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Una parola: Rastrellamento

21 giugno 2024

È in corso di stampa il n. 2/2024 di Nuova Resistenza Unita dedicato in parte al Rastrellamento di giugno in Val Grande (Operazione Köln) e al Progetto Ignoti volto al riconoscimento dei partigiani caduti e non riconosciuti. Questo il mio contributo all’interno della rubrica Una parola.

Non so se le parole abbiano creato il mondo, ma temo che lo distruggeranno.  (Stanislaw Jerzy Lec)

Rastrellamento

Vi sono parole la cui origine metaforica non è più di immediata evidenza, metafore morte come “tramonto” (al di là del monte) o “arrivare” (giungere a riva), altre in cui l’immagine metaforica è forte e viva. Rastrellamento è una di queste. Rastrello e rastrellare, come i corrispondenti latini rastrum e rādĕre (raschiare, rasare, radere) rivelano l’origine onomatopeica nel suono vibrante (r, str …); il bravo giardiniere “rasa” il terreno, raccoglie foglie ed erbacce per eliminarle bruciandole o tuttalpiù farne compost, terriccio. Un’immagine cruda; se rastrellare mantiene l’ambivalenza fra significato originario e traslato bellico, rastrellamento è termine unicamente militare che non nasconde, anzi ne dichiara il messaggio: uomini come foglie ed erbacce da eliminare per far “terra bruciata” di un’area “infestata da banditi”.

Termine militare e pertanto oggetto di studi strategici e manuali operativi che hanno accompagnato l’attività della Wehrmacht durante la 2a Guerra Mondiale nell’ambito specifico della “controguerriglia”; nata sul fronte orientale come Waldkampf (Battaglia nei boschi: “il modo di combattere dei russi costringono spesso a combattere in foreste estese1), concepita inizialmente come operazione da affidare a reparti di polizia militarizzati per poi evolvere in Bandenbekämpfung (Guerra alle Bande) secondo il principio dell’inversione dell’iniziativa: “il baricentro della guerriglia deve venire spostato. Il bandito deve essere spinto, dalla frequenza e regolarità delle nostre azioni, dal ruolo dell’aggressore a quello del difensore. Questo non corrisponde al suo spirito combattivo, nel quale i fattori più determinanti sono agguato, appostamento e assalto.”

Assieme ad altre modalità (attacchi a sorpresa e caccia, costituzione di Jagdkommandos reparti specifici di controguerriglia) il rastrellamento prevede l’utilizzo di più reparti e forze, anche aeree, per accerchiare forze partigiane e rinchiuderle in una o più “sacche” per poi procedere all’annientamento radicale di uomini e distruzione di tutte le risorse del territorio rurale o montano.

Le “dottrine” tedesche furono analizzate e riprese da altri eserciti, occidentali e non, laddove la guerriglia aveva ancora analoghe caratteristiche territoriali (Vietnam, Afghanistan …).

In conclusione ad un convegno dedicato a Chiovini, Mauro Begozzi ricordava: “In futuro, ebbe a scrivere un generale, uno stratega, comandante delle forze Nato nel sud-est europeo, ma già protagonista anch’egli della resistenza nelle nostre zone, Alberto Li Gobbi, nei paesi occidentali qualsiasi forma di guerriglia non potrà più svolgersi in montagna, bensì nelle città, tra le macerie fumanti delle case distrutte, nei sobborghi e nelle periferie delle metropoli.”

Non mi risulta esista un termine specifico per operazioni analoghe al rastrellamento in queste aree urbane ed è forse un bene che anche la parola esiti di fronte all’amplificarsi a dismisura dell’orrore bellico.

“quarantatré” di Ruggero Zearo

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1. Questa citazione e la successiva sono tratte da Alessandro Politi, Le dottrine tedesche di controguerriglia 1936-1944, Stato Maggiore dell’Esercito. Ufficio Storico, Roma 1966.

Il rastrellamento” di Ruggero Zearo
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