Schegge di memoria: leggere il ‘900 con lo sguardo soriano di Gianni Maierna
La Mostra dei disegni di Gianni Maierna era stata inaugurata il 25 aprile 2022 e durante il periodo di allestimento ha avuto parecchi visitatori, molti dei quali chiedevano se fosse disponibile il catalogo. Abbiamo pensato di realizzarlo riproducendone integralmente i pannelli, sia pur con qualche leggera variazione per esigenze di impaginazione.
Il Catalogo è stato presentato il 20 aprile 2023 in occasione dell’iniziativa Due di noi dedicata ad Antonietta Chiovini e appunto a Gianni Maierna, iniziativa inserita nelle celebrazioni ufficiali del 25 Aprile. Due ulteriori presentazioni sono state effettuale alla Fabbrica di Carta (30 aprile) e a Cannobio il 20 maggio a conclusione della Assemblea annuale della Sezione Alto Verbano dell’ANPI. Non potendovi partecipare di persona ho preparato un breve testo scritto che di seguito riproduco.
Ho conosciuto Gianni nel 1969. Erano i mesi degli scioperi contro i carichi di lavoro degli operai della Rhodiatoce di Pallanza, culminati nella occupazione della fabbrica nel mese di marzo. Studenti universitari e militanti di sinistra ci eravamo installati in una saletta del cortile di Madonna di Campagna dove ci riunivamo con operai e studenti delle superiori, organizzavamo la mobilitazione a fianco delle lotte operaie con volantinaggi e preparavamo la partecipazione ai cortei con cartelli e manifestini che affiggevamo in città. Gianni non partecipava molto ai nostri incontri, ma era spesso davanti ai cancelli, affiggeva cartelloni con slogan e vignette e durante le manifestazioni i cartelli più efficaci erano di certo i suoi.
Sapevo che era stato partigiano e che gestiva un’autofficina (Skoda) e relativo distributore (Amoco). Osservavamo che conosceva molti operai e impiegati della Rhodia, ma solo anni dopo ho saputo dei suoi trascorsi in fabbrica quando, negli anni ’50, in seguito ad una delle sue vignette (che ritroviamo nel catalogo) di derisione della gerarchia di fabbrica è stato trasferito in un ufficio a Milano senza alcun incarico. Un isolamento forzato incompatibile per lo spirito di Gianni che a quel punto ha preferito licenziarsi. Rotto il rapporto con l’azienda, ma non con le maestranze e le loro lotte del ’69 e di quelle successive. E alla fine vittoriosa di quella occupazione sarà lui a organizzare una sorta di ringraziamento collettivo ai compagni di lotta caduti cinque lustri prima a Trarego: lotta partigiana e lotta contro l’autoritarismo padronale unite da un filo rosso che le accomuna.
Alla vittoria operaia seguirono le repressioni, alcuni furono incarcerati altri dovettero latitare. In loro solidarietà una tenda ai lati dell’incrocio tra Viale Azari e Corso Europa a un centinaio di metri dal Tribunale. Ricordo ancora visivamente quell’episodio: mi stavo avviando alla tenda per sapere se vi fossero novità e rimasi colpito da un nuovo cartello stradale che indicava verso il Tribunale. Se ricordo bene la scritta era questa: “Palazzaccio della Vergogna. mt. 2.000. Arte barbarica”. Ci ho messo un attimo a capire, perché la grafica riproduceva perfettamente la segnaletica ufficiale. Vi è stata poi un’indagine e il sindaco Pietro Mazzola inquisito, ma l’autore del “misfatto” non è stato trovato … anche se tutti sapevamo per stile e contenuto chi poteva essene l’autore.
Non mi soffermo sulla sua particolare esperienza partigiana: quella del gappista in un piccolo centro urbano. Se il gappista nelle più grandi città ha trovato testimoni noti, di questa e dei suoi compagni di lotta ad Intra o in analoghe cittadine, non mi risulta siano rimaste altre tracce significative oltre a quella che ci ha lasciato in “14 giorni di agosto. Verbania 1944”. Un testo che non solo “in 14 giorni” ci illumina sull’intero periodo della lotta partigiana cittadina a Intra, ma da cui traluce lo sguardo ironico e scanzonato dell’allora diciannovenne in grado di muoversi e sgattaiolare fra i vicoli … una sorta di prosecuzione adulta di giochi di preadolescenti come ha raccontato in una suo incontro con un gruppo di studenti.
“Per noi il momento più giusto era all’imbrunire, quando incominciava a venire il buio … La città era nostra perché conoscevamo tutti i buchi, tutti i modi di passare, entrare in un portone uscire da un altro, avevamo dei passaggi anche sui tetti, per noi era un divertimento perché i fascisti che erano lì non erano del posto …”
Una scrittura lieve quella di Gianni che più di un Pesce o di un Secchia ricorda quella di Petter (Una banda senza nome; Ci chiamavan banditi) o del Calvino de Il sentiero dei nidi di ragno.
“14 giorni di Agosto”, un testo che invito a leggere ed eventualmente a rileggere.
L’impegno di Gianni per la Casa della Resistenza non ha avuto limiti, né temporali né settoriali: dalla manutenzione interna ed esterna, alla cura dei monumenti e il restauro delle relative scritte e nominativi, alla progettazione ed allestimento di mostre, agli interventi nelle situazioni di emergenza e naturalmente alle visite guidate con le scolaresche dove sapeva catturare l’attenzione con piccoli episodi da cui sapeva far emergere grandi insegnamenti, alla predisposizione di vere e proprie scenografie come la grande Carta geografica della nostra provincia in cui erano riportati, località per località, gli eccidi nazifascisti o quella allestita per il Giorno della memoria del 2004 riportata nell’ultima sezione del catalogo.
Informati dalla sua compagna, Gabriella, che nel suo archivio erano custodite numerose vignette, ci è sembrato che il modo migliore per rendergli omaggio fosse l’allestimento di una mostra che facesse conoscere questo aspetto della sua personalità – il vignettista di satira sociale e politica – ignoto ai più.
Dopo la scansione digitale, curata da Piero Beldì, si trattava di predisporre un percorso di lettura di quel cospicuo materiale: circa 200 vignette ordinate cronologicamente spazianti dal 1934 al 2010. Una semplice disposizione cronologica era impensabile, inoltre gli spazi disponibili rendevano necessaria una certa selezione scegliendo tra vignette fra loro molto simili o tralasciandone alcune riferite ad episodi (locali, nazionali o internazionali) non sempre facili da contestualizzare. Sono state allora accorpate per tematiche, mantenendo comunque il più possibile la scansione cronologia sia complessiva che all’interno della singola sezione.
Per la produzione dei testi di accompagnamento delle singole partizioni si è scelto, per evitare ripetitività e stile monocorde, di affidarci ad un lavoro collettivo; dieci autori con testi essenziali per introdurre le 23 sezioni oltre a due testi introduttivi alla mostra e uno finale con la sua biografia.
In alcune vignette Maierna fa parlare, di noi umani e dei nostri vizi e difetti, alcuni animali e ne assume lo sguardo critico e sfiduciato. Possiamo ricordare un celebre racconto di Lev Tolstòj in cui il cavallo Cholstomér (1864) parla in prima persona narrando la propria vita e con la sua visuale “estranea” mostra al lettore l’assurdità di gran parte del comportamento e delle convenzioni umane.
Anche quando a parlare non sono direttamente gli animali, questo sguardo ironico e questo effetto di straniamento, come lo ha definito il critico letterario Viktor Šklovskij, accompagna gran parte delle sue vignette laddove l’occhio si sofferma di volta in volta su grandi temi quali quelli della guerra, della pace, dell’inquinamento, della parità di genere, delle lotte operaie o su quelli più nostrani della politica nazionale e talora locale.
Si chiarisce allora la comparsa, in molte di queste opere grafiche, di una sorta di contrassegno identificativo che, assieme alla firma “Gianni” e alla data, compare nell’angolo inferiore destro del disegno: un gatto che, voltandoci le terga, osserva perplesso e talora si interroga sulla scena rappresentata. Un invito esplicito ad assumere anche noi lo sguardo laterale e straniato del felino.
Il Catalogo può esser richiesto alla Casa della Resistenza: Via Turati 9, Verbania Fondotoce, Tel. 0323 586802; mail: info@casadellaresistenza.it













