografie degli indagati in divisa) sono storicamente rilevanti perché permettono, con il raffronto alle sedute del processo del 1968[viii], di meglio comprenderne il percorso istruttorio. La “Rogatoria per audizione di testimoni” del dicembre 1964 è titolata “Causa di carcerazione” ed elenca in oggetto gli otto cittadini tedeschi già appartenenti alle “Waffen-SS” sottoposti a “procedimento di istruzione”: Friedrich Bremer (3.12.1919); Hans Röhwer (5.12.1915); Hans Krüger (18.4.1912); Herbert Schnelle (27.41913); Oskar Schulz (18.5.1922); Ludwig Leithe (19.6.1920); Fritz Plöger (29.6.1917); Walter Lange (5.9.1921). Di questi, viene precisato in seguito, “quattro imputati (Bremer, Röhwer, Schulz e Leithe) si trovano ancora in custodia preventiva”.
La rogatoria prosegue indicando le motivazioni del procedimento: “omicidio di un numero non ancora stabilito di ebrei greci ed italiani nei mesi di settembre – ottobre 1943 a Meina, Baveno e in altre località sul Lago Maggiore”. Viene fornita una sintesi di quanto “le indagini fatte fino ad ora hanno avuto come risultato” relativamente agli eccidi di Meina, Baveno, Arona, Orta[ix] con un elenco provvisorio delle vittime, dei possibili responsabili e la disposizione dei reparti:
cap. Hans Becker “All’incirca del 10 settembre 1943, la regione della riva occidentale del Lago Maggiore fu occupata da formazioni del 1. battaglione delle «Leibstandarte SS – Adolf Hitler». Il comando del battaglione, insieme con le 4. e la 5. compagnia, fu stazionato a Baveno, la 1. compagnia a Pallanza, la 2. compagnia ad Intra e la 3. compagnia a Stresa”.
Risulterebbe che il comandante del battaglione, Hans Becker[x] “sia stato in licenza al momento del fatto essendo rappresentato dal Röhwer”.
Vengono indicati 19 testimoni italiani o comunque residenti in Italia, tredici individuati grazie a “una comunicazione del direttore dott. Mapelli del giornale «Corriere della Sera»” e altri sei “ricavati da rapporti dal giornale pubblicato a Roma «Il Momento»” (dicembre 1945-gennaio 1946) e si richiede di indicarne altri possibili. Dovranno esser interrogati “minuziosamente” senza giuramento, distinguendo con precisione la conoscenza diretta dei fatti da quella indiretta.
Degli otto indagati furono sottoposti a processo nel 1968 in cinque, con l’esclusione di Bremer (maestro fabbro di oggetti d’arte), deceduto per cancro prima del dibattimento, e di Plöger e Lange che vi entrarono invece quali testimoni[xi].
Le foto allegate sono 12 relative a otto membri della Leibstandarte; cinque sono con fronte e profilo abbinati, le altre a figura intera; non compaiono
quelle di Plöger e Lange che, abbiamo visto fungeranno da testimoni; vi sono inoltre quelle del comandante Becker e del tenente Gerhard Boldt[xii].
Ritorniamo ai lavori della commissione di Baveno. La terza seduta fu convocata il 2 aprile 1966. Su 18 testimoni se ne presentano nove, mentre uno (Giovanni Boera, ex guardia comunale), non potendo partecipare per motivi di salute, aveva inviato una testimonianza scritta. Il Sindaco alla presenza della commissione interrogò separatemene i testi mostrando loro le fotografie per l’eventuale riconoscimento dei responsabili. “Esauriti gli interrogatori il Sindaco si riserva di procedere ulteriormente nelle indagini e di rinviare gli atti della Commissione al tribunale di Osnabrück”.
Tre mesi dopo, il 9 luglio, venne infatti inviato al Tribunale di Osnabrück un fascicolo di 21 pagine[xiii] con i verbali delle tre sedute della commissione, tredici testimonianze firmate e la trascrizione della lettera di Giovanni Boera, una sintesi dei fatti accertati e dei riconoscimenti; un elenco di dieci testi che “non si sono presentati a deporre ma che sono certamente a conoscenza dei fatti”; un elenco di altre persone, non convocate dalla commissione, ma “che possono fornire informazioni utili”. La ricostruzione del prelevamento delle famiglie Luzzatto e Serman, dei coniugi Wofsi e di Fanny Berger[xiv] è dettagliata. L’unica teste che dalle foto riconobbe con precisione singole SS (Hans Röhwer, Oskar Schulz e Gerhard Boldt), in relazione a quanto avvenuto alla famiglia Serman, è Maria Strola in Platini. Due testimonianze riferirono in modo preciso sul ritrovamento e l’esumazione dei resti davanti alla villa “Al Ruscello”, pur non offrendo elementi certi per l’identificazione dei cadaveri.
Così conclude la relazione: “Il lungo tempo trascorso dai fatti, la reticenza di taluni testi che non essendo vincolati dal giuramento non avevano obbligo di deporre su tutto quanto era eventualmente a loro conoscenza, la rapidità e la segretezza con cui agirono le SS., hanno reso assai difficile la raccolta di queste notizie. Sarebbe comunque impossibile negare che le donne e gli uomini ebrei o tali ritenuti dalle SS. più volte qui sopra nominati, furono arrestati e successivamente uccisi da una formazione di SS. che operò sul Lago Maggiore e prevalentemente a Baveno e Meina nel settembre/ottobre 43.
Numerose persone, di cui si danno qui di seguito i nominativi e gli attuali indirizzi, sono in grado di fornire informazioni sui fatti in oggetto. Per varie ragioni, benché sollecitate a farlo, esse non si sono presentate […] veda l’On.le Tribunale di Osnabrück di quali mezzi può, in collaborazione con la giustizia italiana, disporre per ottenere la deposizione”.
L’anno successivo ai lavori della commissione di Baveno il tribunale di Osnabrück ristabilì i contatti con una lettera del 5 ottobre 1967 firmata dal Presidente della Corte di Assise, dott. Haak:
«Per il vostro aiuto gentile di allora, la Procura Generale di Osnabrück è riuscita a mettere gli autori presunti in stato di accusa davanti alla Corte di Assise …».
Riprese così la collaborazione tra il tribunale tedesco e il Comune di Baveno con una fitta corrispondenza che durerà sino alla conclusione del processo:
X per la convocazione dei testi con la richiesta di verificarne la residenza e la disponibilità effettiva a recarsi in Germania;
- per informarli sulle modalità di viaggio e su quelle di rimborso (allegando la apposita modulistica);
- per organizzare, in collaborazione anche con Eloisa Ravenna del CDEC di Milano, il viaggio stesso.
I testimoni relativi alla zona di Baveno (cfr. documento allegato del 14.12.1967) saranno 11, interrogati in cinque sessioni del processo tra il 31 gennaio e l’8 febbraio 1966. A questi si aggiungeranno altri non più residenti in zona, tra cui l’ex podestà Pietro Columella e il già proprietario dell’albergo Beau Rivage, Marino Ferraris[xv].
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* Colgo l’occasione per invitare gli interessati ad abbonarsi. La quota di abbonamento alla rivista è di euro 11,00. Il pagamento può essere effettuato presso la segreteria della Casa della Resistenza oppure con bollettino sul Conto Corrente Postale n° 12919288, intestato ad Associazione Casa della Resistenza e inserendo come causale ABBONAMENTO NUOVA RESISTENZA UNITA. In alternativa con bonifico e stessa causale: IBAN: Banco Posta IT19Z0760110100000012919288.
** Composta da Ester Bucchi De Giuli, Gianni Galli, Gemma Lucchesi, Gianmaria Ottolini e Chiara Uberti.
*** La ricostruzione di seguito pubblicata supera e anticipa cronologicamente anche quella presente nel documentario, accreditata da molti, che faceva risalire l’istruttoria del Processo di Osnabrück ad una presunta indagine nel 1963 sull’operato a Milano del capitano Theo Saevecke, il capo dei servizi informativi della Polizia tedesca a Milano durante la guerra.
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[i] Lutz Klinkhammer, Stragi naziste in Italia. La guerra contro i civili (1943-44), Donzelli, Roma 1997, p. 75; cfr. anche pp. 72-76.
[ii] Ad es. il Süddeutsche Zeitung pubblicò un editoriale intitolato “Noch sind die Mörder unter uns” (“Gli assassini sono ancora tra noi”).
[iii] Sulla vicenda Fischer-Schweder, processo di Ulm e nascita dell’Ufficio di Ludwisburg cfr. Nicholas Kulish – Souad Mekhennet, Il dottor morte. Storia della caccia al medico boia di Mauthausen, Milano, Mondadori 2014, cap. 15 passim e i due articoli reperibili online: The last nazi Hunters (The Guardian) e Gli ultimi cacciatori di nazisti (Il Post).
[iv] Marco Nozza, Hotel Meina, Net-Il Saggiatore, Milano 2005, p. 125-126.
[v] Ibidem. Le notizie relative all’indagine di Viedmann fecero supporre che Saevecke fosse indagato quale primo responsabile degli eccidi del Lago Maggiore e in più casi a ritenere che il procedimento di Osnabrück avesse preso avvio da una indagine sull’operato a Milano di Saevecke. Cfr. Giampaolo Pansa “Si tenta di accertare se fu Saevecke ad ordinare il feroce eccidio di Meina”, La Stampa, 7.03.1963. A noi, anche sulla base dei nuovi documenti reperiti, pare più corretta la ricostruzione di Nozza che fa risalire l’indagine al 1959 da parte dell’Ufficio di Ludwigsburg.
[vi] Il fascicolo si trova nella cartella ASCB1/881 titolata “Omicidio di ebrei – Processo di Osnabrück” (Riordino anno 2011). Salvo diversa indicazione nel paragrafo successivo faremo riferimento a questa documentazione.
[vii] La lettera, come tutta la documentazione successiva proveniente da Osnabrück, è in “traduzione certificata” curata e controfirmata da August Michel, lo stesso che fungerà da interprete durante tutte le sessioni del Processo con testimoni italiani. Le citazioni sono testuali, comprensive di alcune improprietà dovute ad una versione in italiano molto “alla lettera”.
[viii] Ampiamente documentate dalla stampa quotidiana dell’epoca e dalle ricostruzioni di Marco Nozza e Aldo Toscano.
[ix] Nell’individuazione dei possibili testimoni si fa riferimento anche a Mergozzo.
[x] Su Hans Becker (1911-1944) cfr. il contributo di Raphael Rues (inserto) nel numero precedente di Nuova Resistenza Unita. Le sue foto vengono comunque allegate.
[xi] Testimoniarono Plöger il 6.3.68 e Lange, che risultò uno dei testi chiave per l’accusa, il 18 e 19.4.68; cfr. Nozza, cit. p.166 e 177-180 nonché Aldo Toscano, Io mi sono salvato ecc. p. 172 e 196-198.
[xii] Testimoniò in modo reticente, non confermando quanto dichiarato in istruttoria, il 13 marzo e il 23 e 26 aprile 1968 (Nozza cit., p. 168-170 e Toscano cit. p. 206).
[xiii] In una lettera del 2 gennaio 1968 l’arch. Mercandino, alle soglie del processo di Osnabrück, chiede al Sindaco di Baveno per sé e per e componenti della Commissione, “copia del verbale d’inchiesta da me rassegnatole a suo tempo. A tutti noi che abbiamo collaborato al lento ma inesauribile moto della giustizia sarebbe grato conservare copia del predetto documento.” Si può pertanto desumere che lo stesso Mercandino ne sia stato l’estensore materiale. Oltre che nell’archivio di Baveno copia del fascicolo è presente nell’archivio CDEC: «Relazione sugli interrogatori e sulle informazioni assunte dal sindaco di Baveno a seguito della richiesta presentata dal tribunale tedesco».
[xiv] Cfr. gli inserti precedenti di Nuova Resistenza Unita e in particolare i n. IV e V.
[xv] Interrogati il 19 febbraio e il 19 marzo Columella; 12 e 19 febbraio (in rogatoria a Milano) Ferraris.
La giornata del 20 giugno 1944, così come l’abbiamo riscostruita ed illustrata in Quarantatré … a Fondotoce … si concludeva con una festa dal sapore funesto.
A Villa Caramora dalle 20 di sera
sino a tarda notte si festeggia.
Il pretesto è il compleanno del Colonnello Comandante delle SS e la sua prossima destinazione sul fronte orientale, in Romania.
Un gran va e vieni, ufficiali tedeschi e italiani, della milizia e dell’esercito repubblichino. Molti i civili e le dame italiane.
Il giudice Liguori dalla cantina ascolta e, quando viene fatto salire, osserva nauseato.[1]
Sulla base della testimonianza del giudice e su quanto si era allora a conoscenza quando, nel giugno 2017, abbiamo presentato alla Casa della Resistenza la graphic novel, non era noto il nome del comandante né si sapeva con precisione quali reparti guidasse.
Un anno dopo, sempre all’interno delle iniziative di commemorazione dell’eccidio di Fondotoce, abbiamo presentato il saggio del ricercatore elvetico Raphael Rues[2] SS-Polizei. Ossola-Lago Maggiore. Rastrellamenti e crimini di guerra edito, in edizione trilingue (italiano, tedesco e inglese), da Insubrica Historica (Minusio, CH)[3]. Saggio che rappresenta un primo contributo all’interno di un lavoro più ampio di ricerca sulle formazioni tedesche e fasciste che operarono nell’allora alto novarese tra il settembre 1943 e l’aprile 1945 e che mette in luce aspetti in gran parte non noti.
Questo primo saggio è dedicato ai reparti delle SS-Polizei (reggimenti 12, 15 e 20) che operarono nel nord-ovest del nostro paese. Innanzitutto va precisato che le SS-Polizei non erano propriamente delle SS militarizzate (le Waffen-SS) quali ad esempio le SS della Leibstandarte SS Adolf Hitler responsabili nel settembre ottobre del ’43 degli eccidi degli ebrei sul Lago Maggiore. Si trattava invece di corpi in gran parte provenienti dalla Polizia germanica che Himmler, in qualità di Comandante della polizia e delle forze di sicurezza – oltreché di Reichsführer delle SS – costituì a partire dall’ottobre 1939. La denominazione originaria era quella di Polizei Regiment “Nord” e i reparti vennero utilizzati inizialmente come forze di sicurezza e polizia nelle retrovie delle aree occupate dalla Wehrmacht. In particolare in Galizia (settembre 1941 – febbraio 1942) si resero responsabili di eccidi di partigiani e civili, ebrei e non (33.000 vittime secondo lo storico tedesco Torsten Schäfer). Furono poi dispiegati sul fronte russo subendo consistenti perdite.
“Forse per onorare le gravi perdite subite sul fronte orientale, Himmler il 24 febbraio cambiò la denominazione di questi reggimenti di Polizia in «SS-Polizei Regiment», benché sottostessero ancora alla Polizia (Ordnungspolizei). Questo mutamento avvenne solamente però sulla carta, poiché le uniformi della SS-Polizei non si fregiarono mai di alcuna insegna delle SS, ma solo della tipica coccarda della Polizia.” [p. 24]
I reparti vennero ricostituiti e trasferiti nella Norvegia occupata, o sud di Oslo, e il 28 agosto del 1943 lasciarono il paese per giungere in Italia l’11 settembre dove vennero utilizzati quali reparti specializzati nelle operazioni anti-partigiane fino alla fine della guerra; Rues elenca ben 50 operazioni militari di rastrellamento effettuate nel nord-ovest. Quelle principali che riguardano l’attuale provincia del Verbano Cusio Ossola sono quelle di Megolo (13 febbraio 1944), il rastrellamento della Val Grande (giugno 1944), la rioccupazione di Cannobio e dell’Ossola (settembre- ottobre 1944) per concludersi con la colonna del capitano Stamm (SS-Pol.Rgt.20) in ritirata verso Novara (24-27 aprile 1945).
Tornando al punto di partenza, quella lugubre sera a Villa Caramora, il contributo di Raphael Rues non solo indica con precisione i reparti impiegati nelle operazioni di rastrellamento e negli eccidi di quel giugno 1944, ma anche nome e trascorsi degli ufficiali a capo delle operazioni. In particolare di quel tenente colonnello, Ernst Weis, che la sera del 20 giugno 1944 festeggiò il suo cinquantesimo compleanno. Lascio la parola a Rues.
“Il SS-Pol.Rgt.15 sparì dall’Ossola dopo il 15 febbraio, impegnato in Piemonte – zona di Asti – e Liguria in grandi rastrellamenti, per tornarvi solo a giugno nell’ambito del rastrellamento della Val Grande, operazione «Köln». L’operazione –secondo le fonti tedesche – comportò l’uccisione di 217 e la cattura di 367 partigiani, oltre a 247 persone trasferite ai campi di lavoro del Reich. Vennero impiegati due Kampfgruppen: il primo al comando di Heinrich Galazky Hartel (Strasburgo 1899 – ?), maggiore della Polizia, comandante del II/SS-Pol.Rgt.15, e il secondo di Eduard Psotta (Hohenbirken 1908 – ?) capitano della Polizia, sostituto comandante del I/SS-Pol.Rgt.15.
Il II/SS-Pol.Rgt.15 fu il principale responsabile del rastrellamento della Val Grande: direttamente imputabili sono i decessi di 150 -180 partigiani e civili, i quali furono sommariamente eliminati in più luoghi – Fondotoce, Baveno, Val Grande – il tutto nel lasso di tempo di circa dieci giorni.
Il comando del rastrellamento venne stabilito presso la villa Caramora di Intra, dove Weis festeggiò pomposamente i suoi 50 anni la sera stessa della fucilazione di 43 partigiani a Fondotoce, il 20 giugno.” [p. 34]
Raphael per i suoi lavori di ricerca è venuto più volte alla Casa della Resistenza a consultare la Biblioteca e il Centro di documentazione; in vista della pubblicazione del suo saggio ci ha chiesto di preparargli una breve prefazione. Vi ho con piacere ottemperato e la riporto di seguito.
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Prefazione
Il testo che viene qui pubblicato in edizione plurilingue rappresenta un primo significativo contributo del ben più ampio lavoro di ricerca storica sulla presenza e l’attività dei reparti militari tedeschi e fascisti nelle aree dell’Ossola e del Verbano nel periodo 1943-45, avviato da Raphael Rues oltre vent’anni fa e ripreso in modo organico negli ultimi due anni. L’interesse dell’autore per questo specifico argomento, al di là agli echi oltre confine delle vicende di quegli anni, nacque dalla lettura, ancora quindicenne e successivamente da universitario, di alcune opere sulla resistenza ossolana. Vi avvertì da subito una carenza e un’imprecisione complessive su presenza e tipologia delle forze impegnate dalla “parte avversa”: di qui un lavoro minuzioso di ricostruzione – a partire dalla storiografia e memorialistica partigiana affiancata dalle più scarse fonti (scritte e orali) di parte fascista e tedesca e dalla consultazione degli archivi elvetici – per individuare le unità presenti sul territorio e poter così intraprendere in modo approfondito la ricerca presso gli archivi militari tedeschi. Un corretto lavoro storiografico a fonti plurime supportato da una consapevole ottica “esterna” che neutralmente non “prende parte”, senza che questo significhi sottacere crimini e responsabilità dei reparti e degli ufficiali coinvolti.
L’argomento specifico di questa prima tranche della ricerca riguarda i reggimenti della SS-Polizei operanti in Ossola e nel Verbano di cui viene ricostruita l’origine nell’arruolamento e militarizzazione di reparti di polizia tedesca, l’attività di controllo e messa in sicurezza delle retrovie dei nuovi territori occupati dalla Wermacht in particolare sul fronte nordorientale, il loro successivo impiego al fronte e la loro “specializzazione” nelle operazioni di anti-guerriglia. Reparti di SS-Polizei di cui si fa più volte cenno nella storiografia partigiana ma senza precisarne le unità e spesso confondendole con le Waffen-SS o con la Feldgendarmerie.
Lavoro di estrema importanza perché non solo copre un vuoto sostanziale di ricerca e conoscenza ma anche permette di conoscere in modo più completo e preciso i principali eventi del conflitto fra resistenza e nazifascismo nelle aree dell’Alto-novarese, dalla battaglia di Megolo, al rastrellamento della Val Grande, alla rioccupazione dell’Ossola nell’ottobre del ’44 sino alla capitolazione della Colonna “Stamm” negli ultimi giorni dell’aprile 1945; permette inoltre di comprendere come la forza d’urto di queste formazioni fosse in grado di compiere “vittoriose” operazioni antiguerriglia ma non di “presidiare il territorio” ad operazioni concluse.
La costruzione di una memoria condivisa da parte delle comunità locali e nazionali è questione complessa e di non facile soluzione dopo le fratture che hanno attraversato il “secolo breve”. Pesa innanzitutto quella che Karl Jaspers ha definito come “questione della colpa” che attraversa le responsabilità individuali come quelle collettive; responsabilità che necessitano sia di una corretta definizione e sanzione giuridica per quelle individuali sia di una convinta capacità di rielaborazione collettiva per le altre. Nel caso specifico, sottolinea l’autore, “nessuna delle rappresaglie tedesche commesse dalla SS-Polizei in zona fu penalmente perseguita”: l’unica procedura avviata fu quella per l’eccidio di Fondotoce, ma archiviata dalla procura militare di Torino in quanto “non è possibile svolgere altre indagini per accertare l’identità degli imputati” (accertamento invece ben “possibile come dimostra questo contributo”) e confluita in quello che il giornalista Franco Giustolisi ha efficacemente definito come “armadio della vergogna” insieme ad altre 2273 “notizie di reato” commesse dalla forze militari tedesche durante l’occupazione; procedure di fatto secretate per decenni e solo dal 1994 rinvenute e, dove possibile, giuridicamente riaperte.
Occorre d’altra parte sottolineare come, se da un lato militari e ufficiali della SS-Polizei nel dopoguerra furono integrati nei corpi della polizia della Germania federale ottenendo anche riconoscimenti ufficiali, dall’altro lato un lavoro storico e collettivo di “rielaborazione della colpa” è senz’altro proceduto nella Germania unificata. Non esiste ad esempio in Italia nulla di paragonabile alla Topographie des Terrors di Berlino dove, tra l’altro, sul pannello dedicato al nostro paese campeggia la fotografia delle quarantatré vittime di Fondotoce; una topografia del terrore compiuto dall’esercito italiano, in particolare nelle colonie africane e nell’ex Jugoslavia, è da noi ben lungi non solo dall’essere realizzata ma anche solo progettata. E le voci meritevoli di alcuni storici, come quella di Angelo Del Boca, sembrano risuonare nel deserto.
Come Casa della Resistenza di Verbania Fondotoce siamo impegnati in questo lavoro di costruzione di una memoria collettiva a partire dal contributo che la resistenza, locale e non solo, ha dato alla riunificazione del nostro paese e alla elaborazione di una Costituzione Repubblicana in grado di “costituire” il tessuto comune della nostra collettività. Costruzione di una memoria che necessita di operare su più livelli: la raccolta della documentazione e delle altre fonti, i ricordi e la memorialistica dei protagonisti, il raffronto con la storiografia e i suoi sviluppi più recenti per poi restituire, ai visitatori – studenti e adulti – e nelle ricorrenze ufficiali, la sintesi costantemente aggiornata di una memoria viva e sempre più condivisa. Senza il contributo dei ricercatori e degli storici la nostra “mission” sarebbe impossibile; l’importante lavoro di Raphael Rues va a sopperire ad un aspetto fondamentale per la costruzione di una siffatta “memoria viva” e di questo sentitamente lo ringraziamo.
Gianmaria Ottolini
[1] Gianmaria Ottolini – Ruggero Zearo, quarantatré … a Fondotoce, 20 giugno 1944, Tararà, Verbania 2017, p. 48.
[2] Raphael Rues (1967) di Minusio (CH). Laureato in storia economica e gestione dei rischi. Responsabile della gestione rischi e qualità presso l’Ufficio federale delle Strade (USTRA) a Berna. Si dedica alla ricerca di storia contemporanea nell’area insubrica e sta realizzando una tesi di Dottorato in Storia Moderna presso la University of Leicester, Inghilterra, sulle formazioni militari tedesche e fasciste che operarono nell’allora alta provincia di Novara fra il settembre 1943 e l’aprile 1945.
[3] Reperibile online presso l’editore Insubrica Historica o direttamente presso la Casa della Resistenza.
Resistenza.
Le parole sono pietre (Carlo Levi)
Parola esplicita e profonda.
Mentre in altre lingue, ad esempio l’inglese (resistance), il primo significato è quello fisico (di un corpo, di un circuito elettrico …), nella lingua italiana, già in numerosi scritti dal duecento in poi, prevale il suo significato politico ed etico civile.
Guido Cavalcanti: “I cittadini di Firenze …cercarono che i sottoposti fussero accatastati …, a questo facevano grandissima resistenza”. Opposizione ad un’autorità, ad un suo provvedimento, contrasto a ciò che viene percepito come oppressivo e lesivo di un diritto; contrasto che ha implicito in sé il suo carattere di legittimità (giuridica o comunque etica).
Francesco Guicciardini “… essendo una città un corpo gagliardo e di grande resistenza, bisogna bene che la violenza sia estraordinaria e impetuosissima a atterrarla”.
Diversamente da parole come lotta, ribellione, guerra e simili, in cui prevale il momento dell’azione (sociale, politica, militare), resistenza prima ancora di un’azione energica di difesa e di contrasto indica un atteggiamento fermo e risoluto e una attitudine, una “saldezza”, una forza in primo luogo morale, di fronte ad aggressione e violenza.
Un significato morale e civile che precede quello militare, dunque.
L’origine è dal tardo latino resistentia, derivata dal verbo re-sistere: star fermo, fermare, contrapporsi, star saldo contro qualcosa o qualcuno, ed anche rialzarsi, rimettersi in piedi, risorgere.
C’è una affinità di origine con un altro composto di sistere (fermarsi): ex-sitere (sorgere, nascere, esistere) per cui sembra legittima una connessione con esistenza: ribadire, riaffermare la propria esistenza, la propria individualità e diversità nei confronti di un regime totalitario e totalizzante.
Un esempio per tutti: Cleonice in prima fila tra i 43 di Fondotoce; una donna a cui la vita ha concesso ben poco; dalla violenza nelle mura familiari a quella subita nelle case dell’aristocrazia romana; dal dolore per la malattia e morte del suo compagno milanese, all’arresto e alle percosse nei sotterranei di Villa Caramora. Travolta a forza, forse umiliata, ma visibilmente non piegata, fino all’ultimo tesa a riaffermare la sua identità e a sollecitare orgoglio e coraggio nei compagni.
Shoah
Non permettete alle parole di oltrepassare il pensiero (Anton Čechov)
Shoah (anche Shoa’ o Sho’ah) termine di origine biblica che significa “desolazione, distruzione, catastrofe, annientamento”. Venne utilizzato dalla comunità ebraica di Palestina nel 1938, riferendosi al pogrom della “Notte dei Cristalli” (9-10 novembre) che segnò l’avvio della fase più violenta della persecuzione antiebraica. Da allora definisce il genocidio della popolazione ebraica d’Europa, perpetrato dal nazismo durante la Seconda guerra mondiale.
Viene preferito al sinonimo Olocausto in quanto quest’ultimo (dal greco holòkauston, da hòlos, tutto, e kaustòs , bruciato) nella tradizione ebraica indica il Sacrificio alla divinità di un animale e, per estensione, sacrificare la propria vita per un ideale religioso o civile; un significato che assimilerebbe lo sterminio del popolo ebraico ad un sacrificio offerto a (e voluto da) Dio. Inoltre Olocausto viene utilizzato anche in riferimento agli altri gruppi etnici, religiosi e sociali oggetto di sterminio sistematico da parte del nazismo: Rom (che hanno un termine analogo a Shoah: Porajmos “divoramento”), Slavi, Testimoni di Geova, omosessuali, disabili fisici e psichici ecc. Per estensione viene infine riferito anche ad altri stermini (olocausto armeno, nucleare …).
Primo Levi ne I sommersi e i salvati ricorda che le SS ammonivano cinicamente i prigionieri in questo modo: “In qualunque modo questa guerra finisca, …abbiamo vinto noi; nessuno di voi rimarrà per portare testimonianza, ma se anche qualcuno scampasse, il mondo non gli crederà …la gente dirà che i fatti che voi raccontate sono troppo mostruosi per essere creduti.”
Parlare della Shoah è parlare dell’indicibile. Si è anche detto che non si può educare contro Auschwitz, in quanto segna una frattura non cancellabile della nostra storia, ma solo dopo Auschwitz. La pedagogista Clotilde Pontecorvo1 afferma che insegnare la Shoah significa immergersi in un duplice dilemma. Quello appunto fra la non riducibilità alle normali categorie di spiegazione (fra spiegazione e giustificazione il passo è breve) e la necessità di una compiuta ricostruzione storiografica. Il dilemma, inoltre, fra unicità e comparazione. La Shoah è comparabile? Su questa strada possono trovare il varco revisionismi e negazionismi. “E d’altra parte noi non vogliamo porre questo evento al di fuori della storia perché significherebbe rendere possibile la sua riproduzione. È quindi un rischio vederlo come un evento unico, così come è un rischio vederlo come uno dei tanti stermini. … C’è un conflitto, o se vogliamo un dilemma. E il dilemma è per definizione qualcosa che non si risolve, con cui ci si confronta continuamente e che ci deve guidare nell’analizzare, nel capire, nel fare capire.”
________________
1 “Il mio nome” in Una Città n. 46, dicembre 1995.
Scelta
Ci sono porte al mare che si aprono con parole (Rafael Alberti)
Parola cruciale. Il significato è chiaro: dal verbo tardo latino ex-eligere, ‘eleggere fra’, e pertanto l’elezione fra più candidati, lo scegliere fra più possibilità, ed anche l’oggetto di tale scelta.
Il nodo è semmai teorico ed etico. Affermare la propria possibilità di scelta significa affermare la propria libertà. Al di là di ogni ipotizzato condizionamento e determinazione (teologica, biologica, sociale o psicologica). Ed affermare la libertà comporta, altrettanto radicalmente, il dichiarare la responsabilità delle scelte effettuate.
L’uso quotidiano della parola non aiuta: ci sono “scelte” non realmente tali, ma banali preferenze.
La “Scelta” comporta individuare ciò che è meglio, ciò che è giusto; una valutazione di cui ci assumiamo il “peso”. Non è un aut aut (un o … o …), una decisione di fronte ad un bivio di possibilità equivalenti, ma, nell’espressione del danese Kierkegaard, un Enten-Eller: “questo, od invece quello”. Dove “questo” è la vita come è, la mera esistenza trascinata dalle circostanze. Mentre “quello” è altro, una deviazione, un salto, il prendere un’altra strada. La vera Scelta si pone allora fra il scegliere e il non scegliere. Scegliere individualmente e, talora, collettivamente.
Racconta Bruna Giardini del fratello Ermanno: “L’8 settembre tutti scappavano e lui si è rintanato in casa … tutti gli altri amici anche loro che erano a militare … si sono ritrovati a casa mia. Sono stati otto dieci giorni perché quelli della polizia pressavano perché dovevano presentarsi perché erano disertori. E loro, tutti, molti erano, han deciso: – Noi non andiamo, andiamo in montagna.”
Dove la “montagna” nell’uso corrente di quegli anni è contemporaneamente un luogo, un simbolo e una scelta di libertà. E la parola più usata all’inizio non è “partigiani”, ma “ribelli”.
Nei titoli dei memoriali della Resistenza e dell’Internamento, la parola “Scelta” ricorre, non a caso, con frequenza: “… accettare di continuare una guerra …o ribellarsi”1.
Angelo Del Boca, nel suo bellissimo testo di recente ripubblicato2, in sedici narrazioni passa in rassegna altrettante scelte (e non scelte) dell’uno e dell’altro campo. Per rendere esplicita l’impossibilità di una equiparazione fra i due campi, ed anche per sottolineare il diverso spessore che una giusta scelta può assumere. E tanto più si trattava di spessore significativo, quanto più corrispondeva ad un uso proporzionato e consapevole della pur necessaria violenza. E tanto più ha lasciato segni duraturi.
Risponde Guido ai suoi ex-commilitoni “…ci sono vari modi di scegliere: si può scegliere per un giorno e si può scegliere per la vita. Io non sono tipo da scegliere per un giorno …”3.
________________
1.F. Sciomachen e altri, La scelta 1943-1945, Alberti, Verbania 2001, p. 11.
2 A. Del Boca, La scelta, Neri Pozza, Vicenza 2006.
3 Ivi, p. 236.
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* Pubblicate in una rubrica titolata “In una parola” rispettivamente sui numeri 6/2006, 1/2007 e 2/2007 di Nuova Resistenza Unita.
Making Quarantatré… by Ruggero Zearo & Gianmaria Ottolini
Arizzano – Calambrone, 10 giugno 2014
– Ciao Gianmaria, sono Rudi, ti ricordi di me?
– Si, certo … è un po’ che non ci sentiamo.
– Ho una proposta da fare a te e alla Casa della Resistenza. Possiamo vederci?
– Adesso sono al mare col nipotino, torno per la celebrazione del 20 giugno. Possiamo vederci subito dopo.
– Mi chiami tu?
– Si, ciao.
Fondotoce, Casa della Resistenza, 24 giugno (con la partecipazione di Ester e Chiara)
… … …
– Si, insomma, una storia illustrata, sui 43. Mi ricordo uno spettacolo che parlava della Tomassetti
– Era della Caffari, l’abbiamo presentato qui[i]
– … e che c’era una bambina che aveva visto passare il corteo.
– Sì, era l’Irene Magistrini … l’aveva raccontato su Nuova resistenza Unita. Ti faccio avere l’articolo.
– Ho cominciato a fare alcuni schizzi di Villa Caramora. Quando li ho finiti te li mando …
– Quando si passa lì davanti … c’è sempre un po’ d’angoscia.
– Ecco, si partirebbe da lì.
– C’è la testimonianza del Giudice Liguori. Bisogna pensare a come sviluppare la storia … dando centralità alle immagini.
– Ho pensato a un qualcosa come quello di Andrea Ventura … Una mattina mi son svegliato[ii] …
– Ne abbiamo qui una copia, nella biblioteca ragazzi …
– Sì l’ho presente, insieme a Franzinelli … sono più racconti molto condensati.
…
– Io provo ad andare avanti … poi ci sentiamo.
– Va bene.
Scambio di mail [iii]
25/06/2014 16:32 Una storia illustrata
Ciao Gianmaria,
perdona se continuo a coinvolgerti. Dopo esserci visti ho iniziato a disegnare la bambina che ho in mente per la storia illustrata e così anche una SS e Cleonice Tomassetti. Mi piacerebbe leggere il testo teatrale di cui mi parlavi, pensi sia recuperabile? Ti allego le prime immagini, mi piacerebbe sapere cosa ne pensi. Grazie, ciao Rudi
On 25/06/14 17.57, “Gianmaria Ottolini” <gianmaria.ottolini@teletu.it> wrote:
Ciao Rudi
Eccolo. Tra l’altro stamane ho recuperato altre due foto dei caduti di Fondotoce.
Sono sulle lapidi del cimitero di Pallanza (corridoio verso forno crematorio, lato destro)
Ottime le immagini. Mi convince un po’ meno il militare.
Ci sentiamo. Gianmaria
26/06/2014 17:18 Re: Una storia illustrata
Ho letto il testo che mi hai inviato, è proprio quello che ascoltai, recitato, tempo fa e di cui avevo solo un vago ricordo. Oggi sono stato a Villa Caramora a fare qualche foto. Grazie ancora, complimenti per il vostro lavoro alla Casa della Resistenza. Ciao, Rudi
….
12/07/2014 11:29 Villa Caramora
Ciao Gianmaria, ti allego, se hai voglia di guardarle, alcune nuove immagini della bambina e dettagli di Villa Caramora. Sono ancora solo prove. Grazie, ciao Rudi
12/07/2014 23:11 Re: Villa Caramora
Grazie Rudi
molto belli ed efficaci, in particolare i dettagli della villa. I dettagli mi paiono carichi di sinistra ambiguità: una bellezza architettonica a suo modo minacciosa.
Seguo con molto interesse il procedere del tuo lavoro. A presto. Gianmaria
…
05/10/2014 19:53 Storia illustrata
Ciao Gianmaria, passata l’estate mi rifaccio vivo. Ti allego alcune nuove immagini, sto sperimentando da autodidatta alcune tecniche. Ho avvicinato le immagini ad alcuni brani tratti dal monologo di Silvia Caffari che mi piace moltissimo. Ho associato poi ad ogni brano una parola. Fammi sapere cosa ne pensi.
L’idea era di far raccontare la storia ai testimoni, al sopravvissuto, ai martiri, ai carnefici (non sono sicuro) attraverso parole e immagini. Una storia per frammenti che non seguisse un ordine temporale. Alla fine, la cronaca dei fatti accompagnata da illustrazioni in b/n (tipo Villa Caramora).
Mi piacerebbe inoltre poter fare il ritratto dei 43, quelli di cui è possibile.
Grazie per la pazienza.
Rudi
07/10/2014 11:19 Re: Storia illustrata
Ciao Ruggero
ieri e l’altro ieri (anche oggi se è per questo) ero impegnato alla correzione di un libro che con Contorno Viola stiamo pubblicando. Per questo ho aspettato di avere la mente un po’ sgombra per guardare con attenzione il tuo bel lavoro.
Mi piace molto. Sia per lo stile delle illustrazioni che per l’abbinamento dei testi.
Naturalmente bisognerebbe avvisare Maria Silvia (e chiederle l’autorizzazione).
Per le foto dei 43 puoi venire alla Casa. Oltre quelle pubblicate sul penultimo numero di Resistenza Unita e sulla mostra esposta, io ne ho recuperate altre. Fammi sapere quando pensi di venire che ci mettiamo d’accordo.
Tra l’altro noi stiamo organizzando una mostra su Kurt Caesar, illustratore de il Vittorioso, tedesco e clandestinamente partigiano
http://it.wikipedia.org/wiki/Kurt_Caesar
Abbiamo incontrato Antonio Giuda, uno dei più grandi collezionisti italiani di fumetti, che sarebbe disponibile a mettere a disposizione gratuitamente la sua raccolta del Vittorioso per l’esposizione.
Come vedi ci stiamo muovendo sulla pluralità dei linguaggi della memoria e il tuo lavoro è decisamente in sintonia con il nostro.
A presto
Gianmaria
07/10/2014 16:12 Re: Storia illustrata
Ciao Gianmaria,
Io potrei nel pomeriggio perché la mattina sono impegnato. Giovedì o venerdì? Fammi sapere, grazie
Rudi
07/10/14 17:06 Re: Storia illustrata
Ciao Ruggero
Siccome giovedì e venerdì di questa settimana non c’è Ester, la responsabile del centro di documentazione fotografica, possiamo fare martedì o mercoledì della prossima settimana?
Gianmaria
08/10/14 14:40 Re: Storia illustrata
A me andrebbe molto meglio mercoledì. L’ora decidila tu, a me andrà bene.
Colgo l’occasione per inviarti il primo ritratto, Angelo Bizzozzero, fatto ieri sera,
ciao Rudi
On 09/10/14 11.59, “Gianmaria Ottolini” <gianmaria.ottolini@teletu.it> wrote:
Possiamo fare alle 14.30.
Dopo io devo vedermi con altri per l’openday della biblioteca ma nel frattempo puoi lavorare con Ester.
Gianmaria
…
Fondotoce, Casa della Resistenza, 15 ottobre 2014 (con la partecipazione di Ester)
…
– … il ritratto è veramente notevole … sembra dal vivo …
– Purtroppo le foto che abbiamo non sono di buona qualità … vecchie foto tessera perlopiù
– … ci metterò un po’ a farli tutti. E per gli ignoti come facciamo?
– Si può ritrarre il muro. Le lapidi degli ignoti sono proprio dietro la croce, assieme ai nomi noti dei 42 martiri.
– Dopo andiamo a fare un foto.
– È la prima parte che non mi convince
– Cambiano i punti di vista
– Si, ma non è chiaro, e neanche la successione. È utile andare a confrontare tutta la documentazione. E i diversi testimoni. C’era anche Ermanno Olmi … alla Colonia Motta
– Io ne frattempo mi dedico ai ritratti, è un lavoro lungo … nei ritagli di tempo
…
Scambio di mail
29/10/2014 18:22 Traccia libro illustrato
Ciao Gianmaria,
ti giro la sequenza delle illustrazioni abbinate a frammenti di testo e a parole chiave. Non ho inserito l’aneddoto di Ermanno Olmi bambino in colonia che vede sfilare il corteo. In due frammenti si fa riferimento all’orario, sicuramente è sbagliato perché si parte da Villa Caramora alle 17 e si arriva a Fondotoce alle 16.
Attendo tue preziose valutazioni.
Grazie
Rudi
On 29/10/14 23.12, “Gianmaria Ottolini” <gianmaria.ottolini@teletu.it> wrote:
Ciao Rudi
lasciami qualche giorno perché sono immerso in due lavori urgenti.
Ci sentiamo la settimana prossima
Gianmaria
30/10/2014 16:08 Re: Traccia libro illustrato
Nessuna fretta, ciao rudi
…
Undici mesi dopo
30/09/2015 15:55 Quarantatre_Traccia
Ciao Gianmaria, ti invio in allegato la nuova traccia del libro.
A presto
Rudi
…
02/10/2015 23.51 Testo Irene Magistrini
Ciao, ti allego intanto il testo della Magistrini. Era a Pallanza (viale delle Magnolie) e non a Suna. Ci sentiamo
Gianmaria
…
23/10/2015 20:42 43
Ciao Gianmaria, scusa il ritardo con cui mi faccio vivo. Ti invio una prova di impaginazione del libro, è solo una parte. Ti allego anche il timone con traccia dei testi e relative immagini.
La prima pagina è bianca così è possibile visualizzare la doppia pagina distesa. Mi piacerebbe intitolarlo 43 scritto in cifra, magari a pennello oppure Quarantatré scritto in lettere, fammi sapere cosa ne pensi, io naturalmente sono pieno di dubbi.
Appena ho altro materiale te lo giro.
A presto
grazie
Rudi
on 02/11/15 02.28, “Gianmaria Ottolini” <gianmaria.ottolini@teletu.it> wrote:
A: Rudi <r.zearo@libero.it> <mailto:r.zearo@libero.it>
CC: Ester Bucchi <ester.bucchi@gmail.com> <mailto:ester.bucchi@gmail.com>
Ciao Rudi
letto riletto e preso in mano tutta la documentazione
Il risultato è che ho molti dubbi. Provo ad elencarli.
- Il titolo: meglio in cifre. In lettere può esser confuso con il nome di battaglia di Suzzi.
- Il problema centrale mi sembra quello della successione delle sequenze. Visto che cambiano i punti di vista (le voci narranti) penso che sia necessario seguire maggiormente un ordine cronologico: es. (i punti sono anche altri) il n.10 (fotografo) che anticipa i bambini alla Colonia Motta. Oppure seguire un ordine per “personaggi”. Adesso i due criteri sono misti
- Qui viene però il problema più difficile. Se la vicenda nel suo complesso è chiara, l’esatta sequenza cronologica e gli orari non sono concordanti nelle varie fonti. Ad es. i prigionieri provenienti da Malesco (tra cui Suzzi) sono stati portati nelle cantine di Villa Caramora o fatti sostare davanti? Liguori e Suzzi danno versioni diverse.
- Di Suzzi vi sono almeno 4 versioni e gli orari cambiano da una all’altra.
- Allo stato attuale mi sembra vi sia una sproporzione tra “il racconto” e la parte con i volti dei 43.
Provo a fare alcune proposte:
- Pensare al volume come diviso in tre parti
- Il racconto a più voci
- i volti
- la vicenda
- O si segue rigorosamente la cronistoria o, come mi sembra più efficace si mettono in successione i racconti dei diversi testimoni (Giudice, Ellis, Suzzi ecc.) naturalmente con una successione il più possibile aderente alla cronistoria. In ogni caso penso che questa parte debba essere ampliata con alcuni episodi/testimonianze: ad es L’altro sopravvissuto (perché non fucilato: ), La signora che esce dalla Chiesa di S. Leonardo, Danini e Velati a Fondotoce , il salvataggio di Suzzi, Don Bozzini e le bare. La festa nazista a Villa Caramora (vista da Liguori)
- qui siamo ok
- Parte storica: una cronistoria il più rigorosa possibile, e con cenni al contesto e relativa bibliografia. Penso che anche in questa parte debba avere, anche se in misura minore, delle immagini sia per congruenza stilistica sia perché altrimenti non la legge nessuno.Come procedere:Io sto tentando di mettere giù una cronistoria con una tabella così strutturata:
| Ora | Durata | Dove | Cosa/Azione | Fonte | note |
Quando è pronta possiamo vederci e ripensare alla prima sezione mettendo giù una sorta di storyboard della prima parte.
Mi rendo conto di complicarti (e complicarmi) la vita ma è la prima volta che mi trovo a collaborare ad graphic novel e si va un po’ a prova ed errore.
Ci sentiamo
Gianmaria
02/11/2015 18:57 Re: 43
Ciao Gianmaria, grazie ancora. Anch’io sto procedendo per tentativi. Apprezzo molto il tuo approccio scientifico. Faccio un’ipotesi alternativa alla tua:
Provo a immaginare il libro non diviso in 3 parti ma come corpo unico. I testi originali scritti da te sono accompagnati da illustrazioni disegnate dal sottoscritto. Si tratta ora solo di trovare lo stile. La cronistoria, la didascalia asciutta (vedi libro Franzinelli-Ventura) in terza persona mi sembra molto efficace, meno complicata della narrazione in prima persona come avevamo inizialmente ipotizzato. Eviterei a questo punto la parte 3 (la vicenda, già inclusa nel testo) soprattutto eviterei di citare le fonti. I nomi, Frank Ellis, Cleonice Tomassetti, Avvocato Emilio Liguori, i vari testimoni (solo se aggiungono qualcosa al racconto) Irene Magistrini ecc. vengono a questo punto citati nel testo.
Andrei a descrivere solamente il giorno 20 giugno 1944. Il racconto potrebbe essere diviso per tappe o luoghi fisici: Cantina di Villa Caramora, Lungolago di Intra, Lungolago di Suna, Fondotoce. Concluderei il racconto sulle mani di Moscardelli che tengono la fotografia.
Per il momento è tutto.
A presto
Rudi
On 02/11/15 19.17, “Gianmaria Ottolini” <gianmaria.ottolini@teletu.it> wrote:
Ciao Rudi
Ci penso; una contestualizzazione sia pur breve (rastrellamento Val Grande) dovrebbe esserci. Potrebbe essere a questo punto una introduzione essenziale. Nel frattempo cerco su Monte Marona del maggio ’45. Chiovini parla di una intervista a Suzzi.
Naturalmente la bibliografia in fondo.
Ci sentiamo
Ciao
Gianmaria
…
18/11/2015 17:47 Attentati Parigi
ciao Gianmaria, pensando agli attentati di Parigi ho sviluppato questa idea grafica che, se ti servirà, potrai utilizzare a supporto di qualche articolo o altro. A presto
Rudi
France.jpg
On 25/11/15 22.15, “Gianmaria Ottolini” <gianmaria.ottolini@teletu.it> wrote:
Ciao Rudi,
scusa se ti rispondo solo ora ma la tua mail era andata a finire in una sottocartella della posta e l’ho vista solo ora.
Giro l’idea grafica originale (e inquietante) alla Casa della resistenza. Grazie mille.
Per quanto riguarda il lavoro su “43” lo riprenderò in mano non appena finito il convegno di Sabato a Baveno che mi sta impegnando a tempo pieno.
Ci sentiamo
Gianmaria
…
Fondotoce, Casa della Resistenza, mercoledì 9 marzo 2016 (con la partecipazione di Ester, Chiara, Roberto)
– Ecco, questi sono i ritratti dei quarantatré
– C’è anche Suzzi?
– Sì, certo!
– Sono commuoventi…ti guardano e ti interrogano …
…
– La “cronaca” del 20 giugno, da Villa Caramora la mattina (arresto del giudice Liguori) alla sera (la festa in onore del colonnello SS), deve confluire in modo naturale nella sezione dei ritratti
– Dobbiamo valorizzare le immagini … testi essenziali
– Una sorta di via crucis laica, ogni episodio un luogo, un evento e dei personaggi precisi
– Riepilogando: Una introduzione sintetica; la cronistoria/via crucis del 20 giugno; i ritratti dei 43
– Mettiamo anche i “Titoli di coda”!
– ???
– Come nei film che danno informazioni post-trama, su cosa hanno poi fatto o cosa è successo ai personaggi e alle località.
– Sì … ma non possiamo chiamarli “titoli di coda”!
– La logica è quella … come chiamarli ci penseremo poi …
– Dobbiamo rivedere tutta la traccia.
– Ci lavoro, appena pronta te la faccio avere.
Scambio di mail
14/03/2016 00:59 Traccia 43
Ciao Rudi
ti allego la bozza della traccia sulla base di quanto ci siam detti martedì scorso.
E’ assolutamente provvisoria.
Quello che in primo luogo conta è la scansione (Titoli/argomenti). I testi sono per ora solo riempiti con scalette o testi precedenti e, per i nuovi con “ritagli” dai testi consultati.
Le immagini ovviamente devi deciderle tu.
Passami tutte le osservazioni e, laddove hai idee sulle immagini per ogni sezione, dimmi il soggetto o i soggetti di modo che per il testo io vedo di svilupparlo in congruenza.
Le tue aggiunte e correzioni sulla traccia, falle in rosso di modo che io le veda subito.
Ci sentiamo
Gianmaria
Allegato: 43 – Traccia 2016
…
Ciao Gianmaria, ti invio in allegato un aggiornamento del lavoro. Ho inserito la copertina, mi piaceva l’idea della finestra chiusa… (sotto il titolo potremmo prevedere un sottotitolo) e ho proseguito con nuovi disegni seguendo il tuo menabò. Alcuni sembrano disegni da scuola media, se ci sarà tempo (e voglia) li rifarò.
Fammi sapere come sta andando, a presto
Rudi
On 15/04/16 02.31, “Gianmaria Ottolini” <gianmaria.ottolini@teletu.it> wrote:
Ciao Rudi,
ti mando l’introduzione che ho provato a metter giù. Dimmi cosa te ne pare.
Per i testi che accompagnano le immagini, vedendo anche quelli di Ventura/Franzinelli, punterei al massimo di sintesi.
Provo ad andare avanti di qualche capitolo tra domani e domenica, poi la settimana prossima è bene che ci vediamo un attimo per coordinare al meglio testo e grafica.
Le persiane chiuse di copertina mi paiono efficaci. Su un eventuale sottotitolo non so.
Ci sentiamo.
Gianmaria
16/04/2016 17:06 Re: 43
Ciao Gianmaria, l’introduzione è perfetta.
Settimana prossima a me andrebbe bene lunedì o giovedì nel primo pomeriggio.
Fammi sapere,
Rudi
… … …
18/04/2016 19:37 43_Aggiornamenti
ciao Gianmaria, ti passo l’aggiornamento, ho inserito l’introduzione e i ritratti.
Ok per giovedì pomeriggio.
Buona serata
Rudi
On 19/04/16 02.06, “Gianmaria Ottolini” <gianmaria.ottolini@teletu.it> wrote:
Ciao Rudi, stavo giusto per mandarti i testi in una loro prima versione.
Te li allego. Però ho fatto riferimento alle pagine della versione precedente.
Come puoi vedere nella prima parte avrei modificato l’ordine di alcune immagini
e di conseguenza l’ordine delle pagine.
Prova a guardarli e giovedì ci confrontiamo.
Giovedì va bene alle 14,15? Qui da me?
Ci sentiamo
Buona … notte
Gianmaria
… … …
19/04/2016 22:00 Re: 43_Aggiornamenti
Ti mando la versione aggiornata del testo con le pagine calibrate sull’ultima versione.
Piccole correzioni per il testo “Moscardelli”
A giovedì
Ciao
Gianmaria
Allegato Testo_43.doc
… … …
Pag. 42 – 43
Lungo lago a Intra, di fronte all’imbarcadero, c’è un piccolo studio fotografico.
Il proprietario, Moscardelli, vede entrare due soldati tedeschi, altri stazionano all’ingresso.
Deve sviluppare del materiale riservato.
Sono le foto scattate al corteo dei condannati a Parco Cavallotti e durante il primo tratto del mesto tragitto.
Il fotografo esegue l’ordine e, di nascosto, ne trattiene copia.
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22/04/2016 22:00 immagini
Ciao
mi son venute in mente alcuni aggiornamenti.
Per i “titoli di coda” cosa ne pensi di un titolo a piena pagina
… in seguito
L’immagine del lago (finta/temuta fucilazione) mettere ai due lati appena accennati due parziali profili di schiena.
Ultima di copertina Non solo persiane aperte ma anche finestra con accennate persone e bandiera italiana (allora aveva lo stemma sabaudo) appesa (in sostanza la liberazione il 24 aprile a Intra)
Ci sentiamo
Gianmaria
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23/04/2016 19:23 quarantatre
Ciao Gianmaria, ho provato a impaginare il testo modificato. Fammi sapere se ti convince o è meglio ritornare alla tua versione.
A presto
Rudi
23/04/2016 21:56 Re: quarantatre
Si,
mi convince abbastanza, anche se i testi vanno rivisti e “asciugati”. Il titolo in copertina va bene in script, ma mi pare a caratteri un po’ “ingombranti”.
In questi giorni sto lavorando ad altro.
Da giovedì della prossima settimana ci rimetto mano. Asciugo i testi e incomincio la parte finale.
Buona serata
Gianmaria
02/05/2016 15:14 43_aggiornamento
Ho aggiunto qualche disegno
ciao, a presto, Rudi
02/05/2016 21:58 Re: 43_aggiornamento
Benissimo.
Sto finendo un altro lavoro, poi in settimana rimetto mano ai testi.
PS. Se il Camion arriva da Cannobio e si ferma al Cavallotti, forse bisogna invertire il senso di marcia.
Ci sentiamo
Gianmaria
06/05/2016 01:56 43
Ciao Rudi
ti allego l’ultima tua versione di “quarantatré” con modifica e correzione dei testi (con evidenziazione e nota).
Ho corretto anche l’età dei caduti che in più casi era stata aumentata di un anno perché non si è tenuto conto del giorno di nascita.
Anche un nome era sbagliato (era così anche sulla banca dati e ho avvisato).
Domani inizio le note della sezione “in seguito”.
Son indeciso se seguire l’ordine del testo (Val Grande, Villa Caramora, Giudice Liguori ecc.) oppure farlo inverso (partendo da Carlo Suzzi). O se fare prima i luoghi e poi le persone.
Gianmaria
1 allegato: 43 corr go.pdf
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06/05/2016 23:27 … in seguito
Ciao Rudi
ho provato ad individuare le voci dell’ultima sezione. Sono una dozzina e mi pare che il percorso “a ritroso” sia quello più logico.
Prova a guardare la scaletta allegata (Ci sono gli argomenti e la loro successione) e vedi se manca qualcosa e se la successione così per te va bene.
Naturalmente titoli e testi sono tutti da rivedere. Il contenuto di una voce dipende anche da ciò che si è scritto prima.
Fammi sapere
Gianmaria
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17/05/2016 01:26 in seguito
Ciao Rudi
ti allego il testo completo dell’ultima parte.
Ho rivisto anche alcuni passaggi delle voci che abbiamo visto oggi.
Domani metterò a punto la bibliografia.
Ci sentiamo
Gianmaria
17/05/2016 14:39 Re: in seguito
Ciao Gianmaria. Ora lo impagino. Ho fatto leggere la bozza a un paio di amici e alla mia compagna e il testo è piaciuto molto. Leggendolo è emerso un refuso: pag 5 – terza riga (contatto) già corretto nel layout. Un’osservazione: Nella parte finale la voce – una donna (Letizia Pellero) manca per dimenticanza o perché non vale la pena aggiungere altro?
Per il momento è tutto, grazie
ciao Rudi
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18/05/2016 23:35 Re: in seguito
Ri- ciao Rudi
i refusi e le correzioni non finiscono mai
Ce n’era uno nel “..in seguito” su Cleonice: intestazione a suo nome (e non: intestazione e suo nome)
A questo punto ti riallego tutto il file
Ciao
Gianmaria
20/05/2016 15:59 quarantatre
ciao Gianmaria, ho terminato il libro, mancano i ringraziamenti e le brevi bio. Non ho inserito le immagini per ogni voce IN SEGUITO ma solo una della croce e del muro a inizio capitolo. Fammi sapere se ti sembra possa funzionare. A me piace.
A presto
Rudi
20/05/2016 23:41 Re: quarantatre
Ciao Rudi
Sì, va bene così. Sia il camion (non era vero che non li sapevi disegnare!) che la parte finale: è pulita e simmetrica alla prima e l’immagine del Monumento e Croce efficace. Ottimo lavoro.
L’unica cosa che non mi convince molto è l’ultima di copertina con solo in testo.
O si mette anche l’immagine corrispondente (i piedi nudi) o (io preferirei) l’immagine della foto che emerge dalla camera oscura. E’ “realistica” e simbolica ad un tempo: i quarantatré che riemergono non solo dalla camera oscura ma anche dalla memoria.
“Testi consultati” andrebbe staccato un po’ di più dal primo testo.
Per le brevi bio aspettiamo di aver trovato l’editore. In genere loro hanno degli standard.
I ringraziamenti naturalmente li scriveremo dopo aver fatto vedere/leggere ai “ringraziandi” il libro. Penserei ad un incipit più o meno così:
Ruggero e Gianmaria ringraziano in particolare
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Per resto come procediamo?
- Verificatori (almeno sei: basta il PDF o è meglio anche qualche bozza tipo quella che mi hai dato l’altro giorno?)
- Se vi sono osservazioni significative eventuali correzioni.
- Patrocini? Solo la Casa della resistenza o anche altro? Magari il Parco Val Grande?
- Editore
- Pubblicizzazione (magari anche un Trailer su YouTube)
- Presentazioni
- ecc.
Ci vediamo in settimana a fare il punto?
Ciao
Gianmaria
21/05/2016 21:51 Re: quarantatre
guarda se così è meglio, io in quarta di copertina ho inserito quella frase ma potrebbe anche essere un’altra, magari pensata ad hoc.
ciao
Rudi
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04/06/2016 23:26 43
Ciao Rudi
ho ricevuto un po’ di feedback sul nostro libro. Riusciamo a fare il punto ad es. martedì primo pomeriggio?
Se non ti va bene anticiperei a lunedì, sempre primo pomeriggio.
Fammi sapere
Gianmaria
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08/06/2016 03:40 Scheda 43
Ciao Rudi
ti allego la possibile scheda di presentazione del libro.
Vedi se per te va bene. Non so se è il caso di dire anche qualcosa sui destinatari (il target).
Penso sia eventualmente meglio parlarne nella mail di accompagnamento.
Gianmaria
08/06/2016 15:04 Re: Scheda 43
Ciao Gianmaria, per me va bene. Leggendo la scheda mi è venuto in mente che potrebbe risultare interessante descrivere brevemente il metodo narrativo: l’episodio, tassello dopo tassello, viene alla luce attraverso diversi sguardi: quello di un giudice prigioniero, di una bambina, di una donna, di un ragazzino, di uno studente universitario, di un sopravvissuto (senza citare i nomi).grazieciaoRudi
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09/06/2016 18:17 43_Scheda
Ciao Gianmaria, ho impaginato la scheda, controlla se va bene e se è tutto ok. Grazie
a presto
rudi
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10/06/2016 11:02 Re: 43_… in seguito
Ciao Rudi
ecco la parte finale rivista e uniformata nei tempi verbali e con altre piccole correzioni.
Sostituisce la precedente.
Direi che con questo, per ora fino ad aver trovato l’editore, basta correzioni!
Appena l’hai pronta ci sentiamo.
Gianmaria
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20/06/2016 08:19 Proposta editoriale A info@beccogiallo.it
Edizioni BECCOGIALLO,
Spett. Direzione editoriale
Buongiorno.
Abbiamo avuto l’opportunità di conoscere le vostre edizioni in occasione del Convegno “Sandro Pertini. Il Presidente partigiano” tenuto presso la Casa della Resistenza di Verbania Fondotoce il 26 aprile 2015. Nell’ambito di quella iniziativa gli autori Elettra Stamboulis e Gianluca Costantini avevano presentato la loro opera “a fumetti” Pertini fra le nuvole.
Con la presente desideriamo proporvi una graphic novel sull’eccidio di Fondotoce del 20 giugno 1944 e verificare il vostro eventuale interesse alla pubblicazione. L’opera, di cui al momento alleghiamo una sintetica Scheda di presentazione, è stata pensata sia per un pubblico nazionale, quale quello che segue le vostre edizioni, che in modo più specifico come approfondimento e ricordo per i visitatori della Casa della Resistenza e dell’area monumentale di Fondotoce. Ogni anno infatti la Casa della Resistenza accoglie circa 7-8mila tra studenti accompagnati dai loro insegnanti e gruppi organizzati dalle ANPI, in particolare dal Piemonte e dalla Lombardia.
Naturalmente disponibili ad ogni chiarimento e approfondimento, restiamo in attesa di un vostro gentile riscontro.
Cogliamo l’occasione per i più cordiali saluti unitamente ai nostri sentiti auguri per il vostro lavoro editoriale.
Ruggero Zearo
Gianmaria Ottolini
1 allegato: 43_Scheda.pdf
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14/07/2016 00:48 Editori
Ciao Rudi
il settore editoriale che ci interessa ha una “mortalità elevata”. Anche The Box Edizioni ha chiuso. Terre di Mezzo e EGA (gruppo Abele) con i quali avremmo dei contatti non mi sembrano avere linee di graphic novel. Comunque contattiamoli.
Allega la bozza precedente a cui ho aggiunto Settegiorni editore e Coconino Press (assorbito da Fandango libri, che pare abbia sotto di sé anche Becco giallo).
Ciao
Gianmaria
Seguono una decina di mail analoghe ad altri editori del settore fumetti & graphic novel. Nel frattempo passa l’estate e arriva l’autunno.
08/11/2016 16:13 Quarantatre
Ciao Gianmaria, di seguito ti invio l’elenco delle case editrici alle quali ho inviato la presentazione del libro “43” con data e “risposte”.
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28/06/2016 Edizioni BECCOGIALLO – c.a Federoco Zaghis (1/07/2016 Ha riposto che il loro programma editoriale è pieno per i prossimi due anni)
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Pensi sia il caso di inviare nuovamente la presentazione o di individuare altre Case Editrici, magari meno prestigiose? Se vuoi ci sentiamo per parlarne.
Grazie
Rudi
08/11/2016 16:52 Re: Quarantatre
Credo dobbiamo sondare anche qualche editore più locale meno legato al genere.
Ci sentiamo
Gianmaria
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Intra presso “Il Cappellaio Matto” – martedì 21 marzo ore 18 circa (con Pieranna ed Emilia)
…
– Non ero mai stato qui.
– È un posto simpatico …
– Cosa prendete?
– Caffè schiumato.
– Anch’io.
– Un marocchino.
– Non mi sgridate se prendo una birra a quest’ora?
– Questo è la bozza.
– Rudi ha portato anche le tavole originali … i disegni e i ritratti
… …
– Il testo è molto essenziale …
– È voluto, centrali sono immagini. L’abbiamo “asciugato” il più possibile.
– Ma la copertina???
– Le persiane chiuse di Intra mentre passa il corteo.
– Non è molto leggibile
– Certo, si può aggiungere un sottotitolo in copertina
… …
– Lo guardiamo con calma e vi facciamo sapere …
Scambio di mail
22/03/2017 11:40 43
Ciao Rudi
per il sottotitolo avrei pensato (in corsivo sotto la finestra)
… a Fondotoce, il 20 giugno 1944
Non solo “Fondotoce” perché le persiane sono quelle di Intra; ” … a” (magari anche senza i tre punti) può essere inteso come “stato di luogo” ma anche come “destinazione” (quarantatré … destinati a Fondotoce)
Che te ne pare?
Gianmaria
P.S. La data in fondo a pag. 83 dovrebbe naturalmente diventare “giugno 2017”
Il 02/04/2017 08:47, amministrazione@tarara.it ha scritto:
Ciao Gianmaria, ciao Ruggero
In linea di massima siamo d’accordo ad editare il libretto.
Io rientro il 12 e quindi possiamo trovarci per il cronoprogramma.
Ho chiesto ad Alberganti il preventivo per 300 e 500 copie.
Dal 13 possiamo fissare un appuntamento per definire le altre cose, aspetti economici, promozione ecc.
Io leggo le mail e posso rispondervi. Invio questa mail a Emilia. Comunque scrivendo a questo indirizzo o a redazione@tarara.it arriva a entrambe
A presto.
Pieranna Margaroli
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17/04/2017 22:37 quarantatré
Ciao
allego le ultime integrazioni correzioni.
Per i risvolti avrei pensato oltre alla sintetica presentazione degli autori, una sintetica presentazione/sinossi del libro. In quale dei due risvolti vedete voi.
Ci sentiamo
Gianmaria
quarantatré
Sottotitolo: … a Fondotoce, 20 giugno 1944
Risvolti:
Nel giugno 1944 la Val Grande e il territorio adiacente tra la Val d’Ossola, la Val Vigezzo e il Lago Maggiore vennero investiti dal più massiccio e duraturo rastrellamento antipartigiano di tutto il nordovest. Oltre 300 i caduti sia in combattimento che in più episodi di fucilazioni collettive. L’evento più drammatico fu quello di Fondotoce dove 43 partigiani, dopo esser stati fatti sfilare lungo i paesi lacustri (Intra, Pallanza, Suna), furono fucilati a tre a tre ai bordi del canale che unisce il Lago di Mergozzo con il Lago Maggiore.
Gli autori
Ruggero Zearo.
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Gianmaria Ottolini.
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Ringraziamenti (nella pagina del colophon)
Gli autori e l’editore ringraziano l’équipe della Casa della Resistenza per la preziosa collaborazione.
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On 04/05/17 08.46, “Pieranna Margaroli” <pieranna.margaroli@margaroli.it> wrote:
Ciao Ruggero, Ciao Gianmaria
Qui sotto il codice EAN/ISBN del volume quarantatre
978-88-97795-34-6
Ciao
Pieranna Margaroli
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19/05/2017 21:03 Re: QUARANTATRE’
Ciao Piaranna, Emilia e Rudi
sulla base delle informazioni scambiate stasera con Pieranna e con Rudi propongo di vederci venerdì 26 (prima o dopo cena per me è lo stesso, dite voi). E’ un po’ in là ma nel frattempo possiamo aggiornarci via mail dl procedere dei lavori: esecutivo, prove di stampa ecc. Come vi ho già accennato proporrei di inaugurare e presentare la mostra di Rudi alla Casa della resistenza sabato sera (17 giugno) intorno alle 21.30 al pubblico che aspetta l’arrivo della fiaccolata. Per poi presentare il libro la mattina dopo al termine della celebrazione. Continuo a pensare che non sarebbe male riuscire a presentarlo anche il pomeriggio (o la sera) del 20 giugno in occorrenza dell’anniversario dell’eccidio: sfumata l’ipotesi Spalavera, penserei al Kantiere. Che ne dite?
Buona serata
Gianmaria
… …
19/05/2017 21:03 Re: QUARANTATRE’
Buongiorno, invio in allegato PDF in bassa della copertina e degli interni. Sotto i 3 MB non sono riuscito a farlo stare.
Ruggero
Cavandone presso il Circolo SOMS – venerdì 9 giugno ore 22 circa (cena Scienze Umane del Cobianchi con Patrizia, Cristina, Gemma, Rino, Giudo, Barbara, Marina, Rita, Maria Pia, Marisa, Michele e tanti altri)
…
– Ho messo sui tavoli l’invito alla mostra alla Casa della Resistenza dei disegni di Zearo realizzati per la nostra graphic novel sull’eccidio di Fondotoce.
– Una storia a fumetti?
– Non proprio
…
– Novel in inglese significa romanzo, non novella.
– Ma è in parte di fantasia?
– No, la ricostruzione dei fatti è rigorosa.
– I “fumetti” in gran parte non hanno più le “nuvolette” da cui han preso il nome.
– La distinzione oggi fra fumetti e graphic novel è che i fumetti sono “seriali”, incentrati su personaggi che in genere danno il nome alla serie (Topolino, Dylan Dog ecc.). I graphic novel, come i romanzi, sono opere uniche.
– Ma la vostra graphic allora non è una “novel”!
– Beh, certo … ma si usa così.
– Bisognerebbe definirla “Graphic History” allora!
On 13/06/17 14.14, “Pieranna Margaroli” <pieranna.margaroli@margaroli.it>wrote:Ho sentito la Pressgrafica. Mi consegnerebbero giovedì. Io li chiamerò lostesso giorno per poterlo ritirare io entro la giornata. Vi aggiorno. A sabato e domenica. Ciao.
Pieranna Margaroli
—— . —— . ——
Dal 10 giugno 2014 siamo arrivati al 17 e 18 giugno 2017: finalmente in porto con la presentazione della mostra dei disegni di Ruggero (con anteprima del libro) e la presentazione ufficiale il giorno dopo alla Casa della Resistenza.
Di seguito un po’ di immagini dei due eventi e della successiva presentazione al Monte Verità di Ascona.
Mostra dei disegni alla Casa della Resistenza
Presentazione alla Casa della Resistenza
Presentazione a Monte Verità
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[i] Cleonice di Maria Silvia Caffari. Spettacolo presentato alla Casa della Resistenza il 12 novembre 2011 con M.Silvia Caffari e Mario Cottura e musiche: Paolo Margaria, fisarmonica. Testo ispirato a: Nino Chiovini, Classe IIIaB: Cleonice Tomassetti, vita e morte, Tararà, Verbania 2010.
[ii] Andrea Ventura – Mimmo Franzinelli, Una mattina mi son svegliato. Cinque storie dell’8 settembre 1943, UTET, Novara 2013.
[iii] Le mail che ci siamo scambiati durante la realizzazione di Quarantatré sono oltre duecento; quella che segue è ovviamente una selezione.












Il 12 ottobre scorso la
E sempre con piacere e con un po’ di commozione che torno al Cobianchi, occasione che, per un motivo o per l’altro, colgo più volte ogni anno nonostante sia dal 2006 (dodici anni fa) che sono in pensione. Vi ho insegnato per 32 anni e, in particolare, ho insegnato filosofia nei corsi sperimentali per 26 anni.




preoccupazione-smarrimento. […]
Racconta Bruna Giardini del fratello Ermanno, uno dei partigiani caduti a Trarego:
“
di là del confine afgano, a Quetta, per dargli la possibilità di salvarsi, di non essere ucciso o arruolato dai fondamentalisti. Si potrebbe dire che lo ha lasciato in balia del caso e di fronte alla prospettiva di grandissimi rischi. Ma non è così perché nel doloroso commiato ha fornito al figlio una bussola, tre basilari direttive, che lo hanno accompagnato ed orientato nel lunghissimo viaggio che lo ha portato sino a Torino dove oggi svolge il ruolo di educatore.
Ma possiamo anche scegliere di assumerci una responsabilità per il nostro tempo, scegliere di diventare cittadini attivi, di scegliere il volontariato. Scegliere di farsi carico di uno dei tanti problemi, delle tante contraddizioni e insufficienze che la nostra società presenza. Scegliere in qualche modo di essere “adulti” già da giovani. Scegliere di dare un “senso” più profondo alla nostra vita. Essere volontari significa questo. Fare una “scelta” in senso forte, imprimere una deviazione al nostro percorso di vita uscendo dalla “quotidianità” in cui ci siamo ritrovati e che, appunto, non abbiamo scelto.
Ha definito in modo preciso questo bisogno un autore, mancato nel febbraio dell’anno scorso, che considero tra i più ricchi e stimolanti del nostro tempo:








































































































