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Una solitudine a due
La pubblicazione dell’ultima produzione letteraria di Rino Romano, “Una solitudine a due. Charles e Mary Lamb”[1] mi permette di riprendere quanto avevo scritto nel post Le divagazioni letterarie di Rino Romano.
Un “atto unico” … da leggere
La prima osservazione è che, anche in questa occasione, il genere letterario cambia; si tratta infatti di un testo teatrale, un atto unico che, nel rigoroso rispetto del canone aristotelico delle unità di tempo, luogo ed azione, condensa la vicenda umana e letteraria dei fratelli Charles e Mary Lamb, scrittori londinesi, legati ai circoli letterari del primo romanticismo ed autori di una fortunata riduzione delle opere di Shakespeare destinata all’infanzia: “Tales from Shakespeare”[2]. Vicenda umana e letteraria molto nota in area anglofona, ma assai meno da noi.
Un testo teatrale che fa seguito, andando a ritroso negli scritti di Romano, ad una antologia poetica (Divagazioni poetico-forestali), un romanzo (La ruota) e, quale prima pubblicazione, una raccolta di “racconti siciliani” (Il passaggio ). Romano sembra così volersi cimentare, quasi a sfidare le sue possibilità di scrittore, di volta in volta in genere e tematica differente. Certo, sotto traccia, si legge la sua esperienza di docente di letteratura e la sua passione per la lettura, magari ad alta voce. Testo teatrale questo che magari un giorno verrà rappresentato ma che, per esplicito invito dell’autore, è in primo luogo destinato alla lettura.
“Perché la ‘lettura’ di un testo teatrale, a chi vi si dedichi con un po’ di attenzione e trasporto, consente la possibilità di vivere un’esperienza indimenticabile, permettendogli di diventare così: regista, attore, coreografo, sceneggiatore, musicista, costumista, ecc. … [Invito alla lettura, p. 11]
Amore per il testo teatrale e invito alla sua lettura che, in un gioco di specchi, si ripresenta al suo interno:
“Charles – Certo, certo … il teatro è bellissimo, la atmosfera da sogno che crea e la musica poi! È bello, certo! Ma la lettura … la lettura di Shakespeare è fondamentale per capirlo davvero! […]
Ma se leggi, se ti metti davanti alle parole, alle parole scritte, allora … allora capisci davvero! Le parole vengono prima dei personaggi! Shakespeare ha creato le parole, le cose che voleva dire, e poi i personaggi che le dicono. Allora, se resti solo con le parole, puoi fermarti, rileggerle, risentirle: ed è come se tornassi nello stesso momento in cui Shakespeare le ha pensate! Allora c’è una potenza inaudita: un verso, un solo verso può aprire porte segrete e spingerti in un mondo infinito dove il tempo si dissolve e … e restiamo soli: io … IO e SHAKESPEARE.
Allora è poesia!
Ci può essere più verità in un verso di Shakespeare che in un trattato di filosofia!” [pp. 68-70]
Al tono ispirato di Charles la sorella ribatte con ironia, richiamando il clima culturale dell’epoca:
“Mary – Te l’ha detto Coleridge?
Le sue teorie romantiche sono molto suggestive! Specialmente … specialmente quando è sotto l’effetto dell’oppio!
(ride)”
Shakespeare e il teatro, il romanticismo e la poesia e, non ultima, l’educazione. È la sorella che insiste sul valore educativo ed emancipativo, in particolare “per le giovinette”, della loro opera, richiamandosi in modo esplicito alle posizioni protofemministe di Mary Wollstonecraft, tra l’altro prima moglie del loro editore William Godwin.
“Mary – Che libro! “Rivendicazione dei diritti delle donne”! Quello sì che è un libro importante. Vedrai, quel libro farà storia … eccome se la farà! Farà parlare di sé! Che coraggio ha avuto quella donna! [p. 32]
…
Mary – … (poi con una certa rabbia)
Non dovrebbe essere impedito alle donne di frequentare le scuole ed elevarsi ai più alti livelli della cultura. Non è giusto che le bambine di questo paese debbano stare tra le mura domestiche e crescere imparando a preparare il tè, dire: “Signorsì o com’è bello il cielo oggi!”, e attendere di maritarsi, e quando va loro bene, fare un po’ di pittura o musica! E non potere andare a teatro perché … perché potrebbero essere … “turbate”! E non potere nemmeno leggere le opere di Shakespeare!” [p. 87]
Se il nesso teatro-poesia rimanda alla precedente opera antologica sulla poesia silvestre, possiamo ritrovare nelle altre due opere (il romanzo e i racconti) il tema espresso dal titolo (Una solitudine a due) e che Mary così esprime “con crescente dispiacere e nervosismo”:
“Io, sì … lo so! Sì, sono io la tua prigione, vero? Vuoi dire questo? E hai ragione …” [p. 50]
È questo un tema, richiamando analogie con le opere precedenti, che possiamo esplicitare in questo modo: i legami familiari possono celare un segreto, un dramma nascosto che la narrazione è destinata a svelare. In questo caso il “segreto” è tale solo per i molti lettori nostrani che non conoscono ancora la vicenda dei fratelli Lamb: una “solitudine/prigione a due” che il testo progressivamente fa emergere.
Nel romanzo il “dramma nascosto” diventava il meccanismo centrale che dava corpo alla stessa narrazione. Ha espresso molto bene questa dinamica di svelamento-riconoscimento, e le sue origini nel teatro classico, Claudio Zanotti[3]:
“La ruota si può definire (riduttivamente) un racconto di agnizione: elemento classico, quest’ultima, della letteratura occidentale sin dal teatro antico, che svolge la funzione di punto dirimente e risolutivo della narrazione: la rivelazione dell’identità del personaggio come colpo di scena, come vera e propria Spannung. Nel romanzo di Rino Romano l’agnizione, intuita sin dalle prime pagine e gradualmente disvelata nel progressivo dipanarsi dei capitoli, rappresenta invece la forza motrice e organizzatrice della trama narrativa.”
Nei Racconti siciliani ritroviamo lo stesso tema/meccanismo narrativo del segreto familiare nascosto e disvelato ne “La diagnosi”, anche se in questo caso la dinamica narrativa più che tragica era tragico-comica.[4]
Leggendo l’antologia poetica sulla poesia silvestre in filigrana con le opere precedenti avevo sottolineato tre temi ricorrenti in Romano: il tema della poesia e della sua lettura interpretativa che, abbiamo visto, qui si amplia nei confronti del testo teatrale, quello dell’eros e, da ultimo, la natura.
Per quanto riguarda l’eros possiamo osservare che qui vi appare sublimato dall’amore fraterno, dal sostegno reciproco che dà forza e nel contempo isola i due fratelli. E in un passo (p. 82-83) compare come spettro negativo (Oh, dio! Che orrore!) che richiama gli abusi “quando qualche insegnante ti chiamava nella sua camera”.
Del tutto assente, dato il contesto, il tema della natura. Direi all’opposto che, non solo la vicenda ma la stessa ambientazione, ben rappresentata dalla copertina, sembrano voler accentuare nel lettore/spettatore virtuale un’ansia claustrofobica che ci porta ad immedesimarci nel destino solitario dei due personaggi.
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[1] Evolvo Edizioni, Gravellona 2018.
[2] Pubblicati dal filosofo ed editore William Godwin, Londra 1807. In traduzione italiana cfr. “Racconti da Shakespeare” Rizzoli, Milano 2010.
[3] Rino Romano ci regala “La ruota” pubblicato sul suo blog VERBANIASETTANTA. Politica e Società.
[4] Rimando a quanto scritto e citato nel precedente post.
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