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Un quaderno di canzoni partigiane*

27 aprile 2021

a cura del Centro di Documentazione della Casa della Resistenza**

Risalire all’origine dei canti partigiani non è operazione facile sia per il contesto “alla macchia” in cui sono nati che per le caratteristiche proprie di trasmissione orale con il suo continuo riadattamento da luogo a luogo, da banda a banda. Salvo poche eccezioni di testi scritti da uno specifico autore, sono stati sottoposti – sul piano melodico e testuale – a una costante “rielaborazione della tradizione”, iniziata nei mesi della Resistenza e proseguita nel dopoguerra e naturalmente tuttora in atto. Ne fa fede la canzone oggi più cantata – anche all’estero – della Resistenza: Bella Ciao della quale non è noto quanto (e, per alcuni, se) e dove sia effettivamente risuonata durante la Lotta di Liberazione, tanto che Cesare Bermani ha potuto inizialmente definirla una vera e propria “invenzione della tradizione” [1].

Grazie a una donazione[2]il nostro Centro è in possesso di un importante documento coevo: un quaderno dove, in 48 pagine, sono trascritte con cura 30 Canzoni Partigiane. È stato compilato tra il febbraio 1945[3] e i primi due o tre mesi dopo la liberazione dalla ventenne Maria Luisa Fontana (1924 – 2017); era residente a Intra ma la sua famiglia aveva stretti legami con il paese di Intragna, dove spesso stazionava, e con noti esponenti della Resistenza. Intragna è stata inoltre in più occasioni sede di comandi partigiani (Cesare Battisti, Valgrande Martire, e successivamente della Divisione Mario Flaim); Nino Chiovini ricorda anche il ruolo importante che avevano alcune staffette del paese[4].

Salvo due canzoni di diffusione nazionale (La guardia rossa e Fischia il vento[5]) le altre fanno tutte riferimento alle bande e al territorio locali: dal Verbano al Cusio e alla Valsesia. Tre sole sono di autori partigiani noti[6]: Marciar Marciar di Antonio Di Dio, La strada del Pian Vadaà e La volante Martiri di Trarego scritte da Nino Chiovini.

Un primo gruppo riporta gli inni di alcune formazioni: Valdossola, Cesare Battiti e Giovine Italia.

E tutto intorno ai monti

e alle vali del Verbano

ascolti un coro che nessun  uguaglia

è il Battaglion Val d’Ossola

e si sente da lontano

la quarta banda

è la giovane Italia,

giovani forti ardenti ed italiani

son loro, sono i nostri partigiani.

Nazi-fascisti finiran nell’onde

del lago dove sono più profonde.

Gridan le voci, grida la mitraglia

i figli siamo noi

della Giovane Italia![7]

Un altro gruppo è dedicato a partigiani caduti. Due al giovane partigiano Lupo[8] (La canzone del Lupo e Lupo): “Oh Lupo sulla montagna / triste e breve è stata la tua campagna; La canzone a Romeo è dedicata al diciannovenne partigiano Mario Brasca caduto il 17 giugno ’44 sulla Marona: “Disse Luigi[9]/ un partigiano in pianto / Romeo riposa lassù sulla Marona / tra neve e ghiaccio”. Una quarta (La canzone a Franco) è dedicata a un partigiano, non identificato, ferito a morte in un trasferimento verso Gozzano per un recupero di armi. Non mancano le canzoni dedicate ai caduti negli eccidi di Fondotoce (Il canto dei 43 fucilati) e Trarego (I 7 martiri e quella sopra citata di Chiovini).

Un aspetto importante del documento è l’indicazione “Si canta sull’aria di …”, in calce alla maggioranza dei testi, che ci permette non solo di “rivivere” le canzoni ma di percepirne il clima e gli aspetti della cultura popolare di riferimento. Oltre ad alcuni inni patriottici di guerra e degli alpini (Piave, Monte Grappa) ben quattro fanno riferimento al repertorio fascista (Giovinezza e gli Inni dei Sommergibilisti, della X Mas e del Battaglione S. Marco) con un rovesciamento tematico dove ad esempio Giovinezza si trasforma in “Capitano capitano / che dal signore sei mandato / tutta Omegna ti saluta / inneggiando al tuo valor …”. In un caso il rovesciamento non è solo tematico, ma beffardo: sull’aria dell’Inno della X Mas ci si rivolge alle ragazze che hanno amoreggiato con i fascisti:

Piangeranno piangeranno

le ragazze di Verbania

se la Decima va via

resterà sol la borghesia

ma i borghesi non le vorran!

I temi melodici più consistenti sono però quelli riferiti alla musica leggera e ballabile composta e diffusa a livello popolare negli anni Trenta e primi Quaranta. Abbiamo ad esempio L’Olandesina[10] dove la storia del baleniere Morris, morto sul mare lasciando alla amata Ketty solo l’eco della sua canzone, si trasforma con poche variazioni nella Cusianina che “amava Bruno il suo bel partigian” morto in montagna. Recupero melodico e tematico ripreso anche in altre aree della lotta partigiana, ad esempio in Romagna (Santa Sofia) dove la bella Vanna piange il partigiano Stoppa[11]. Altre melodie di quegli anni richiamate sono La mia canzone al vento, Campagnola bella, Il tango delle capinere e Rosabella del Molise dove l’invocazione dell’innamorato “Rosabella dimmi sì sì sì” diventa “Patriota vieni giù giù giù / a salvar la gioventù”. All’allegro ritmo di polka della notissima Rosamunda abbiamo due versioni di Oh Fascista! quale irrisione dell’avversario (“tu mi fai morir / perché sui monti / tu non vuoi venir” oppure “ti ricordi / di quel mitra che ti ho fregato / disteso su quel prato / oh che felicità!”).

Non mancano qua e là anche note melanconiche e nostalgiche: in particolare con la canzone Nella notte che riprende la melodia di Una strada nel bosco[12]:

Le prime stelle in cielo brillano già

e un avamposto

veglia e all’erta sta …

Tace

la vallata ed il monte

solo l’eco risponde

col suo placido suon.

I partigiani allor

cantano con languor

cercando di non pensare più

agli affetti lontani!

*   Pubblicato in forma leggermente ridotta sul n. 2/2020 di Nuova Resistenza Unita, pag. 12-13.

** Ringraziamo Arialdo Catenazzi “Ari” per l’aiuto nell’identificazione dei nomi di battaglia riportati nel documento.

————— 

Indice delle canzoni

  1. Marciar Marciar [cfr. av popolo 141-142]
  2. Inno della IV Banda della Giovane Italia (si canta sull’aria del Piave)
  3. Canzone del B. [Battaglione] Val d’Ossola
  4. Capitano (Si canta sull’aria di Giovinezza)
  5. A mezzanotte va (Sull’aria del Ronda) [Tango delle capinere)
  6. La canzone del Lupo
  7. Lupo (si canta sull’aria di Vento) [La mia canzone al vento]
  8. La canzone a Franco
  9. La canzone della Banda Cesare Battisti (Monte Zeda)
  10. Oh Fascista! (Sull’aria di Rosamunda)
  11. Chiome (Sull’aria di Vento) [La mia canzone al vento]
  12. O bella Partigiana
  13. Il canto del partigiano (Sull’aria dell’Inno dei Sommergibili)
  14. Nella notte (Sull’aria di C’è una strada nel bosco)
  15. La canzone a Romeo
  16. Patriota vieni giù (Sull’aria di Rosabella dimmi di sì)
  17. Nella Valsesia (Sull’aria della Campagnola)
  18. Siam ribelli (Sull’aria di Battaglioni M.)
  19. La strada del Pian Vadaà
  20. Oh fascista! [altra versione. Sempre] (sull’aria di Rosamunda)
  21. Cusianina (Sull’aria di Olandesina)
  22. La guardia rossa
  23. Vinceremo (Sull’aria del Batt. S. Marco)
  24. Garibaldi (Sull’aria dell’Inno “Monte Grappa”)
  25. Inno del ribelle
  26. I 7 martiri (di Trarego. O traditor)
  27. Il canto dei 43 fucilati
  28. La volante Martiri di Trarego (Sull’aria del canto russo)
  29. Il canto del partigiano Russo (tradotto in italiano [Fischia il vento])
  30. Il canto per chi rapate saran! (Sull’aria del canto della Decima Mas)

Il PDF con l’intero quaderno è scaricabile  > qui <


[1] Avanti popolo. Due secoli di canti popolari e di protesta civile, Istituto Ernesto De Martino, 1998, p. 144. Le più recenti ricerche dello stesso Bermani la avvalorano come canto diffuso fra i partigiani del centro Italia: cfr. C. Bermani, Bella ciao. Storia e fortuna di una canzone dalla resistenza italiana all’universalità delle resistenze, Interlinea, Novara 2020.

[2] di Tiziano Maioli, guida ufficiale del Parco Nazionale ValGrande, figlio dell’autrice.

[3] Il retro della copertina porta la data del 20-2-45.

[4] “Sadìn e Margherita”: Fuori legge???. Dal diario partigiano alla ricerca, Tararà 2012, p. 145.

[5] Qui titolata Il canto del partigiano Russo (tradotto in italiano).

[6] Nomi non riportati sul quaderno; i testi hanno non poche varianti anche se di poco peso.

[7] Seconda strofa dell’Inno della IV Banda della Giovane Italia (“Si canta sull’aria del Piave”).

[8] Renzo (Vincenzo) Calabrese di Intra (classe 1925), caduto a Unchio il 21 gennaio 1945.

[9] Luigi Fumagalli Cinema; nel suo diario partigiano racconta della morte di Romeo e cita quattro versi di questa canzone: P. De Toni – A. Catenazzi – E. Monti (a cura), Vite Partigiane, ANPI VCO 2013, p. 55-57.

[10] Su questa melodia anche la sopracitata canzone dedicata a Romeo.

[11] Cfr. https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=51911&lang=it.

[12] Attribuita e cantata dal baritono Gino Bechi (1943) e implicitamente riferita ai bombardamenti alleati.

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