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A chi dice “Primarie” diciamo con forza SMETTETELA!

28 marzo 2026

A caldo, dopo l’esito del referendum e le successive conferenze stampa, ho pubblicato su Facebook una prima riflessione che qui riprendo e tento di sviluppare.

Premesso che ho votato NO sia nel merito del testo[i] che del contesto (chi, come e in quale situazione nazionale e internazionale ha prodotto il testo) non condividendo la trasformazione del Procuratore/Pubblico ministero[ii] in Pubblica accusa (funzione requirente; sistema accusatorio) ed essendo contrario a un “riequilibrio dei poteri” a favore dell’esecutivo tenendo conto che il potere legislativo è già di fatto in gran parte svuotato con la pratica di decreti legge e deleghe (contesto nazionale) e della realtà internazionale con le cosiddette “democrature” e autocrazie ove vige il totale assoggettamento della magistratura. Non è necessario aver studiato linguistica o semiologia per capire che il significato di un testo è dato sia dalla lettera del testo che dal contesto[iii].

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Tanti NO al quesito referendario e subito qualcuno vuole appropriarsene: “facciamo le primarie così votano me” e altri/e vanno a ruota. A momento sono in tre. Calma e gesso suggerisce il saggio Bersani che di primarie se ne intende.

L’aria del paese è cambiata certo, ma bisogna capire cosa dicono quei NO, che bisogni esprimono.

I fattori del NO

Non basta capire quali fattori abbiano inciso su un risultato doppiamente inatteso, come partecipazione e come esito. Questo lo fanno i giornalisti e un giorno lo faranno gli storici. Ne son stati indicati tanti: dal costo della benzina alla avversione per Trump che prevale nettamente in tutto il paese, alle ambiguità della presidente del consiglio non solo verso Trump e la sua guerra, ma per la vicinanza(sua e/o di altri esponenti del governo) a sistemi di potere come quello ungherese, russo, egiziano, ecc. ecc., che la magistratura hanno totalmente represso e sottomesso, alla reazione dei giovani fuori sede che sono stati impediti di votare, al ruolo attivo di gran parte della magistratura, oltre naturalmente alle palesi bugie di molti sostenitori del Sì, comprese quelle della Meloni e al suo, e non solo suo, tono arrogante. Potenti che ostentano la loro impunità, politici che esaltano il sistema clientelare. Al presentare la legge come “Separazione delle carriere” mentre, grazie anche all’esser stati obbligati, rispetto alla originaria formulazione, a riscrivere il quesito indicando gli articoli della costituzione sottoposti a modifica, si è capito che ben altro era in gioco.

 Altri se ne possono aggiungere: la mobilitazione di settori della società civile, della Chiesa in suoi larghi settori e del sindacato CGIL, l’unitarietà sull’obiettivo dei comitati per il NO composti da persone e storie differenti, le manifestazioni per Gaza e la politica filoisraeliana del governo. E naturalmente un affetto verso la nostra Costituzione scritta con la partecipazione di tutte le componenti democratiche e non imposta a forza da una maggioranza e di conseguenza un giusto principio di precauzione rispetto ad una sua significativa modifica.

Fatto questo, gioito per il risultato la politica deve fare altro, non guardare indietro ma in avanti. La somma anche ragionata dei fattori sopra ricordati non dà una programma. Giusto dire la Costituzione va prima applicata ma questo non ci dà un programma, semmai un orizzonte.

La distribuzione del voto

Come anticipavo la politica deve saper leggere i bisogni e dare una risposta di prospettiva. Allora la lettura della distribuzione del voto diventa essenziale. Qualche tabella ci può aiutare lasciando le analisi più raffinate a chi lo fa di mestiere.

Confronto con le scorse elezioni europee. Fonte Ixè

Il No ha prevalso grazie all’aver saputo recuperare dal non voto quasi un milione e ottocentomila voti in più del Sì. Che questi ex astenuti ritornino al voto alle prossime politiche non è affatto scontato.

Analizzando in percentuale il voto dei diversi bacini elettorali si nota che la compattezza sul No prevale nettamente per AVS (86%) e PD (75%) mentre è un po’ minore per M5S (67%) al contrario del centro destra dove la percentuale di quelli che han votato in modo contrario alle indicazioni del partito di appartenenza o si sono astenuti è decisamente maggiore.

La distribuzione del voto per classi di età è anche questa particolarmente significativa:

In tutte le fasce di età, tranne quella intermedia (45-54 anni) prevale il No, ma il dato maggiormente imprevisto è quello dei più giovani (18-29 anni) dove il No sfiora il 70%. Inascoltati, denigrati hanno fatto sentire con forza la loro voce, ma trovare la giusta risposta a questa domanda di cambiamento non è certo facile. Ad esempio come fare per fermare la loro fuga dal sud al nord e dal nord all’estero in cerca di un lavoro dignitoso?

A proposito di sud anche qui un dato imprevisto, sia pur all’interno di una tradizionale minore affluenza: nelle regioni meridionali il No prevale nettamente rovesciando in molti casi l’esito di recenti elezioni.


Ma forse l’esito più inatteso è l’andamento nei centri urbani, non solo perché ha prevalso il NO nelle principali città,

Fonte YouTrend per Sky TG24

ma, in modo rovesciato rispetto a precedenti elezioni, sono i quartieri alti a votare con il governo e quelli popolari, le periferie a votare NO. Questo ad esempio l’andamento del voto nei quartieri di Roma:

ove agli estremi opposti troviamo:

Fonte: Comune di Roma

Situazioni analoghe nelle altre grandi città. Emerge con forza una protesta ed una richiesta implicita da parte delle periferie che non vogliono più essere marginali e, certo, una richiesta di sicurezza che non può non passare attraverso prevenzione e riqualificazione.

Un programma concreto e una visione

Occorre costruire un programma ad un tempo concreto e visionario che tenga conto di bisogni articolati, di domande implicite diversificate per poter dar vita ad una coalizione solida; compito tutt’altro che facile. Occorre al contempo una chiara visione valoriale e prospettica che accolga e sostenga la volontà di cambiamento emersa in particolare dai più giovani e dalle aree sinora meno ascoltate. 

L’analisi del voto, da affinare nei territori, è importante per capire da dove e da chi emerge un bisogno, spesso radicale, di cambiamento. Ma leggere questi bisogni non può esser fatto in astratto, occorre una mobilitazione e un confronto con i soggetti reali.

Serve concretezza, ma concretezza è diverso dal “pragmatismo” spesso evocato dai cosiddetti centristi. Esser pragmatici significa accettare l’ordine generale delle cose che è oggi orientato a sempre più estesi conflitti, all’incremento delle diseguaglianze, alla privatizzazione dei beni comuni, alla dilapidazione delle risorse ambientali, alla esclusione delle minoranze. I correttivi entro questo quadro sono illusori.

Occorre una visione prospettica e valoriale nella direzione di una società alternativa di pace e cooperazione, di riqualificazione territoriale e urbana, di valorizzazione delle culture e dell’ambiente, di riappropriazione dal basso dei beni comuni (educazione, cultura, salute, ambiente e, aggiungo, della comunicazione digitale …) come risposta alternativa sia all’individualismo e alla privatizzazione generalizzata del neoliberismo imperante, che alla centralizzazione statalistica propugnata in passato dalla sinistra.

Concretezza significa allora proporre un programma articolato di cambiamenti condivisi e inversioni di direzione possibili entro l’arco di una legislatura. Non perdendo di vista valori ed orizzonti.

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Quel NO, anzi quei tanti e diversi NO, non chiedono “primarie” ma risposte.

E a chi dice “Primarie” diciamo con forza SMETTETELA! Il lavoro da fare, con la pazienza dell’analisi e del confronto è tanto. A livello nazionale e nei territori.


[i] Gli articoli che si volevano modificare e le modifiche proposte le ho trascritte > qui < e > qui <.

[ii] Il Pubblico ministero deve “altresì svolgere accertamenti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini” (art 358 cpp;) cfr. anche art. 408 cpp: il PM chiede la archiviazione quando non sono stati reperiti elementi tali da “formulare una ragionevole previsione di condanna”; lo stesso principio vale per il Giudice per le Indagini preliminari (GIP).

[iii] Avevo postato su Facebook un semplice esempio di “Linguistica & Semiologia spicciola” in implicita risposta ai tanti “ma non c’è scritto” dei propugnatori del Sì:

From → Πόλις

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