Una parola: Diplomazia
È in distribuzione – con un certo ritardo – da parte di Poste Italiane il n.1/2024 di Nuova Resistenza Unita. Ho ripreso da questo numero a pubblicare una rubrica, iniziata qualche anno fa, di sintetico approfondimento e riflessione su parole che spesso ci accompagnano. Di seguito quella presente sul numero in arrivo.
Le parole sono azioni
(Ludwig Wittgenstein)
Diplomazia
Ci sono parole che nascono, altre che declinano per poi scomparire, altre infine che emigrano. Diplomazia sembra appunto parola sempre più interdetta nell’orizzonte culturale e politico del nostro mondo, o tuttalpiù destinata ad emigrare verso l’oriente petrolifero. Sintomo del declino europeo. Eppure è una parola recente nata in Francia nel XIX secolo (diplomatie) ovviamente derivante da diploma (fr. diplôme) cui si è aggiunto il suffisso [-zia] che spesso indica un atteggiamento e un comportamento.
Più che al significato moderno (e spesso scolastico) di diploma quale attestato da parte di un’autorità o a quello latino (diploma –ătis) che indicava la certificazione della cittadinanza romana o il lasciapassare per incaricati di missioni e ambascerie, diplomazia trae il suo significato più profondo dall’origine greca (δίπλωμα) tavoletta o foglio piegato in due a sua volta derivante dal verbo διπλόω che significa raddoppiare.
Ci può essere diplomazia, a qualsiasi livello, solo se c’è un doppio riconoscimento, un vicendevole riconoscersi e confrontarsi “faccia a faccia” mettendo sul tavolo le reciproche esigenze e richieste; in assenza di ciò non è possibile alcuna mediazione né compromesso e tantomeno soluzione di un conflitto.
L’atteggiamento opposto alla diplomazia, ed oggi ahimè prevalente, è quello dualistico o manicheo, del Bene (assoluto) contro un Male altrettanto assoluto, o se vogliamo politicamente attualizzare della Democrazia contro la Dittatura. La dialettica del dualismo (sia religioso, che culturale o politico) è nota; non solo perché invece del reciproco (faticoso) riconoscimento ci si avvia ad un altrettanto reciproco accusatorio disconoscimento (tu dittatore VS tu imperialista, ecc.) ma soprattutto perché, siccome contro il male assoluto ogni mezzo è lecito, io Bene divento l’altra simmetrica faccia del Male che combatto. L’inquisitore contro stregoneria e diaboliche eresie utilizza gli strumenti più diabolici, per eliminare i massacratori si massacra, contro il terrorismo si utilizza il terrore e così via.
In un conflitto di questo tipo l’unica uscita prospettata è la eliminazione dell’avversario. Ma in un mondo interdipendente come quello attuale lo sviluppo possibile è solo l’allargamento del conflitto e l’esito finale la reciproca e totale distruzione.
Il Dottor Stranamore è ben vivo e vegeto. A tutti noi il lucido e consapevole dovere di fermare la sua follia.


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