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Una Parola: Partigiano*

21 ottobre 2025

Corrompere le parole è corrompere l’uomo. Stiamo attenti: possono essere tanto giardini quanto prigioni in cui noi stessi parlando ci chiudiamo. (Dolf Sternberger)

L’etimologia è chiara: dal latino pars-partis, parola con più sfumature e, per quanto ci riguarda, possiamo indicare due linee di significato.

Partigiano è chi prende parte, che partecipa, che non si astiene di fronte a quanto avviene, che si mette in gioco.

Partigiano è chi prende una parte, che parteggia, fautore attivo di un “partito”.

Maria Peron a Cicogna

L’oscillazione di significato mette in campo visoni non omogenee: una valorizza la pluralità di scelte e di modalità, una omologante costruita in contrapposizione all’avversario nazi-fascista (es. neri – rossi).

Sulla varietà umana, politica e di motivazioni di quanti si son uniti alla Resistenza, memorialistica e narrativa offrono un ricco panorama.

Chiovini nel diario racconta come, dopo il rastrellamento del giugno ‘44, i superstiti della Cesare Battisti si ricompongano a La Rocca “un’alpe sotto la strada del Vadàa” e ne descrive la varietà: italiani e stranieri, dal cuoco ex alpino al carabiniere siciliano, dall’allegro carrista milanese all’ex alpino verbanese, agli otto russi, ucraini e bielorussi evasi dalle miniere di salgemma sul Reno, da due studenti di medicina, uno sudafricano e l’altro milanese, a due impiegati, alle giovani “matricole” per finire con due dichiaratisi ex ladri.

“Nella vita civile può essere quasi impossibile il caso che parecchi individui appartenenti a disparate categorie sociali, dotate di disparata educazione, riescano a comprendersi a tal punto da costituire un gruppo di persone affiatate. E anche se esistesse affiatamento, non giungerebbe mai a sfiorare l’amicizia. Non avviene soltanto a La Rocca: in parecchi altri luoghi come La Rocca avviene. … Son tutti questi uomini e ragazzi, studenti, ladri, lavoratori italiani e no, che vivono insieme: parlano, dormono, sparano e si radono la barba insieme.”[1]

Bée, maggio 1945. Dopo combattimenti e sfilate si festeggia con una polentata. 
In alto al centro Eligio Trincheri, in basso Luigi Perelli Cippo

Angelo Del Boca ne La scelta narra di un dizionarietto ritrovato sul corpo congelato di un partigiano emerso dalle nevi nel marzo ’45 sull’Appenino ligure-emiliano. Una cinquantina di voci che esprimono quotidianità e sentire della vita di guerriglia. Alla voce “Partigiani” è scritto:

Ce ne sono di tutti i tipi: comunisti e cattolici, socialisti e liberali, anarchici e trotskisti, giellisti e monarchici, leali e opportunisti … giovani e vecchi … consapevoli e no, con scarpe e senza scarpe, vestiti come soldati e come pagliacci.[2]

Carl Schmitt ha elaborato una teoria storico giuridica del “partigiano”[3], figura moderna, nata con la guerriglia spagnola contro l’invasione francese (1808-1813), che delimita tramite quattro criteri: Irregolarità, non fa parte di un esercito regolare e non ne rispecchia strutture e metodi; Mobilità, non staziona su un territorio stabile (es. fronte) ma conduce una guerra di movimento (guerriglia); Impegno politico, a differenza del brigante, la motivazione è politica (nazionale, anticoloniale, rivoluzionaria …) e in più casi la sua azione è diretta da un partito; Carattere tellurico, diversamente dal Corsaro la sua azione è terrestre, legata alla popolazione locale e alle specificità geografiche (montagna, foresta, giungla, deserto …). Se la guerra traduce in violenza l’inimicizia politica, la guerra partigiana la intensifica sino alla soglia dell’inimicizia assoluta e ogni esperienza partigiana viene identificata (dall’Empecinado[4] a Ho Chi Minh) col suo leader.

Come si è arrivati, nel caso italiano, a chiamare partigiano il combattente antifascista? Inizialmente la dizione più diffusa è “Ribelle”:chi insorge contro l’autorità illegittima e l’invasore straniero. La parola latina indica un supplemento di significato: ribelle è chi ha ripreso la guerra (re-bellis da bellum). Basti pensare ai partigiani che avevan vissuto le tante guerre del fascismo o ai soldati che dopo l’8 settembre hanno preso la strada della montagna.

Patriota. Usato più spesso in senso generale anche per i resistenti civili, a parte il caso delle Squadre di Azione Patriottica(SAP). Nella normativa per i riconoscimenti dell’agosto 1945 (DDL n. 518) patriota è chi ha partecipato alle formazioni per meno di tre mesi.

Partigiano. Il prevalere del termine non è stato lineare; è il nome più diffuso in Europa dal Baltico, alla Russia, ai Balcani e in particolare dopo l’imporsi dei partigiani di Tito rispetto ai nazionalisti serbi (cetnici) di Mihailović. Con il coordinamento militare di tutte le formazioni nel Corpo volontari della libertà (CVL) il termine assunse di fatto carattere ufficiale.

Maquis, maquisard. In Francia prevale l’immagine del guerriero “alla macchia”. Lo storico Henri Michel in uno dei primi studi complessivi sulla Resistenza in Europa, (La guerra dell’ombra, 1970) sottolinea: “Non c’è paese occupato che non abbia prodotto la propria Resistenza clandestina” e sottolinea l’unitarietà del fenomeno sia nelle sue motivazioni (Lotta patriottica per la liberazione del territorio nazionale. Lotta ideologica per la dignità dell’uomo. Guerra civile contro collaborazionisti e alleati con la Germania nazista) sia nelle fasi che ne hanno scandito l’evoluzione. I primi gruppi sono disomogenei politicamente e socialmente: è la fase spontanea della Ribellione. L’intensificarsi della lotta richiede l’abbandono dello spontaneismo; fase della Organizzazione sia interna che fra le diverse formazioni superando le divergenze politiche in vista del fine comune: l’Insurrezione nazionale con la sconfitta dell’invasore e la nascita di un nuovo governo nazionale.

Intra, maggio 1945, Rosetta, Pompiere e Vilma

Superare un’immagine stereotipata del Partigiano è più che mai necessario oggi che la Resistenza è spesso oggetto di denigrazioni e falsificazioni, ricordando non solo il suo pluralismo politico e sociale ma anche i tanti e tante Partigiani e Partigiane senza armi che non si limitarono a “dare il loro contributo”, ma furono parte attiva ed essenziale della struttura e della affermazione della Resistenza.

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* Pubblicato sul n. 3/2025 di Nuova Resistenza Unita


[1] Fuori legge???, Tararà Verbania 2012, p. 82-84.

[2] Un uomo ordinato, in La scelta, Neri Pozza, Vicenza 2006, p. 177-188.

[3] Teoria del partigiano, Adelphi, Milano 2005.

[4] Juan Martín Díez, generale spagnolo antifrancese.


Intra, 26 aprile 1945. I partigiani della Battisti, liberata Intra il 24 aprile, traghettano per partecipare alla liberazione della Lombardia sino Milano.
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